Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
Se volete scrivere ai clown belluno@dottorclownitalia.org

venerdì, febbraio 27, 2009

Partenze e arrivi.

Quelli e quelle che partono e che poi tornano, ma è un tornare del tipo "la prossima volta ti mando anche la cartolina".

Quelle che sono arrivate e allora ti telefonano tipo guardando dalla finestra, e se han fatto la tesi, di sicuro c'è anche un po' di sole.

Quelli che son partiti, e sono in viaggio, e te li ritrovi senza calzini e con due nasi nello spogliatoio di un ospedale.

Quelle che sto aspettando, come si fa con le emozioni quando scendi da un treno in una stazione mai percorsa.

Io che parto, ma non mi accontento, e allora viaggio pure.

Cirillo
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lunedì, febbraio 23, 2009

E così è passato Sanremo, che tanto io ascolto la Gialappa's.
E così è passato Walter Veltroni, che faceva meglio a starsene a fare il direttore all'Unità, come ai bei tempi dei film in videocassetta.
E così è passato il Carnevale, ancora un giorno, che tanto non lo sente più nessuno.

In una settimana ho dato tre esami.
E ho indossato tre volte il naso rosso.

Giovedì, sia il primo che il secondo, a Feltre.
Martedì a Belluno, e ha fatto bene l'Aia a dirmi "come ai vecchi tempi".
Sabato e domenica, non questi, quelli prima, a Vicenza, un corso full di cose, con il dottor Sorriso - Kerido di Milano, che mi ha pure rilasciato un diploma. Io, Memole e l'Aspirina per Belluno, e quel sacripante di Biglie per Rovigo, e la Dada che me "piase" sempre, e il Sauro, e i padovani...alta concentrazione di nasi rossi veneti, col 'Baristo a dar man forte e a offrire il caffé a colazione e a pranzo.

Io penso che ne sia valsa la pena.

Sto leggendo Terzani e Irvine Welsh, contemporaneamente.
Ho comprato un libro di Paolo Nori, "Grandi ustionati".
Ho paura che facciano di Arisa una nuova Giusy Ferreri.
Gli Afterhours hanno ancora tante cose da dire, e questo mi rincuora.
Vorrei essere Benigni, e guidare il tir che tira sotto Iva Zanicchi.

E fatemi capire, che vabbé Marco Carta, vabbé Povia, vabbé Sal da Vinci...
Ma se voi foste un cantautore, metti un Gianmaria Testa o un Carlo Fava, o il nuovo fenomeno indie Dente, e vi sbattete per suonare in teatro, fate dei bei dischi, e sapete suonare e scrivere...ecco, se voi foste uno di questi, ma ci metto dentro anche una Ginevra Di Marco o una Lalli, dico, non vi tirerebbe un po' il cazzo che un tale, solo perché il presidente delle televisioni nonché del Milan nonché di mezza editoria (col cavolo che vi ricordo la sua carica istituzionale, perché mi viene solo il rigetto a pensarci, è un po' come quando vedo Gasparri) gli scrive le canzoni, vada in diretta in tv ogni tanto, così in simpatia, e si proponga, con tanto di contributo monetario, come il Bob Dylan de noaltri?

Vabbé Sanremo, che ormai si è capito che ce lo dobbiamo tenere, ma in Italia non ci vorrebbe finalmente un po' di rispetto per chi fa realmente il musicista?

Piccole considerazioni, che da buon pennellatore di cazzate, vi lascio qua e là. Che ogni tanto, veramente, ti vien da emigrare ovunque.

Cirillo

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giovedì, febbraio 12, 2009

Nelle ultime settimane, due concerti ho visto. E con le stesse persone, pensa. No, l'altra sera ce n'era una in più, e mi ha fatto piacere, pure. Ora vi dico che ho ascoltato i Tre Allegri Ragazzi Morti a Conegliano, e il duo Musica Nuda (Magoni-Spinetti) a Paiane (Ponte nelle Alpi). Incantevole, quest'ultimo. Che mi veniva un po' da piangere, su "Guarda che luna".

