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venerdì, febbraio 29, 2008
io ci metto i ricordi, e tante parole, con cui Chiara un giorno, in un posto lontano lontano, mi ha teneramente e coraggiosamente raccontato di come a volte le cose vadano in ordine e di come altre volte qualcuno si diverta a spostare e a svuotare.
io ci metto il desiderio che questa volta le cose vadano in ordine.
e un abbraccio
Cirillo
sabato, febbraio 23, 2008
Insomma adesso non sto a raccontarvi tutto tutto, ma almeno qualcosa di venerdì in otorino, direi di si.
Tabata e Caramella o Caramella e Tabata o Tabacaramellata o Carameltabata…fate voi..
Nel salottino post-operatorio incontriamo L. “Rosa”: rosa i calzini, rosa i pantaloncini, rosa le orecchie di coniglio stampate sulla pancia, rosa il fiocco di coda, avete in mente una nuvola rosa ecco, proprio così. Sta ferma ferma, è stanca stanca, gli occhi quasi si chiudono da bella addormentata, ci guarda con occhio sonnolente e noi, per non disturbare l’inizio di qualche sogno ad alta velocità, stiamo un po’ distanti.
Si perché mezzo giro alla nostra destra c’è lui A. “il texas ranger”: lui le idee le ha chiare, sa fare le mosse e poi soffia che è un piacere prende fiato e poi via.. che le labbra gli si mettono a trombetta e si salvi chi può… che sia nato sotto un soffione come Pomelo? (Pomelo è un mio amico, un piccolo elefante da giardino).
Poi arriva A. una dolce bambina cioccolatina che ride tutta e ci dice di salutare Cannuccia.
Tutto il resto è bolle di sapone, libro tra disegni e colori, soffi, starnuti, tavolini da spostare e palloncini…
Ora per me il tempo ha una sospensione, qualcosa rallenta, Gilberto mi chiama dalla borsetta, mi dice che vuole avvicinarsi al piedino di L. “Rosa”, lei che per tutto il tempo è stata tra sogno e realtà.
Certi piedi non hanno bisogno di scarpe, son piedi che forse non hanno ancora trovato una direzione precisa ma SENTONO (e Tabata al sentire ci crede) tutta la potenz-allegra di un passo.
Quel piedino dentro ad una scarpetta ci sarebbe rimasto stretto, bloccato, intrappolato… quel piedino voleva salutare, incontrare, aveva un sacco di cose da dire… e Gilberto che di piedi è un esperto, aveva già annusato aria di giochi e passettini.
Gilberto ha fatto aderire la sua morbida pancia sul dorso di quel piedino e poi via…a sognare corse, passi e balletti che lì c’era profumo di mughetti…: -fate a finta che non vi ho detto nulla… quello era un segreto tra il Piedino e Gilberto-.
Insomma ho tenuto un piedino per mezz’ora o quasi, quel piedino parlava, Gilberto accarezzava e lui rispondeva… quando si dice che le parole non servono e che il corpo sa quello che la testolina non sa ancora..
Grazie a Caramella che ha capito… e mi ha lasciato un po’ lì…
Hans Christian Andersen (1805-1875) ha detto: “La Vita è la fiaba più straordinaria che esista”!
Se volete accusarmi di esagerata fanciullaggine rivolgetevi a Gilberto, è il mio avvocato difensore.
Tabata
giovedì, febbraio 21, 2008
Trova le differenze.
Due servizi in ospedale, in apparenza identici.
Aguzza la vista, titolavano La settimana Enigmistica e la Banda Osiris, l'una una sua rubrica all'interno del settimanale che può vantare innumerevoli imitazioni e si vanta di averle avute, l'altra utilizzando l'imperativo occhialuto come ritornello in una sua canzone.
Due giovedì a Feltre, in piena pediatria.
Confronta bene le due situazioni.
