Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
Se volete scrivere ai clown belluno@dottorclownitalia.org

mercoledì, gennaio 21, 2009

I compassi han fatto i loro danni.

Bucano il foglio, tracciano spesso in maniera grossolana che la punta non è mai fine al punto giusto, a volte si allargano perché le rondelle non fanno più attrito.

Che belli i cerchi tracciati a mano libera, che spesso non si chiudono, che spesso sono uova, che spesso sono persino tremolanti per l'emozione.

L'altra sera cerchio a mani libere.

I clown si sono riuniti con i tiroclown che si sono riuniti con il loro entusiasmo che faceva il pari con le loro prime paure che facevano le smorfiose e alla fine sono state sedute a mostrar le gambe, e non la pancia.

Volti ritrovati, anche modi di muovere le mani, impressioni ed espressione, turni e gambe accavallate, punti di domanda più dritti che curvi.

E' tato bello ritrovarsi tutti in un unico cerchio, che c'è sempre qualcosa di nuovo da dire e da fare. Ieri sera a Belluno qualcuno è entrato per la prima volta in ospedale. Sarà andata? Sarà tornta? i sarà stata una fermata di scambio?

Grazie tiroclown, che fa sempre bene accorgersi di come certe emozioni ci stanno bene stampate in faccia.

Accoglienza. Consapevolezza. Celebrazione.

Dottor Cirillo
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mercoledì, gennaio 14, 2009

De André è morto l'altro giorno, mica dieci anni fa.
Per anni l'ho sentito, anche suonare, tipo "Pescatore", che certe sere in campeggio non poteva mancare.
Per anni ho cercato d'innamorarmi di lui, ma preferivo i ritratti e le incazzature di Guccini.
Per anni sono rimasto affascinato da un unico brano, Creuza de ma, che lo farei ascoltare ad ogni bambino in terra.

De André è morto l'altro giorno, mica dieci anni fa.
La frase "in direzione ostinata e contraria" vorrei sentirla mia, in certe cose.
Era saggio De André. E sono contento che certe sue canzoni siano finite persino nelle antologie scolastiche.
De André, insieme a Massimo Bubola, ha persino scritto una canzone con il mio nome. E la sanno tutti.

De André è morto l'altro giorno, mica dieci anni fa.
Il suo modo di comunicare ciò che sentiva.
La sua voglia di andare sempre oltre, leggeva e studiava, come se fosse ancora all'università, al secondo anno.
La cultura fatta a canzone, con i suoi riferimenti, le sue argomentazioni, il suo far parte di una storia che fa rima con memoria.

Quanto avrebbe potuto ancora scrivere?

Ed è inutile, a dire il vero, che io scriva tutte queste cose, dato che c'è chi De André lo ha capito molto meglio di me, lo ha cantato, lo ha persino visto in concerto con la PFM, ha comprato i suoi dischi appena usciti, lo ha visto magari al telegiornale dire delle cose, forse in diretta.

Volevo solo dirvi che lo ammiro, come uomo.
Per quello che ha saputo tratteggiare con la sua voce da sigaretta e bicchiere di vino, ferma a commentare la prima pagina di un quotidiano, e accanto l'antologia di Spoon River sottolineata e aperta a metà. E il letto disfatto, che sono appena le 11.


Un Matto (Dietro Ogni Scemo C'è Un Villaggio)

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride
e te, lo scemo che passa
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare :
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita :
qui sulla collina dormo mal volentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole

Le mie ossa regalano ancora alla vita :
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina,
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
- una morte pietosa lo strappò alla pazzia.

Cirillo
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martedì, gennaio 13, 2009

Ci mancava solo il corso di mimo!

Ebbene sì.
Questo fine settimana il mio corpo è stato sottoposto a una serie di esercizi, situazioni e improvvisazioni che hanno a che fare con l'arte mimica e l'espressione corporea in movimento.