Cirillo

Pazzo il mondo. (Spinetti-Magoni)

Pazzo il mondo pieno d'amarezza
intrappolato come un pesce in una rezza
rimasto appeso a un lamo per un labbro insanguinato
ha resistito poi d'un tratto è sprofondato
Ma tu l'hai ritrovato,
col fiato l'hai scaldato,
e poi l'hai liberato...
Pazzo il mondo pieno d'incertezza
nella miseria tu sei l'unica ricchezza
perduto in un parcheggio malamente illuminato
povero cane con un calcio allontanato
ma tu l'hai ritrovato,
un nome gli hai fischiato,
e lui si è avvicinato...
Caro il mio amore sprecherò il tuo nome sui muri di un quartiere, sul vetro di un portone
com'è lunga questa strada
nascosta sotto i fari,
sarà come credevi,
sarà quel che aspettavi...
Pazzo il mondo senza una carezza
in ogni lacrima una traccia di purezza
e brucerò ogni giorno in una vampa di furore
se devo vivere sarà di crepacuore,
mi prendo anche il dolore
lo pago il suo valore
al costo dell'amore...
Passa il mondo non c'è più salvezza
solo i tuoi occhi,la tua tenerezza accesa alla finestra come un vecchio candeliere
do a calci al buio per non farti mai cadere
così potrai vedere,
così potrai sapere...
Caro il mio amore sarai mai consumato
da questo sguardo triste che un giorno hai ricambiato,
era nel fresco di una sera
sul ciglio dell'estate
ricordi che risate...
Caro il mio amore mi stringi che fai male
Non voglio più sapere,non voglio mai imparare
ho tutto quello che mi serve,
i tuoi capelli sul cuscino,
vederti da vicino...
Pazzo il mondo pieno d'amarezza
Pazzo il mondo pieno d'incertezza
pazzo il mondo senza una carezza... .
postato da cirillo alle 17:20 | link | commenti (2)
mercoledì, febbraio 11, 2009

Ciao, gente dal bitorzolo rosso sul naso!
All'interno di una bella
manifestazione organizzata annualmente dal Comune di Limana, sabato 28
febbraio alle ore 20,30 presso il municipio di Limana verrà proiettato
il film "Parada", ovvero la storia di un naso rosso rotolato sui
marciapiedi di Bucarest e finito dentro un tombino: lì germogliò e
generò bellissimi fiori e gustosissimi frutti... Per chi non avesse
capito l'allusione: www.parada.it. Per chi fosse interessato: www.
comune.limana.bl.it (cliccare su "Il futuro è bambino 2009"). Per chi
avesse voglia e tempo: ci vediamo lì. Ciao!

Dottor Solletico
postato da cirillo alle 16:44 | link | commenti (1)
martedì, febbraio 10, 2009

Ho provato sincera vergogna in questi giorni per certe facce, e ancor di più per certe parole, che chi ci dovrebbe rappresentare in Parlamento, e che per fortuna non ho votato, ha pronunciato in più occasioni. Vergogna e fastidio. Per chi si sente autorizzato a decidere sulla vita e per la vita. E a tutti quei signori dalla tonaca lunga che si sono stracciati le vesti e hanno parlato di omicidio, assassinio, violenza...com'è, me lo volete spiegare com'è che il vostro Dio ha permesso 17 anni fa che una ragazza giungesse a un simile livello di sofferenza? Prima di parlare, cari signori dalla veste lunga, imparate a pregare. Ed è ora che vi facciate un po' i cazzi vostri, o avete paura di perdere quel potere politico che negli anni vi è stato concesso?


QUELLA RAGAZZA CHE AMAVAMO di Adriano Sofri (La Repubblica, 10 febbraio)

ORMAI la diversità dei pensieri si era tramutata in una dannazione reciproca, una messa al bando, una insofferenza esasperata. E neanche ora, neanche in hora mortis nostrae, si rimarginerà, temo. Ma, forse solo per un piccolo risarcimento, forse perché è la cosa più importante, possiamo riconoscerci tutti - quasi tutti - in un acquisto dapprincipio imprevedibile, e che non era nei propositi. Abbiamo tutti - quasi tutti: non fa bene ignorare il cinismo e la cattiveria vera - voluto molto bene alla ragazza Eluana.

