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venerdì, settembre 26, 2008
Sabato scorso i clown sono tornati a Cusighe.
E domenica e lunedì saremo a Castion, alla Festa al Borgo, organizzata dal CSV di Belluno.
Da Cusighe è volato qui un pezzo del dottor Solletico. E ve lo giro. Rigiro. Rigirino. Rigiroinbici. Rigirodaria.
Mosche
L’autunno che bussa alle porte dell’estate con le sue mani fredde decreta l’inizio dell’epoca delle migrazioni. Migrano le temperature più gradevoli verso il confine ideale costituito dallo zero del termometro. Migrano i cieli tersi lasciando il posto a nuvole gravide di pioggia. Migrano i fiori dai campi profumati verso i ricordi di chi si era soffermato ad ammirarli o aveva camminato a lunghi passi per non calpestarli. Migrano gli animali verso luoghi più accoglienti e generosi di cibo. Migrano pure gli insetti. A farcelo capire in maniera inequivocabile sono gli insetti forse meno nobili: le mosche. Dai giardini divenuti fastidiosamente freschi le mosche migrano dentro le nostre case divenute nel frattempo piacevolmente tiepide. Allora cominciano a tracciare le loro fastidiose traiettorie che intersecano la nostra pelle ed i nostri sguardi. Loro hanno la poco invidiabile capacità di mutare il nostro umore, rendendoci irascibili ed intolleranti. Come si spiegherebbero altrimenti quei ceffoni gettati alla rinfusa in aria, il più delle volte senza esito alcuno?
A casa di amici particolari l’altro giorno ne ho viste tante di mosche. Le ho viste aggirarsi tra bave di saliva che scendevano da bocche spalancate probabilmente non per la meraviglia di aver davanti il mio tondo naso rosso: ormai ne saranno anche abituate. Le ho viste aggirarsi tra le briciole di torte friabili cadute un po’ ovunque durante la festa mensile con quegli amici dalla coordinazione motoria decisamente approssimativa e fantasiosa: incolpevoli ed inconsapevoli produttori di briciole... Bave e briciole hanno vita breve, le une asciugate dalle solerti carezze dei bavaglini tra le mani dal personale di servizio, le altre eliminate da opportuni colpi di straccio e da precisi passaggi di scopa. Mosche, bave e briciole lì dentro hanno vita breve, ma ce ne sono sempre di nuove.
Lì dentro anch’io mi sento un po’ mosca. Come una mosca, lì dentro mi sposto da un amico all’altro, per “assaggiare” la sua pelle ed il suo sguardo: solitamente ne percepisco un gusto indefinito, tra il dolce e l’aspro. Come una mosca, lì dentro non ronzo mai da solo, ma con altri miei consimili dalle ali colorate come farfalle che mi danno sicurezza ed aiuto. Come una mosca, lì dentro cerco di mutar l’umore alle persone su cui mi “poso”, nel tentativo di trasformare la loro apatia in allegria. Come una mosca, lì dentro accetto il rischio di rimanere schiacciato, non da ceffoni, ma da sussulti che inevitabilmente mi scuotono dall’interno. Come una mosca, lì dentro mi accorgo di aver dalla mia il solo istinto: tra quelle mura le teorie ed i ragionamenti a me tanto cari nulla valgono rispetto agli impulsi del cuore, a me tanto estranei. Come una mosca, mi chiedo ogni volta se lì dentro servo concretamente a qualcosa o se sto semplicemente sfruttando quegli amici per sfamare un mio presunto appetito di presunte buone azioni. Come una mosca, lì dentro, il più delle volte, mi sento assolutamente inutile, come quel folle antico cavaliere impegnato a battagliare contro i mulini a vento.
Mosche, sempre mosche. Mosche davanti ai miei occhi, mosche che mi ronzano dentro la testa sottoforma di pensieri, dubbi, ipotesi, congetture. Da quelle mura esco con qualche sorriso estorto nel mio carniere e con il concreto sospetto di aver lasciato nelle mani delle persone che ho incontrato una sola cosa: una manciata di mosche. Ma se fanno solletico ai palmi inducendo al sorriso, allora sono utili anche quelle…
Dottor Solletico
martedì, settembre 16, 2008
SPAVENTASASSI
Oggi ho spaventato un sasso.
Credo di non sbagliarmi, ma l’ho visto nascondere la faccia sotto il terriccio, per un attimo.
Lo so, lo so.
Quella volta che pensavo di aver fatto tremare l’erba, mi hanno spiegato poi che era stato il vento.
Quella volta che mi ero tutto inorgoglito perché credevo di afer fatto scappare la gramigna, mi hanno rivelato che era stato il sole e il suo forte calore.
Quel dì che ho fatto correre due pestiferi ragazzini, mi hanno detto che era merito del temporale!
Questa volta però ne sono certo: ho spaventato un sasso.
L’ho guardato con aria di sfida, corrugando la fronte, e lui si è tutto irrigidito.
Ha abbassato gli occhi, la testolina, e si è nascosto un po’ sotto al terriccio.
I sassi! E io che li credevo dei duri.
Sarà per questo che non cerco mai la loro compagnia.
D’altronde, da quando persino le spighe e i papaveri mi hanno abbandonato, qui c’è ben poco da fare.
Gli uccelli volano troppo in alto, per poterli spaventare.
E di sicuro non scendono a trovarmi, dopo tutto quello che ho combinato loro in questi anni.
Persino il vecchio non lo vedo da tempo, chissà che non abbia trovato qualcun altro da andare a trovare.
