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lunedì, novembre 24, 2008
E' trascorsa un'intera settimana.
Un'intera settimana.
Dal corso di Primo Livello a Belluno.
Che ieri hanno fatto anche quello di Vicenza.
E dopo una settimana io ci credo ancora a quello che ho scritto e letto quel venerdì sera. Un abbraccio ai tiroclown presi e ripresi.
Ho ancora tempo di mettermi in gioco.
Ci sta che vi ritroviate qui, anche questa volta.
Ci sta che ci siano delle cose da mettere in fila, ogni tanto.
“Abbiamo bisogno ogni tanto di una sorpresa”, citando a braccio una battuta del film “Da zero a dieci” (Luciano Ligabue).
Ci sta che vi stupiate, che ci sia meraviglia, che vi sorprendiate ancora.
Avete ancora tempo di avere tempo.
In fondo il mondo dura tutta una vita, no?
E allora acquistate ogni tanto un libro soltanto perché il titolo vi suona bene e sul vostro comodino ci sta da Dio. Dite a qualcuno qualcosa che qualcun altro non vi ha mai detto. Sbirciate dai buchi della serratura di qualche stanzone per rinfreschi di un albergo. Visitate una mostra di quadri, un museo di storia naturale e una fiera di robivecchi. Leggete una poesia davanti allo specchio cercando di vedere che facce fate al verso che vi assomiglia di più. Guidate fino a un paese di cui avete sempre sentito parlate e stateci un fine settimana, per parlarne anche voi. Datevi del tempo per sedervi, e poi rialzarvi che tanto ho ancora i piatti da lavare. Bevete anche quattro caffé al giorno se questo serve a rispondere positivamente alla domanda “Ti va un caffè?”. Cantate in macchina. Indossate scarpe comode quando avete una cosa importante da dire, che quelle importanti da fare si fanno a piedi scalzi. Partecipate a un corso clown perché sentite che ogni tanto avete bisogno di una sorpresa.
Questo è quanto.
Vi auguro di sorprendervi, ogni tanto.
Che la parola meraviglia non vi sembri così favolistica, quanto realmente pronunciabile e stampabile in volto e sulle mani. Usate le mani, in questi tre giorni. E non sorprendetevi se in pancia sentite la pancia.
Mi andava di dirvi queste cose.
Che c’è ancora tempo perché io ve le dica.
E quel tempo va condiviso.
Mica rubato.
Dottor Cirillo
martedì, novembre 11, 2008
"L'uovo ha una forma perfetta anche se è fatto con il culo". (Bruno Munari)
Per oggi basta.
Per il resto, si vedrà.
Che ho ancora tempo di avere tempo.
E di essere Andrea Pazienza.
Cirillo
lunedì, novembre 10, 2008
Perdonate il mio periodo musicale, ma in queste settimane sono ritornato nei momenti che mi rimangono qua e là ad ascoltare dischi interi, annoiando Polvere, che spesso si addormenta sul divano sperando che qualcosa di un po' più decente il mio stereo riesca a passare prima o poi.
Sta di fatto che oggi, proprio oggi, mi è scappata una nuova compilazione. Come sempre ne elenco i brani qui sotto, casomai qualcuno si affezioni anche ai miei gusti musicali o comunque si faccia delle domande del tipo "e questi? chi sono?".
Compilazione fissata su cd lunedì 10 novembre 2008
Tracklist
1. Neffa - Cambierà
2. Negrita - Che rumore fa la felicità?
3. Casino Royale - Treno per Babilon
4. Ridillo - Figli di una buona stella
5. Rio - Come ti va
6. Bugo - Nel giro giusto
7. Modena City Ramblers - Mia dolce rivoluzionaria (acoustic version)
8. Davide Van De Sfroos - El puunt
9. Alex Britti - La vasca (unplugged version)
Titolo provvisorio: Come ti va?!
Cirillo
giovedì, novembre 06, 2008
A me piace sentire di avere ancora la forza.
Tra buccia, scorza e succo, di forza ce n'è, sempre.
Te la dedico.
"Ho ancora la forza" (Ligabue - Guccini)
Ho ancora la forza che serve a camminare,
picchiare ancora contro per non lasciarmi stare
ho ancora quella forza che ti serve
quando dici: “Si comincia!”
E ho ancora la forza di guardarmi attorno
mischiando le parole con due pacchetti al giorno,
di farmi trovar lì da chi mi vuole
sempre nella mia camicia…
Abito sempre qui da me,
tra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è?
e al mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo…
Ho ancora la forza di starvi a raccontare
le mie storie di sempre, di come posso amare,
di tutti quegli sbagli che per un
motivo o l’altro so rifare…
E ho ancora la forza di chiedere anche scusa
o di incazzarmi ancora con la coscienza offesa,
di dirvi che comunque la mia parte
ve la posso garantire…
Abito sempre qui da me,
in questa stessa strada che non sai mai se c'è?
nel mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo…
Ho ancora la forza di non tirarmi indietro,
di scegliermi la vita masticando ogni metro,
di far la conta degli amici andati e dire:
”Ci vediam più tardi …”
E ho ancora la forza di scegliere parole
per gioco, per il gusto di potermi sfogare
perchè, che piaccia o no, è capitato
che sia quello che so fare…
Abito sempre qui da me,
in questa stessa strada che non sai mai se c'è?
col mondo sono andato
e col mondo son tornato sempre vivo…
E' la prima versione, questa qua...