Le abbiamo voluto sempre più bene, man mano che passavano gli anni e la ferita si esacerbava mille volte di nuovo e noi intanto diventavamo grandi o vecchi, nascevamo e ci ammalavamo e, qualcuno, morivamo: e quel viso di ragazza continuava a guardarci illeso dal tempo e dalla sventura. Prima della fotografia, i ritrattisti delle famiglie del nord d'Europa, di quelle che potevano permetterselo, dipingevano una volta all'anno il gruppo di famiglia, sicché sulle pareti domestiche scorrevano le generazioni, i bambini diventavano adulti, gli adulti vecchi, matrimoni rinnovavano la scena, nuovi nati facevano la loro comparsa.

In quelle gallerie di quadri ricordo, c'erano alcune figure di bambini o di giovani che non cambiavano più aspetto, il tempo non le lavorava più, perché erano morti giovani o bambini, e una rossa crocetta dipinta sopra la testa avvertiva della loro perdita, ma non si aveva cuore di espellerli dal gruppo. Il signor Englaro, rifiutandosi, contro la propria presumibile convenienza, di esporre le fattezze di Eluana se non fino al punto in cui l'ebbe perduta, ha suscitato in tutti noi lo stesso risultato pieno d'affetto e di rimpianto.

Abbiamo voluto bene a quella ragazza meravigliosa, al modo in cui i suoi occhi continuavano a guardarci così da lontano, così da vicino, e l'abbiamo rimpianta come una nostra compagna di viaggio insieme perduta e illesa. Abbiamo voluto bene, ogni giorno di più, anche alla Eluana che non vedevamo, che non abbiamo mai visto, nella quale la ragazza dagli occhi profondi si continuava e si consumava, e abbiamo avuto pietà di lei e di noi. Quel padre che, chiuso in un suo cerchio senza uscita, combinava e ricombinava senza ostentazione e senza falso pudore le belle fotografie della sua creatura, come per ricominciare ogni volta a far scorrere la vita della sua carissima figlia prima che la promessa si spezzasse, ce l'ha fatta amare, senza proporselo.

Senza proporsi altro se non di avere la legge dalla propria parte, e le persone, perché una buona legge dev'essere dalla parte delle persone e del loro dolore. L'ha conservata così, nella memoria di una comunità che l'aveva adottata, benché si lacerasse sul suo destino.

Se c'è una sottile speranza che l'Italia non esca più amara e incattivita da una vicenda oltraggiosamente accanita, è in questo amore condiviso. Il signor Englaro non ha mirato a nessuna convenienza. Non ha fatto conti. Ha fatto quello che sentiva come il suo dovere. Se fosse stato un uomo politico - cioè un politico, oltre che l'uomo che è - si sarebbe sottratto alla piccola trappola della gara col tempo, che metteva in scena nel rullo di tamburi del precipitoso finale il copione degli uni che bruciavano le ore per salvare una vita, degli altri che bruciavano i minuti per sacrificarla. ("Il sacrificio non sia vano": frase pronunciata ieri sera in Senato, non so con quanta consapevolezza, bestemmia più enorme di tutte, che accusa di un sacrificio umano, e pretende di riscattarlo, per giunta con una legge folle).

Si sarebbe esposto alle intemperie sulla cima di un campanile friulano per protestare: dopotutto il capo del governo si era spinto, non so con quanta consapevolezza, a dire che quella sua figlia perduta avrebbe potuto partorire. Avrebbe fatto uno sciopero della fame e della sete, per replicare a chi lo accusava di voler assassinare per fame e sete la sua creatura. Li avreste visti volare, allora, i sondaggi, angeli custodi della superstizione e della demagogia contemporanea.
Verrebbe voglia di dire che bisogna tutti sforzarsi di richiudere questa ferita, ma non sarà così. Le ferite non si chiudono. Non si chiuse quella di Moro. La disputa sul corpo di Eluana è per l'Italia del nuovo millennio una tragedia senza catarsi, senza redenzione, come fu quella sul corpo di Moro per la fine del secolo scorso. Ho guardato il minuto di raccoglimento al Senato: sembrava piuttosto, per quei grami presenti, la concentrazione nell'angolo prima dell'ultimo round.