A sinistra, che l'occhio cade sempre prima lì, il servizio svolto giovedì scorso, che non ho fatto neppure in tempo ad entrare in corsia, in un ritardo piuttosto ampio, che gli altri compari mi indicano e all'unisono confermano all'infermiera di turno: "Lui, ecco, lui sa parlare inglese". E l'infermiera che mi prende sottobraccio, in senso figurato, e mi accompagno accanto ad una barella, in cui è disteso un ragazzotto, che poi scoprirò chiamarsi Philip e avere 16 anni, polacco, in gita con gli amici a Fiera di Primiero per sciare, il quale è caduto rovinosamente, suo malgrado, in una pista da sci, battendo il capo pesantemente. Brutta roba. Accanto a lui una bella bionda, anch'essa proveniente dalla Polonia, e un altro ragazzo del gruppo degli amanti stranieri dello sci e della bella Italia. L'infermiera mi dice: "Digli che dobbiamo tenerlo qui in osservazione questa notte, che adesso dovrà sottoporsi ad una visita, e che stia tranquillo". In inglese. Philip, me lo dirà lui stesso poco dopo, è lì dalle 3 (e io sono arrivato alle 7), ha fame, è stanco, e non assolutamente cosa sta per accadergli, perché fino ad allora nessuno era stato in grado di spiegarglielo. E così appoggio la borsa nello spogliatoio, e senza cambiarmi, rimarrò vicino a Philip e alla bionda per tutto il tempo del servizio, anche durante parte della visita con la dottoressa di turno, e al momento di salutare dovrà rassicurare Philip che alle 10 arriverà finalmente un'infermiera che sì, effettivamente, l'inglese l'ha studiato e potrà venire incontro alle sue esigenze.
PER LA SERIE, VIVA GLI OSPEDALI ITALIANI.
E poi c'è il servizio di questa sera, a destra, io e la dottoressa Cannuccia, alle prese per più di un'ora con M., con tanto di catetere attaccato al collo, che fino ad oggi su di lei avevano fatto solo punture, ma come fai ad immaginarti un catetere attaccato ad una bambina di cinque anni. E tra "stendipanni", matrimonio non celebrato, piedi incartati, alter ego creati con i palloncini, scarpe che suonano, tempeste di colori filanti, supereroi e marionette dal cuore spezzato, quell'ago infilato è scomparso e la pelle di M. non mi è mai sembrata così vivace e sprizzante.
Due servizi da mettere a confronto, per trovare le differenze.
A ben guardare però, avrebbero fatto meglio, questi due, ad averli messi nella rubrica "unisci i puntini dall'1 al...", che sono ancora lì con la matita a tracciare linee.
Dottor Cirillo
lunedì, febbraio 18, 2008
Te le senti, quelle mani.
Te le senti addosso, partono dall'alto, e scendono come api in picchiata sull'ultimo fiore di un arancio.
Te le vedi, queste mani, grandi, due pale per aprirsi la strada tra la neve. Mica aperte per dare schiaffi, ma in alto, puntate in alto, quasi fossero quelle di un rapinatore che si sta rapinando.
Ti rapiscono, poi, queste mani. Ti prendono, ti acchiappano, ti prendono da dietro, bastarde, sulla schiena, perché sanno che possono tirarti verso di loro. Sei più leggero di loro. Sei un foglio bianco da stropicciare davanti alla pancia.
E dopo che ti hanno lasciato, schiena e spalle, quelle mani s'incrociano a livello cuore. Aiutate dalle braccia, prendono posizione, si nascondono, forse perché in quel saluto così affettuoso hanno già dato abbastanza, e si devono caricare.
Poi parte la musica.
E allora queste, quelle mani, tentano di schioccare le loro rigide dita.
Queste mani sono rigide. Aperte, ma rigide, e se solo potessero muoversi un po' di più avrebbero già scritto tre romanzi, molto più belli di un Andrea De Carlo qualunque, avrebbero dipinto due mostre personali con tanto di critico il giorno dell'apertura, e avrebbero stretto magari anche un bambino.
Io ti dico che di Ruggero prima senti le sue mani, le vedi proprio partire dall'alto, poi senti tutto il resto.