Un manipolo di eroi in una stanza.
Una giovane artista, maestra e attrice, Alay, con pronuncia vagamente spagnola, bravissima, e molto paziente.
Qualche clown, attori tra i più vari, giocolieri e appassionati di arti visive e quant'altro.
Una ricetta che si è rivelata sorprendente in questa prima parte del corso, che in maniera molto semplice e inattesa mi ha emozionato, e compresso, tanto che domenica sera me ne stavo bene in orizzontale. Molto orizzontale.

Ho indossato la maschera neutra, e mi sono sentito attore in fasce.
Ho scavalcato un muro che ho creato io.
Ho giocato con un bastone e ci sono andato al Luna Park.

E' un aggiungere, un ulteriore ingrediente che metto in quel minestrone che rappresenta la mia formazione amatoriale, che porto avanti da alcuni anni ormai. Non voglio fare il mimo, non vi preoccupate. E' che mi piace avere una valigia, aprirla ogni tanto, e aggiungervi delle cose, dallo spazzolino nuovo alla cravatta, che poi finirò per non indossare mai.

Niente.
Volevo condividere con voi il fatto di essermi sorpreso in questi giorni.

E poi di De Andrè e del fatto che sono tornato a fare il maestro, di questo parleremo poi.

Dottor Cirillo
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venerdì, gennaio 09, 2009

Sei volti rotondi.

Quello del dottor Citrullo, che sostiene di aver subito un'operazione lì proprio lì dove non batte il sole, visitando quelli di Pneumologia, ed è il primo a raccontarmi quello che gli è capitato, entrando dalla porta dello spogliatoio a fine servizio.

Quello della dottoressa (s)Virgola, che si è trascinata per tutto l'ospedale un cagnolino blu, inventandosi poi un nuovo strumento della tecnica, molto utile a mio dire, l'alzacane, e che ammette che è andata proprio bene.

Quello della dottoressa Caramella, che a forza di ridere per quello che è capitato a lei e alla Lulù, chiamate d'urgenza al Pronto Soccorso, tanto da finire in Radiologia alla ricerca del bimbo perduto, corre di corsa in bagno, che gli è scappata la pipì, e non la trova più.

Quello della dottoressa Lulù, che appena rientra nello spogliatoi, mi pare quasi torni dalla spiaggia, e abbia preso più sorrisi di quanto forse si sarebbe potuta immaginare.

Quello della Tabata, che con l'aiutante "simia" è riuscita ad incantare un bimbo su una mamma su una poltrona gialla, che dopo essersi meritato un bacio della "simia" sul ginocchio, è arrivato fin su ad arrossire sulle guance.

Quello mio, che dopo aver visto un pesce gigante nuotare in una stanza, e aver cercato una parola che facesse rima con "portello" e con "ramarro", si è lasciato andare ad una sensazione di complicità, che ci stava e non spingeva.

Sei volti clown, oggi.
Ci sta, dai, in mezzo ai tanti volti che abbiamo incontrato ieri in corsia a Feltre.

Dottor Cirillo
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giovedì, gennaio 08, 2009

Oggi si torna in corsia dopo due settimane di pausa.

Che poi nella pausa, a guardarci dentro ci trovi una festa dalle parti di casa Aladino, una visita ai bambini di Pedavena che scrivono agli indiani, un libro fotografico che presto avrete tutti nelle vostre case dal titolo "Dottor Clown", una serie d'incontri per accogliere i nuovi tiroclown.

Che poi nella pausa ci stanno le feste. E oggi, dando un'occhiata alla borsa con dentro camicenasoscarpepantaloniborsa ci trovo dentro ancora i piatti, e un cd, da ridare a qualcuno.

Che poi nella pausa ci stanno le feste, appunto. E quelli che sono andati in India, tipo la Saponetta, che è tornata ieri pomeriggio e forse oggi ci si rivede nello spogliatoio. E non c'è tempo di sentire tutto, ma racconterà.

Che poi nella pausa mi sembra ci stiano le feste. E delle persone che definisci rare perché incontri poco, ci vorrebbe più attenzione in questo, forse.

Che poi nella pausa a dirvi la verità, ci sono state le feste.
Ma non ho avuto molto tempo di dar loro retta.
E allora si sono offese, e mi hanno detto "Ci vediamo l'anno prossimo. Forse".