Certi uomini politici - cioè certi politici, prima degli uomini che dimenticano di essere - fanno molti conti. Vedrete: anche ora che il corpo di Eluana non è più perquisibile dai Nas, mostreranno di voler procedere per la loro strada. Legislatori tutti d'un pezzo, pronti a decretare la mia, la vostra, l'impossibilità di ciascuno di rifiutare per sé la nutrizione artificiale, una volta che ci trovassimo privati senza ritorno della nostra coscienza. Pazzia. Silvio Berlusconi ha voluto dire che lui, nella condizione di Beppino Englaro, non potrebbe mai "staccare la spina". Sia risparmiata la prova a lui e a noi. Tuttavia la prova è stata imposta a tanti, e qualunque sia la loro scelta, compresa quella di non rassegnarsi mai al commiato, dev'essere rispettata, amata e sostenuta. Ma provi Berlusconi a immaginare un'altra eventualità: che tocchi a lui di uscire da una rianimazione in una condizione vegetativa irreversibile. Vorrebbe o no poter decidere, finché il senno e la fortuna siano dalla sua, come debba chiudersi la sua esistenza, o preferisce lasciarne il peso ai suoi figli, per giunta votando ad horas l'obbligo a nutrirlo artificialmente senza fine? Questo era già il punto, ora lo è ancora più nitidamente. Mettete via i cartelli opposti che intimano: "Giù le mani da Eluana".

Salutiamola, Eluana, con l'amore che si sapeva riservare alle ragazze perite, tenerelle, pria che l'erbe inaridisse il verno. Quanto a noi, scriviamo ciascuno sul proprio cartello: "Giù le mani da me, per favore".


Cirillo

postato da cirillo alle 16:28 | link | commenti (2)
lunedì, febbraio 09, 2009

Durerà quel che durerà, ma il mio naso rosso, il mio cuore buono da buttare e la pancia aranciata tutamata, il sole di oggi pomeriggio, un po', dai, se lo meritavano.

Che qui in quel di Cirignai ci sono già i primi bucaneve a lato strada e a fianco collina. Non saranno primule, non saranno crochi, non saranno margherite, ma se ce la fanno a spuntare loro, vuol dire che sta veramente per finire.

Che il sole di oggi fa sentire meglio persino il suono delle campane della mezza a San Gregorio nelle Alpi.

Che c'è persino un po' di vento, se si guarda bene, e la neve sulle vette dà quel senso da disgelo che si vede nei documentari.

Domani torna brutto?

Embé, io il sole oggi me lo meritavo io. Domani la pioggia si meriterà me.

Buongustai.

Cirillo
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domenica, febbraio 08, 2009

Venerdì si doveva andare in otorino.
C'è chi esce prima dal lavoro, chi il lavoro per un pomeriggio lo snobba e chi attende anche un quarto d'ora in piena nebbia mentre aspetta che quello del lavoro snobbato lo passi a prendere.
Si arriva davanti all'ospedale persino in orario, che alla Yaris han cambiato i freni proprio venerdì.
Attendiamo la tiroclown Scintilla, che addirittura prima di parcheggiare scende dall'auto e viene a scusarsi del ritardo. E nel frattempo piove che Dio la manda poi la riprende e te la rimanda.
Pozzanghere, pioggia sulle borse, ascensore catatonico.
Alla fine l'infermiere apre l'agenda e ci fa: "Guardate che i bambini ci sono venerdì prossimo".

Dai.

Ma la Saponetta...

...aveva detto che...

...e allora ancora a prender la pioggia, che noi i sottorrenaei dell'ospedale ce li dimentichiamo, li snobbiamo, noi, con le borse e senza ombrelli. E sapete che si è fatto? Si è andati in Pediatria. Che il giorno pima ad attenderci c'erano tre pazienti. E venerdì otto. E allora vedi che c'entra il destino, vedi che ti fa lo sgambetto ma poi ti fa cadere dove vuole lui?