Potrebbe almeno sincerarsi della mia salute, e mandarmi qualche lettera ogni tanto.
Guarda qua, persino la camicia, a forza di prendere pioggia e pioggia, si è scolorita e lacerata.
Pensavo di non spaventare più nessuno, ormai.
Vestito così, e senza un occhio.
E invece, il sasso, il sasso si è impaurito, il sasso è un codardo, il sasso in questo momento sogna di essere lanciato da qualche parte, lo so. Ah! Scappa sasso, scappa! Non puoi!
Io c’ho provato sai, a scappare.
Ma poi ho capito che questo campo è talmente grande, che anche se decidessi di darmi alla fuga, non riuscirei mai ad arrivare alla fine senza morire di sete.
Sasso! Tremi ancora, eh!
E non dirmi che è perché quello scarabeo che ti sta accanto ti sta facendo il solletico, perché non ci credo.
Non ci credo.
Cirillo
PS. Sì, lo so. Devo ancora raccontarvi come è andata giovedì in ospedale, ma oggi sono tornato in classe a sentirmi chiamare maestro, e avevo voglia di buttar giù una storia sugli spaventapasseri. In barba alla Gelmini!
mercoledì, settembre 10, 2008
Oggi si regalano finestre, signori.
Mica disegnate a matita!
Finestre di quelle da parete, quelle che se ne stanno tra il dentro e il fuori.
Come i cuori, esatto signori!
Finestre con le piante grasse.
Con persiane pensose e balconi fifoni.
Che quando c'è vento sbattono i denti.
Finestre rotte, finestre sporche, finestre finte.
Finestre che da grandi faranno le porte.
Mai sfondate, solo aperte e sbarrate.
Oggi si regalano finestre, signori.
Mica passaggi segreti!
Finestre convenienti, ad altezza occhi.
Che se le finestre son fatte male, signori, si rischia che l'orizzonte ve lo ritrovate in casa a girare intorno al lampadario della cucina.
Da noi solo finestre garantite, aperte una sola volta, mai richiuse.
Re-ga-la-te!
Che alle nostre finestre le serenate non si sprecano.
Il sole sorge sempre dalla parte giusta.
E tramonta pure, ma questa è un'altra storia.
Ultima occasione, signori.
Oggi si regalano finestre!
Che le certezze le abbiam finite, e prima di uscire, ci tocca sempre guardare che tempo fa.
Cirillo
giovedì, settembre 04, 2008
Compilazione settembrina.
Approfittando di un appuntamento sfumato, mi sono ritrovato del tempo avanzato nella tasca dei pantaloni da lavare, insieme a uno scontrino e a un volantino di qualcosa accaduto ormai un mese fa. Ne ho approfittato per mettere in fila delle canzoni, che da qualche giorno avevo lasciato prendere la polvere sullo stereo. Neanche si aspettassero chissà cosa da uno che in fondo ascolta sempre gli stessi dischi.
Canzoni di questa estate dai toni pastello.
Canzoni che fanno parte delle mie canzoni da molto tempo, e lì rimarranno.
Una chicca finale, dato che anche Daniele Silvestri se n'è innamorato, tanto da reintepretarla in un'ipnotica versione estiva. In realtà quel pezzo è scritto dall'avvocato Paolo Conte.
Sta di fatto che questa compilazione se ne starà per un po' in qualche auto, durante viaggi e gite nei dintorni.
Compilazione fissata su cd giovedì 4 settembre 2008
Tracklist
1. Jason Mraz - I'm yours
2. Sergio Mendes - Funky Bahia
3. Yael Naim - New soul
4. Gabriella Cilmi - Sweet about me
5. Duffy - Mercy
6. Giuliano Palma and The Bluebeaters - Se ne dicon di parole
7. Lighthouse Family - Question of faith
8. The Stereophonics - Maybe tomorrow
9. Semisonic - Closing time
10. Duncan Sheik - Barely breathing
11. Seal - Kiss from a rose
12. Bruno Lauzi - Una giornata al mare
Titolo provvisorio: Vado un attimo a comprare le sigarette.
Cirillo
Titolo provvisorio: Finestra Aperta estate 2008
martedì, settembre 02, 2008
Andare a spanne.
A misurar la vita con le dita
ci si ferma più a guardare l'unghia sporca
che la distanza in realtà percorsa.
E' un po' come quando piove,
che invece di contar pozzanghere
ci si ferma a disprezzare l'umidità.
Mi manca tanto così.
E non serve mettere tacchi o cambiar pettinatura.
Come fai a sapere che le lacrime versate
sono numericamente giuste?
Chi ti dice che finito di piangere,
una o due non ti siano rimaste dentro,
quasi a far da dispetto a un cuore che non ne può più.
A me, manca tanto così.
Salto. Una volta, due volte.
E quel barattolo coi biscotti lo sfioro appena.
Che se avessi saputo che la vita sarebbe stata cosparsa di scaffali,
da piccolo avrei passato più tempo in piedi,
che da sdraiato a guardare le stelle.
Mi manca tanto così. Giuro.
Che a una spanna da me c'è una danza, un vento che soffia,
e io non l'afferro, non lo colgo,
c'è una mano sullo scorrimano di un ponte a Venezia,
che vorrei sfiorare, che vorrei toccare, passando,
c'è un filo silla schiena di un maglione colorato,
che se solo osassi tirare, si sfila tutta una vita.
Mi manca tanto così.
Mica una vita.
Andrea
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