Poi c'è quella riscritta da Ligabue stesso, cambiano alcuni versi.
Ma questa volta ho voluto andare all'origine della cosa.
Regalo, per chi qualche volta le forze se le fa mancare...
Cirillo
martedì, novembre 04, 2008
Vi invito a visitare al più presto il blog dei Dottor Clown Rimini (blog.drclown.it), visitatori loro stessi graditissimi delle pagine telematiche che il sottoscritto si ritrova a scrivere periodicamente in questo spazio libero che mi è concesso.
Le mie recenti riflessioni sulla fiducia e il decalogo del tiro-clown scritto alcuni anni or sono da me medesimo hanno dato vita a girotondi di pensieri, commenti e momenti di condivisione anche nel loro blog. Io vi ringrazio di cuore, perché essere letto da qualcuno è sempre un onore. Tanto vale cominciare a pensare anche ad un gemellaggio, tipo mare e monti, visto che ai clown bellunesi non dispiace viaggiare e incontrare e invitare e accogliere...
Per favore però... Non dipingetemi come un clown demente.
Un'associazione non puo' ritenersi fine a se stessa, chiusa, gerarchica sotto tutti i punti di vista. Certo, è vero, c'è il pericolo che si creino gruppi e gruppetti, ma questo succede anche a scuola, nelle compagnie, persino sul posto di lavoro. Può accadere quindi anche in un'associazione. Chi ne fa parte però, a mio parere, sia che la consideri un gruppo di persone, sia che la ritenga una mera e semplice associazione di volontariato, un po' di fiducia nei suoi componenti, nei suoi soci, nei suoi iscritti...scusate, ce la deve avere. Un po' almeno. Se no stiamo tutti a casa, e ci ritroviamo soltanto a far servizio, punto e basta. Ma non è lo spirito che vorrei. Solo questo. E poi, anche se si formano delle amicizie, delle coppie, se nascono dei bimbi, se qualcosa esplode e qualcosa si separa, che male c'è? Non fa parte del percorso di ogni essere umano in qualsiasi ambiente in cui vi sono altre persone? E che siamo? Maschere? Cuori col pelo? Fondamentalisti?...
Un abbraccio forte, forte a questi clown di Rimini.
Mi piace, mi piace l'idea che ci si ritrovi, con in faccia lo stesso naso rosso.
Il clown demente, Cirillo
lunedì, novembre 03, 2008
L'ultima compilazione fatta risulta ormai datata.
Era una domenica, il 12 ottobre (?), una cena.
Non ricordo nemmeno l'ordine delle canzoni che in essa ho infilato, ma so che più o meno suonava così.
1. A modo mio - Negrita
2. Il senso della vite - Perturbazione
3. Potere alla poesia! - Folkabbestia
4. Coccodrilli - Samuele Bersani
5. Ho picchiato la testa - Ottavo Padiglione
6. Cambia il vento - Gang
7. Settembre - Alberto Fortis
8. La trattoria - Vallanzaska
9. Taxi Giallo - Supernova
10. .... non ricordo più...
Titolo provvisorio: Siamo in autunno e io non me ne sono accorto.
La memoria fa brutti scherzi.
Per fortuna che di copie ne ho fatte due.
Adios, amigos!
Cirillo
sabato, novembre 01, 2008
Il fatto che le paure siano di statura così poco elevata da non riuscire a raggiungerci se per caso ci troviamo in braccio a mamma e papà, questo ve lo giuro non sono mai riuscito a spiegarmelo.
Le immagino insidiose, le paure, striscianti, o forse dotate di piccole ventose oppure uncini, come i ragni, in modo da raggiungere qualsiasi tipo di cuore o di testa.
E invece no.
Sono talmente rilegate al basso, sul pavimento, che neanche saltando a piedi uniti riuscirebbero a prenderci in braccio a mamma e a papà.
Mi ricordano un po' il ministro Brunetta.
E proprio la paura Brunetta, probabilmente, ha cercato di raggiungere, giovedì scorso, il piccolo A., che in camera, se ne stava abbarbicato al collo della mamma, con in testa il camion dello zio, il sugo della nonna, e soprattutto l'idea che il sottoscritto e Caramella potessimo nuocere gravemente alla salute.
Era da un po' che non mi accadeva di rimanere sulla porta di una stanza per così tanto tempo. Di fronte, in fondo, appoggiato al muro, A. e la mamma, seduti sul letto, a guardarci, con tanto di rassicurazioni sorridenti, e sguardi girati di spalle. Da fuori, dal corridoio, si sentivano le bolle di sapone scoppiate dal fido Bernardo, il riccio che si nasconde nella borsa di Caramella. E siccome anche le mamme sanno che le paure vanno calpestate in che si trovano ancora sul pavimento, ad un tratto la mamma ed A. ci hanno raggiunto sulla porta, che lo sappiamo dai, il rumore di una paura schiacciata, "coraggiassaaaa", fa ridere qualsiasi bambino. E così anche A., con il ciuccio incastrato tra i denti, a sorriso al corridoio, prima ancora che a Bernardo e ai suoi compari.
Le paure strisciano, ci prendono, e ci fanno nascondere il pianto.
Le paure si schiacciano, fanno un rumore terribile tipo scoreggia trattenuta e ci fanno ridere.
Le paure non sono poi così lunghe.
Le paure non stanno mai sulla porta, hanno paura di chi entra.
Dottor Cirillo
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