E qui abbiamo incontrato la B., grigia e violetta, in braccio a un papà a righe, timida anche con le bolle. E poi M., che non ha detto una parola, lui, il suo lettino, il suo braccio attaccato alla flebo e gli occhi stanchi; e F., anch'esso in braccio al papà, entrambi con i capelli su dritti e il morale giù storto; e poi S., seduto sul letto in silenzio, ma che poi si scopre che qualche giorno fa ha recitato con i suoi compagni di classe Train de vie, per il Giorno della Memoria, quattro repliche in tre giorni, e quando ripassiamo a fine servizio ci lancia un ciao con la mano; e D. e T., due fratelli, il primo amante della pizza, in attesa che a T. scoprano se c'è un motivo per cui piange da un po'; e alla fine arriva pure S., che lacrimante si accorge delle bolle e si dimentica degli occhi. Cheddire?

Dico che a volte si è proprio di corsa. E che piove pure troppo. E che magari hai in testa che dopo servizio hai una cena a La Casona, ristorante di Feltre che ci ha dedicato una cena multietnica venerdì sera, per raccogliere fondi per i nostri progetti. E a questa cena compaiono ad un tratto persino Baristo, Chicca, Lilo e Giovanno... Vedi, vedi che a volte le giornate te le fanno durare di più, anche se non tutti i nodi finiscono per venire al pettine?

Dottor Cirillo
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venerdì, febbraio 06, 2009

Quei tiroclown che fanno anche innamorar...

Immerso da un po' di mesi a questa parte nella sola attività ospedaliera da dottor clown, che in quanto a soddisfazioni, mi sta a dir poco coccolando, devo riconoscere che in queste ultime tre settimane, in cui a Feltre è arrivata la nuova squadra di tiroclown, in corsia sto proprio bene.

Qualcuno arriva che c'ha già il peso del nome che gli fa tremare le gambe, da Scintilla a Moca, fino a Lala. Ma ci sarà tempo di dare tempo al tempo.

Qualcuno assomiglia un po' a quelle bambole che vendono già con i vestitini, tre o quattro per confezione, tipo la Tania degli anni '80, e allora piano piano fanno la loro scelta per quel giovedì, che al massimo la prossima volta mettiamo l'altro, tenendo le scarpe. Ma ci sarà tempo di dare tempo al tempo.

Qualcuno mi dice che è preoccupato, agitato, emozionato. Qualcuno par tranquillo, qualcun altro pare preso soltanto dal primo trucco o dal fiocco di tulle tra i capelli. Ma ci sarà tempo di dare tempo al tempo.

Qualcuno studia le dinamiche di questo gruppo feltrino, che è lì che si prende in giro e si ragguaglia sulle ultime cose successe in vita ancora prima di entrare all'interno dell'edificio denominato ospedale. E di quel gruppo fa già un po' parte. Ma ci sarà tempo di dare tempo al tempo.

Qualcuno mi ricorda tante cose. Mi ricorda me che tirocinio l'ho fatto direttamente a Vicenza, che una volta c'erano Dino e Sauro, e un'altra la Tea, poi 'Baristo al Pronto Soccorso, e Coccola che mi ha incantato. Mi ricorda poi i racconti di Tabata, Potaci, Saponetta, Solletico...di quando eran loro ad andare a Vicenza, per poi renderci partecipi, a noi che lì non si andava più ma si aspettava a Belluno il loro arrivo, delle loro prime avventure. Mi ricorda poi l'arrivo della Memole, della Primavera, della Titta...ancora clown, e clown, che si trascurò in qualche caso, forse perché eravamo distratti quella volta, ma che poi han saputo andare, come in bicicletta...e più vicino, mi ricorda quel qualcuno la Lulù, Citrullo, Caramella, e poco più in là Baloo, (s)Virgola e Macaco...persone che si aggiungono, nasi rossi che riempiono le stanze...alcuni han preso il volo, altri sono in pausa vita, altri ancora hanno fatto altre scelte... Mi auguro che i nuovi tiroclown sappiamo stare dove sentono di aver voglia di stare. Ma ci sarà tempo di dare tempo al tempo.

Ancora una volta un in bocca al lupo. Eun pensiero alla compaesana, signora S. dai lunghi capelli bigi, che ieri in Geriatria se ne stava seduta a raccontare la vita a tre clown, anche perché quella e solo quella, per fortuna, abbiam da raccontare.

Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 12:33 | link | commenti
giovedì, febbraio 05, 2009

Oggi ti regalo il mare, perché l'ho trovato già pieno.
Vasi e scatole arriveranno poi,
quando non saprai più dove mettere tutti quei pensieri.

Cirillo
postato da cirillo alle 16:45 | link | commenti
mercoledì, febbraio 04, 2009

Cuori buoni da buttare.

Quando si colora, si consuma prima il foglio o la punta della matita?
Ci avete mai fatto caso?
Se uno calca troppo, e spinge forte con il pastello, perché il colore vuole stenderlo bene, vuole renderlo acceso, si rischia che il foglio si buchi.
Se uno tempera troppo la matita, perché le punte le vuole realmente appuntite, a forma di quel cono che fa tanto cappello da ciuchino o contenitore per gelato da asporto, rischia una volta tracciata la linea sul foglio di spezzarla, quella punta.
Se poi la matita è caduta più volte nell'arco della vita, cosa rimane di quella mina tutta spezzettata?

Qua non ci si rompe, né ci si spezza.
E'che non ci capisco più molto, come un tempo.

Che il proprio apparato cardiocircolatorio si consumi col passare delle ore, questo lo si sa. Quando nasci, quando te ne esci e batti finalmente al microfono in diretta, e non nella pancia cassa in ritorno, la prima cosa che fai è piangere. Già lo consumi quel cuoricino, in modo che capisca che al far male ci si deve abituare, capiterà ancora nella vita che la parte sinistra si addolori e provochi dolori.

Non so se il cuore possa essere riciclato.
Mi darebbe alquanto fastidio scoprire che dal cuore originario si ricavano altri venti cuori nell'arco della vita, magari incenerendolo o passandolo sotto ad un torchio.

Nè sono pronto a scoprire che un cuore possa finire chiuso per fallimento, e faccia la svendita totale prima di provare un certo tipo di sentimento, che ne so, anche il semplice affetto genitoriale.

Quand'è che un cuore può essere definito "buono da buttare"?
C'è secondo voi un momento in cui si può finire di dargli retta?
C'è un cazzo di giorno in cui lo convinci, con le buone o con le cattive, a non romperti più i coglioni?

Secondo me, no.

Avete presente gli imprevisti?
Tipo esco da sotto il portico e una bicicletta m'investe in pieno?
Oppure tipo entro in classe e un compagno in quel momento sta tirando il cancellino contro il mondo e becca te, perché al mondo gli passi davanti?
Io ci credo agli imprevisti.
Che in realtà servono fin lì, perché non è che la tua vita si chiuda dopo un imprevisto. Solitamente, se non finisci al Creatore, le cose hanno una continuazione, e non è detto che vadano avati secondo quanto previsto dall'imprevisto.

Io non so se il mio cuore è buono da buttare.
Che un po' di cose gliele abbia fatte fare, questo è più che sicuro.
Finché però questo sacripante di muscolo interno continuerà a farmi sussultare, anche in maniera dolorosa. Finché saprà farmi scegliere in collaborazione con testa e pancia. Finché farà una faccia del tipo "cazzo, scusa, non lo sapevo, tanto dai sono qua, non aver paura". Finché quell'amore da mettere in circolo passerà per di là, volente o nolente. Finchè questo girerà, mi fiderò ancora una volta di me e di chi mi sta di fronte.

Cosa sono disposto a perdere?

Andrea
postato da cirillo alle 17:03 | link | commenti (1)
martedì, febbraio 03, 2009

Quei cieli, sapete, che sanno dove far stare le stelle.
Per forza ti vien voglia di sognare.
A vederle a puntate, ogni sera, senza replica, e senza il bis.
Te trovalo te un sipario così, che stai bene anche senza che lo aprano.
Poi mi dici.

Cirillo
postato da cirillo alle 15:07 | link | commenti
domenica, febbraio 01, 2009

Capitolo sesto.

Aspettare che cada una foglia è come attendere il tramonto per dipingerlo.

Cirillo

E giro il mondo, e giro il mondo.
postato da cirillo alle 15:10 | link | commenti (1)