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sabato, maggio 30, 2009
Lo so.
Lo so che c'è un gruppo di clown in Abruzzo, in questo momento.
E un altrettanto gruppo di clown a Seren, tra sedie e gambe con cui fare i conti.
Lo so che c'è chi sta pensando già all'India estiva, e alle feste di laurea tano attese.
So pure che domani saremo a Cirvoi, per La festa dei cortivi, e a Santa Giustina, per i giovani calciatori del memorial Da Lan.
E ancora, che in queste settimane stiamo presentando un libro importante, dal baso rosso anch'esso. E che a Feltre l'altro giorno è tornato un caro amico, piccolo così, ma con un coraggio grande colà.
E che domenica scorsa ho rivisto con piacere ed affetto tre amiche sarde, importanti. Mica bruscolini.
So che i giri d'aria nei polmoni son tanti da fare ogni giorno.
E ultimamente ne ho parecchi anch'io.
Sta di fatto, che niente, stasera a Feltre presento una serata. Con Fabio Volo. Tipo che lo intervisto, come la Bignardi o la Dandini, ma meno professionale e più di cuore. Niente, sono emozionato. E ogni tanto mi va di dirvelo all'ultimo momento.
Cirillo
venerdì, maggio 15, 2009
Sapete, se capitate qui spesso, che in questo mondo vi sono sparse persone che stimo e che spesso hanno la possibilità, loro che ce l'hanno fatta, di esprimere anche quanto in testa c'ho anch'io.
Tra questi il miglior comico italiano, Paolo Rossi.
Un mese fa, da Fazio, ha interpretato un monologo che sento qua, proprio qua. Finalmente ne ho trovato il testo scritto. E ve lo dono, col cuore.
"Mi offende il fatto che quando non sono d'accordo su una cosa, mi dicono che remo contro. Mi offendono le nocche dei giornalisti che battono sul vetro delle macchine dei terremotati e chiedono: "Come va? Avete passato la notte in macchina per la paura?", Cosa deve rispondere? No, perchè volevamo vedere l'alba!
Mi offendono quelli che si mettono il casco da pompiere, ma si vede che è per la prima volta. Mi offendono quelli che consolano le vecchiette e ci tengono a farcelo sapere. Mi offendono gli ospedali costruiti come si costruiscono i castelli di sabbia sulla spiaggia. Mi offendono certe parole, tipo "terremotati andate tutti al mare, tanto paga lo stato, fate finta di fare una bella vacanza, e quelli del Belice: "ci sarebbe un posticino anche per noi che stiamo nei container da anni". Mi offende l'entusiasmo nazionale per un cane randagio salvato dalle macerie, quando due giorni prima tutti volevano sterminarli in Sicilia. Mi offendono le tette delle inviate che stanno troppo su, davanti alle case che vanno troppo giù. Mi offendono gli ingegnieri che dicono che le case che son crollate erano in regola, è il terremoto che non è a norma. E' dalla preistoria che arriva quando cazzo gli pare e non avverte mai!
Mi offendono i gadgets dei quotidiani, la social card, i bambini che urlano a ristorante, ma soprattutto mi offende l'impossibilità di non poter picchiare i genitori di questi bambini. Mi offendono quelli che dicono che l'aids si combatte solo con la castità. Sarebbe come dire che la miopia si sconfigge al buio chiudendo gli occhi. Mi offendono i farmacisti che quando gli chiedi la pillola del giorno dopo, ti rispondono: "E passi domani". Mi offende il silenzio che ci sarà sugli appalti per la ricostruzione. Mi offende il fatto che si accusi Roberto Saviano per aver detto che ci sarà il silenzio sugli appalti per la ricostruzione. Mi offende che chi invoca silenzio è quello che parla di più. Mi offende e mi danna stare qui a parlare ancora della satira.
Qualcuno ha detto che la vera libertà di espressione è dire quello che la gente non vorrebbe sentirsi dire. Orwell l'ha detto".
Grazie Paolo.
Cirillo
lunedì, maggio 11, 2009
Ringrazio quanti ieri sera hanno ascoltato il rumore dei piedi su un palco, il suono delle mani per aria, le parole lanciate giù dalla finestra, alla presentazione del libro "Dottor Clown" a Santa Giustina.
Quelli sopra, quelli sotto.
Dottor Cirillo
venerdì, maggio 08, 2009
Ho una notte in tasca, anche se certe stelle rischiano di bucarmela. Confido in questa tasca, in cui ci infilo un po' di tutto. Tasca piena, gambe in corsa. Io mica ce l'ho una canzone in cui mi ci hanno messo dentro. A volte mi ci metto dentro io, questo è vero. Da qualche giorno racconto a pizzichi la Palestina. e' un raccontare appassionato, mi han detto. Sarà che di questa terra mi sono innamorato. Che di solito gli amori li racconto così. Con le mani che vanno per conto loro, con un ritmo ben piantato in testa, con le frasi che scapitano, che non riescono a stare una dietro all'altra, e allora si accavallano, come una corsa di un palio. Io mica ce l'ho il modo di far piovere, in certi giorni. Stanotte ho cambiato le lenzuola col gatto che chiedeva di me. Mi andrebbe in questo momento di uscire, andarmene in libreria, scegliere il solito libro, e poi infilarmi in un baretto, sotto i portici, a bersi un birrino, non so. Stamattina ho comprato l'ultimo di Ascanio Celestini. E ieri Amos Oz, "La vita fa rima con la morte", soltanto perché in biblioteca a Limana, una mezz'ora prima, ero rimasto incantato dalla prima pagina. Funziona così, in questi giorni. Racconto con passione, ma vivo con passione. Come se io stesso facessi parte di un racconto. Io mica ce l'ho una storia che mi racconti. Eppure dentro ci starei bene. Come una notte in una tasca, con le stelle che pungolano, e la luna che si stropiccia come un fazzoletto usato. E uno scontrino di qualche giorno prima che mi dice che certe cose le compri, ma in tasca non ci staranno mai, e ti devi accontentare di portarne in giro il valore.