E' stato un piacere due sabati fa, e ancora non ve l'avevo detto, ritrovare gli amci di Villa Anna e di Cusighe allo Sperti, per la festa di compleanno di Davide.
Per la rubrica a forma di riga COME AL SOLITO MI CAPITA DI ASCOLTARLA PRIMA DI VOI, oggi vi suggerisco l'ascolto di "L'amore trasparente" di Ivano fossati, che chiude "Caos calmo", un capolavoro di affetto verso chi ha veramente qualcosa da dire nella vita, e la dice, e la fa. E' un film a cui voglio bene, mi dispiace. Sconsiglio invece vivamente "L'amore non va in vacanza". Se vi accontentate di un lieto fine, allora vi conviene cambiare vita.
Cirillo
mercoledì, febbraio 13, 2008
Non potevo non congratularmi con i membri del nuovo consiglio direttivo dell'associazione onlus DOTTOR CLOWN BELLUNO, per l'elezione avvenuta in momento di festa lunedì sera. E' un onore per il sottoscritto farne ancora parte, ed è un onore ancora più grande poter godere della sempre gigante presidente dottoressa CANNUCCIA, per me fulcro di sentimenti spassionati di amicizia e fedeltà.
Mi appoggerò ancora una volta ad alcune figure importanti di questo direttivo, che come sono state riconfermate: dottoressa ASPIRINA, dottoressa AIA, dottor STIV. E mi butterò in maniera plateale addosso alle new entries, la dottoressa TABATA, la dottoressa SAPONETTA e il dottor SOLLETICO.
Sono contento, bravi.
E fiducioso di tante cose.
Il blog del dottor Cirillo vi ha proposto un istantaneo momento di rilassatezza spontanea e soddisfazione improvvisata, in attesa di nuove mirabolanti avventure! Il tutto offerto dal liquore più amato, il GALLIANO!
Cirillo
domenica, febbraio 10, 2008
La mia (ultima) lettera da vicepresidente
C'è sempre l'immagine della corsa, no? Quella che mi porto dietro da quando mi sono accorto della fortuna di avere due gambe. La stessa che mi ha accompagnato stanotte, intorno alle due, quando mi sono ritrovato a correre sul ponte degli alpini a Bassano, da un estremo all'altro, che a sentire il fiato che mi manca sto da Dio, e nessuno se ne accorge, e quindi corro...
E di corse, scarpe da corsa permettendo, ne ho fatte molte in questi due anni da vicepresidente dei dottor clown bellunesi... due anni, che in realtà sono forse il doppio...
Corse in ospedale, che si parte mai in orario, e quindi poi si scende in strada con il nervoso, che le altre auto vanno piano e non arriverai mai in tempo, e vorresti a volte esporre dal finestrino il fazzoletto bianco, come si vedeva nei film vecchi, quando qualcuna incinta rischiava di partorire sul sedile di una vettura...
Corse alle riunioni, come quella di venerdì, per dire la tua, ascoltare la loro, che tanto sai che al massimo ti arriva alla fine la tisanina o qualche parola calda e zuccherata da chi si trova intorno al tuo stesso tavolo...
Corse in discesa, verso soddisfazioni e ringraziamenti, e sorrisi ricevuti, che una volta partita non riesci più a fermarti, e corse in salita, quando ti sembra che il naso cominci ad essere un po' sbiadito e le tue mani un po' troppo stanche per permettersi di stringerne altre...
Corse al telefono per rispondere alle chiamate degli altri nasi rossi, che hanno sempre qualcosa da dire, ogni giorno, ogni volta, e questo glielo invidio...
Corse ai corsi, che non sono mancati in questi anni...
Corse fino all'altro lato della stanza, dove trovi chi non è sempre d'accordo con te, e allora le posizioni e i modi di fare cominciano a farsi sentire, ma non c'è niente da fare e bisogna far fare a chi ci sa più fare...