Cirillo
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mercoledì, gennaio 07, 2009

Questa mattina è tornato in onda Fabio Volo.
Sebbene io non l'abbia mai apprezzato come scrittore, ammiro la sua testardaggine nel fare radio e nel dire e leggere certe cose, come se non avesse altro da fare nella sua vita se non quella di comunicare e cazzeggiare, prestando agli altri, a chi lo ascolta, quello che gli sta capitando, che sta leggendo, che sta sentendo. Finto o vero che sia, l'uomo.

Questa mattina ha passato una canzone, di cui non ho capito il nome dell'inteprete femminile, ma che si intitola "In your bag". Una canzone molto dolce, quasi sospesa nel vuoto sia nel cantato che nell'arrangiamento. Da quel che mi è sembrato di intendere durante l'ascolto, l'interprete raccontava ciò che una persona avrebbe dovuto tenere nella propria borsa.

Ispirato da tale coincidenza musicale, mi piacerebbe qui sotto elencare una serie di cose ed oggetti, che secondo me in una borsa ci dovrebbero stare. Per quello che mi sembra di aver capito in questi anni.

Un libro della Vivian Lamarque o della Wislawa Szymborska.

Un pacchetto di fazzoletti di carta sempre aperto, e mai finito, per quanto ne so.

Un'agenda con certi fogli e pensieri sparsi.

Una castagna matta.

Un biglietto del cinema o il biglietto da visita di una profumeria.

Una caramella che quella volta non avevi voglia di scartare subito.

Un mazzo di carte dimenticato dall'ultimo spettacolo.

Una penna senza tappo.

Un elastico per i capelli o una fascia colorata.

Un fiore finto.

Una sorpresa dell'ovetto kinder mai costruita.

Un mazzo di chiavi.

Un portamonete di stoffa.

Qualcosa di finto.

Qualcosa di dimenticato.


Cirillo
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martedì, gennaio 06, 2009

Ogni vita è dotata di un ispirapolvere.
Questo aggeggio elettrico funziona a suo modo e non ha tasti di accensione. Neppure quello per riavvolgere il filo.
Sta di fatto che ogni volta che il nostro cuore, la nostra testa o la nostra pancia si riempiono di brutti pensieri, l'ispirapolvere entra in funzione.
Esso permette, attraverso una serie d'ingranaggi stridenti e rumorosi e stantuffi a vapore acqueo proveniente dalle nostre lacrime, ai nostri brutti pensieri di coprirsi di polvere. Tanto da renderli ancora più pesanti, ma soprattutto irriconoscibili.
Provate voi a lasciare un libro alla polvere per giorni, per mesi. Una volta ricoperto, chi ne riconoscerà più il colore della copertina, chi riuscirà a leggerne il titolo!
L'ispirapolvere comporta la stessa cosa, e lo fa con i nostri pensieri.
C'è chi le chiama seghe mentali, chi condizionamenti, chi ancora sentire sbagliato. Eppure l'ispirapolvere è sempre in agguato.
Te magari ci provi ad un certo punto a gettare il brutto pensiero, la tua sofferenza, il tuo momento no coperto da un velo di tristezza, dietro alle spalle. Ma quasi sempre è troppo tardi: l'ispirapolvere è già entrato in azione, e ha talmente soffiato, che quel pensiero ha assunto un pesantezza enorme, e chi lo solleva più?!
Tra il dire e il fare, mi direte tutti, c'è di mezzo il mare.
E se quel mare fossi tu, ciccio?
Quello che infatti non riusciamo a capire, quello che lasciamo in sospeso in queste situazioni, sperando che sia il tempo a risolverle, è il rendersi conto di cos'è in realtà il materiale prodotto dall'ispirapolvere! E' polvere!
Voglio dire. Polvere, pulviscolo, granuli di sporco.
A ben vedere basterebbe per elimarla uno straccio, dell'acqua, una spugna, persino una mano che passa veloce.
Ma l'ispirapolvere sa che siamo ingenui, e fragili, e troppo occupati a lasciare passare il tempo, per ricordarci che la polvere anche con un forte soffio se ne va.
Ci vuole l'accortezza della casalinga, quella che individua le ragnatele sul soffitto appena accende la luce in una stanza.
Ci vuole la fermezza del cameriere, che, accorgendosi di una forchetta non proprio lucente al tavolo 23, la sostituisce veloce senza che la coppia che sta attendendo il primo antipasto faccia in tempo ad accorgersene.
Ci vuole la pazienza del bibliotecario, che passa periodicamente lo straccio anche su quegli scaffali in cui sono anni che i libri non vedono qualcuno che li prenda in prestito.