Cirillo
mercoledì, maggio 06, 2009
Situazione Abruzzo.
Siccome che a me i collage mi han sempre affascinato.
E siccome che ho trovato qualche giorno fa una bella testimonianza della dottoressa Graffetta che mentre il sottoscritto se ne stava in Palestina, se n'è andata in terra abruzzese.
E siccome che c'ho la vinavil ha portata di mano, o forse dovevo dire colla vinilica, non so.
...attacco qua sotto un po' di pezzi di clown in Abruzzo.
"Alla fine siamo partiti, in 3 prodi, su questa Ambulaclown che fa ridere al solo passaggio. Quanto conta il mezzo con cui si parte! Un'ambulanza tutta colorata semina sorrisi ovunque vada, soprattutto in una terra in cui si vedono solo mezzi di soccorso o dell'esercito".
"Paesini fantasma, regno ormai solo di qualche cane abbandonato lassù. Abbiamo attraversato Fossa con la macchina della Forestale, l'unica che ha il permesso di entrare in questo paesino arroccato sulla montagna. Qui al terremoto e ai suoi danni si è aggiunta una frana, con massi enormi che continuano a cadere, come un'infinita sparatoria. Ti si chiude lo stomaco a passarci. E quasi vorresti coprire gli occhi, quando passi davanti a case sventrate, dove puoi scorgere resti di una vita domestica ormai perduta. Ti sembra quasi di violare qualcosa di sacro, o di violare la privacy di chissà chi, la cui esistenza è come in vetrina, tra le macerie. Cosa può fare un naso rosso in tutto questo? Può fare davvero tantissimo. Con qualcuno ho parlato di "miracolo" del naso rosso, ed è vero. Un naso rosso porta a sorridere qualsiasi bimbo. Un naso rosso invita alla confidenza gli adulti. Un naso rosso trasforma una fila di terremotati in un gruppo in cui si ride, si chiacchiera, ci si prende in giro. Tutta la mattina di domenica alla fila per i viveri e il vestiario al Campo Base CRI (ah, la Croce Rossa ha tutta, e anche di più, la mia ammirazione!), anche noi in fila, anche noi a lamentarci bonariamente per i tempi lunghi, noi a scompigliare le carte, noi a fare confusione, a regalare palloncini e creare artistiche composizioni, a distribuire caramelle, ad ascoltare... Questo e molto altro... E si sono create amicizie, è nata la fiducia, sono sfociati i racconti...".
Dottoressa Graffetta
domenica, maggio 03, 2009
Per chi desiderasse vedere alcuni nostri incontri alla Saint Vincent in Kerem, visiti il link http://stvincenteinkerem.blogspot.com/
Dottor Cirillo
Teste importanti, coccole importanti.
Questo mio ritorno, più alto del muro, più sopra di Dio, più bianco delle case, è dedicato a certe testoline importanti, che meritano solo coccole importanti.
A Sasha, la mia bimba a dondolo, perché nessuno mi ha mai sorriso così al mattino.
A Lion, che si arrotonda a seconda delle emozioni, che a volte ne abbiamo più sotto le scarpe che sopra le testa.
Alla bimba del solletico, che sapevae trovarmi col naso e senza naso.
Ad Anthony, che ha dormito una notte con il flowerstick che gli abbiamo regalato, e sarà lui la prossima volta ad organizzare il viaggio...
Ai bimbi che hanno permesso a me e a Paraflu di scrivere e disegnare sui loro banchi.
Al bimbo nel cortile del Caritas Baby Hospital che proprio non voleva mangiare, e poi abbiamo potaciato con riso e piselli mescolando le mani.
Alla bimba che mi ha corso dietro per un intero cortile, e poi le ho insegnato il "ciapa ciapa" e mi ha dato sberla sul serio.
Ai bimbi sordomuti che ci hanno incantato, perché come ridevano loro con gli occhi neanche mille bocche...
Ai bimbi che hanno fatto l'uomo forzuto con me, che son più forti di tutti quanti i muri messi insieme.
A tutte le suore e le religiose che abbiamo incrociato, che sarà che son là in mezzo, ma sono il centro di una speranza che fatica a spegnersi.
E poi a quei piedi e a quelle mani che in questo cammino mi hanno accompagnato ogni giorno.
Che una è partita da dove sono partito io, e mi mancava, la dottoressa Aspirina.
La vecchia guardia: il dottor Baristo, la dottoressa Chicca, il dottor Pluto, il dottor Whisky, la dottoressa Dada, la dottoressa Coccola.
Quelli che mi han stupito e guarda me li mangerei: il dottor Paraflu, la dottoressa Fussia, il signor Giovanno (discepolo di Slava).
Quelli che ho approfondito: la dottoressa Luna e il dottor Ebo.
Quelli che uno dice "va' che storie che ci sono anche loro": Paolo, Veronica, Nicla.
L'ho promesso al giallo dei limoni.
L'ho promesso al grigio del muro.
L'ho promesso alla polvere delle strade.
L'ho promesso a quei bambini e a quei ragazzi, perché una speranza in più non può che far loro bene.
Palestina.
Ci sono ancora teste importanti che si meritano coccole importanti.
Dammi tempo.
"Per dirti t'amo, amo te
bastava solo che guardarsi intorno a me".
Dottor Cirillo (sono tornato per l'ennesima volta)
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