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domenica, novembre 01, 2009
Che fine ho fatto?
"Questo mondo è talmente brutto, che bisogna prima o poi che qualcuno ci faccia una finestra".
Disertore.
Sono un disertore della pazienza.
Sono quello che è sempre affacendato in tutt'altro.
Sono un disertore delle pizzate, perché sono a Vicenza ad un convegno.
Sono quello che in ospedale ci va poco, perché c'è la scuola alla sera, e pure gli impegni con lo scrivere quotidiano.
Sono un disertore del blog, e fanno bene a dirmi scrivi scrivi scrivi.
Sono quello che non chiama, perché in mente ha ben altro.
Sono quello che c'ha le amicizie lì, a due passi, e non le usa.
Un armadietto pieno di amici che attendono, prima di scadere come i medicinali buoni.
Sono un disertore dell'influenza e delle Primarie del PD.
Sono quello che vorrebbe ascoltare tutti, ma non ha mai voce in capitolo.
Sono un disertore della scrittura, del piatto di pasta, della spesa settimanale.
Vorrei traslocare, ma devo ancora dirlo alla padrona di casa, disertore che non sono altro.
Sono un'appassionato del viaggio breve in auto, delle mostre cittadine perse, delle cene a cui partecipare ma da cui si scappa subito.
Sono un disertore dei cimiteri, nel giorno dei cimiteri.
Sono quello che aspetta il primo novembre per scrivere, saltando tutto ottobre.
Sono un mancatore mancato: manco alle cose, ma manco male, cadendo fuori dal vassoio, neanche dal piatto.
Sono un disertore della programmazione delle mie prossime vacanze.
Manco dall'India, dal circo, dal corso.
Voglio un'agenda, ma da disertore non l'ho ancora acquistata.
"Ore andate per un weekend". Perché?
Sono un fesso, uno che non sta in piedi, un disertore del tiramisù.
Torno a seconda della luna. Faccio il fungo, il parto in casa, il seme nell'orto. Faccio quello stagionale, che sa tanto di luogo comune.
Ed è ora del cappotto. Ed è ora di scrivere da disertore.
Cirillo
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