Io sono convinto che l'ispirapolvere possa essere sconfitto.
L'importante è non lasciargli troppo respiro, che questo aggeggio malefico è capace di coprirti la vita come le briciole dei panini coprono i cruscotti delle auto in sosta fuori dall'autogrill pieno.

In bocca al lupo, Cirillo
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lunedì, gennaio 05, 2009

E' come la tenerezza in scatola.
E' come il naso rosso chiuso in valigia.
E' come un missile sparato verso il basso.
E' come pedalare in discesa.
E' come l'arcobaleno, quando capisci che non puoi passarci sotto.

Cirillo
postato da cirillo alle 10:11 | link | commenti
domenica, gennaio 04, 2009

Dubito che l'idea possa essere venuta alla ministra Carfagna, che al massimo può essersi commossa per il film tv, a tratti stucchevole e assai banale, "Dottor Clown", trasmesso da uno dei canali del Presidente del Consiglio lo scorso 26 dicembre, e che ha deluso molti.

La notizia però sembra buona.

"Il ministero per le Pari opportunità, traendo le risorse dal Fondo per le politiche ai diritti e le pari opportunità, stanzia due milioni di euro per sostenere la clown terapia per i bambini ricoverati in ospedale. L’avviso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale alla vigilia di Natale, si rivolge alle associazioni del terzo settore impegnate in attività di “clowneria”. Queste potranno presentare oltre ai progetti di clown terapia in ospedale anche corsi di formazione in materia.
Il ministro Mara Carfagna ha dichiarato - come si apprende dall'Ansa - che “l'impatto positivo delle tecniche di animazione comica utilizzate dai clown rendono i pazienti protagonisti attivi nella costruzione della propria gioia e serenità e consentono agli ammalati di affrontare con maggiore efficacia situazioni di malessere, di ridimensionare ansie e paure e di trasformare in senso positivo anche le emozioni negative”. Dunque - ricorda il ministro - l’obiettivo è quello di “stimolare la parte sana della persona, ironizzando sulle pratiche mediche. Così da accelerare il processo di guarigione. Il clown dottore non fa animazione, ma opera un cambiamento terapeutico usando la 'clowneria', la magia, il gioco comico o poetico, come metafora terapeutica per far scaturire l'energia vitale del ridere come emozione-sfondo e stato alterato di coscienza”".
(dal sito Fondazione Italiani)

Cirillo
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sabato, gennaio 03, 2009

Stamane ho partecipato a una seduta di meditazione dinamica collettiva all'interno di una sala convegni di un museo con fuori sei gradi sotto zero, la neve sugli alberi e il silenzio di primo mattino.

Apriamo un club?

Per il resto la giornata di oggi ha i vetri appannati.
Che non è poi così male, dato che i vetri ce li ha, su uno dei due lati fa un po' più caldo, e con le dita puoi disegnarci la faccia che ride.

Apriamo un club?

Infine un pensiero per una famiglia amica, che due giorni fa è diventata più piccola, ma i cuori, immagino, sono diventati ancora più grandi.
Mi dispiace. L'inverno, in questi casi, si sente tanto.

Cirillo
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venerdì, gennaio 02, 2009

Ho il tappeto che dorme sul pavimento, il giornale che dorme sul tappeto, e il gatto che dorme sul giornale.

E questa canzone.

Quando sarò capace d'amare (Giorgio Gaber)

Quando sarò capace d'amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.

Quando sarò capace d'amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.

Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.

Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.

E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.

Quando sarò capace d'amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere

un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.


Grazie, signor G.
Cirillo
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