Corse in mezzo ai campi indiani, lungo le strade di Gerusalemme e Bucarest, e di altre città più vicine, che mi hanno accolto in questi anni, come se non si fossero mai spostate da lì, e mi stessero aspettando...
Corse più rallentate, passeggiate, a volte mano nella mano, con chi ritieni ti stia ascoltando e abbia voglia di correre con te...
Corse da solo, come quella volta che ho lasciato tutto e tutti, e sono corso via. Corse in compagnia, che non c'è nemmeno spazio per mettere i piedi in avanti da quanta gente c'è. Corse in due, che uno va più in fretta, ma poi aspetta sempre.
Ho corso tanto in questi due anni, con queste scarpe da corsa che i clown hanno voluto regalarmi. "Adatte a un vicepresidente", hanno detto. E per questo voglio ringraziarvi tutti, per la fiducia che in questi anni mi avete dato. Qualcuno ha corso sicuramente più di me, ma credo di non averlo mai perso di vista. Il cuore ce l'ho messo tutto, fino a spomparlo. Il fiato anche, che a volte sembrava di farci l'amore. Le gambe sono ancora qua, a reggere tutto, compreso il naso.
Domani la nostra associazione compie l'ennesimo passo. Spero che tutti abbiano voglia di indossare le scarpe da corsa, compreso me.
Cirillo
sabato, febbraio 09, 2008
Nostalgici tabatiani, un nuovo scritto anche per i nuovi adepti, direttamente dal mondo fatato...
Se dico meraviglia… a voi cosa viene in mente?
Attendo… Coraggio!!
Cosa crea in voi uno stato di meraviglia…?
tipo:
mano piccola piccola che stringe dito grande grande..
occhi vispi che ti seguono..
ritrovare qualcosa che credevi di aver perduto…
essere qui, adesso…
aggiungete! avanti aggiungete!!
Ne avete attimi di meraviglia da condividere.. lo so
come ne avete di tristezza o di sconforto
ma oggi voglio concentrarmi sulla-nella-per la meraviglia.
Non scrivo niente di nuovo… sapete già tutto…
prendo in prestito parole per cercare di raccontare la meraviglia secondo me giovedì sera in corsia…
La cosa buffa è che in quell’attimo di “meraviglia vissuta” di parole non ne sono uscite proprio… neppure una, neppure un ohhh!!!
E’ bastato un soffio, la passeggiata di alcune bolle di sapone che con delicatezza sono state catturate ( cadute in un sacchetto)quasi come fossero farfalle in primavera….una mano che cerca qualcosa di prezioso proprio dentro a quel sacchetto…. due bolle che se ne escono trasformate in sfere perfette, trasparenti, consistenti che il dottor Balù inizia a far correre, girare, saltare da una mano all’altra, arrampicare, rotolare, danzare, bloccare… per un attimo bloccata la bolla… “catturato un bambino” come caduto in un sacchetto; catturato come la bolla, come la farfalla, come…
Emozione trasparente, rotonda, pulita.
Voglio continuare a catturare meraviglia… perché sono io a scegliere come sporzionare la mia realtà e di meraviglia ne voglio una gran fetta…
Grazie dottor Balù
Tabata
venerdì, febbraio 08, 2008
Nasi rossi in geriatria anche a Feltre.
La signora Elisa che ci dà il benvenuto con tanto di caramelle - il sacchetto è ancora chiuso, ci avverte, come se volesse darci tutto, anche il comodino della camera - e noi lì sorpresi, che per noi la Lisetta si è messa in piedi, e al primo inciampo "non preoccuparti, sono le ginocchia" mi fa.
La medicina dei sogni belli. Sta in tasca, ma vola e si aggrappa a tutta la camera.
La Rina mi racconta che anche lei da giovane si vestiva da "paiassa", per la Superiora, che le faceva sempre far teatro. "Adesso non potrei più, che non mi viene neanche da respirare". Il naso rosso come maschera d'ossigeno?
L'infermiera bionda che mi chiede se abbiamo fatto un corso, e s'illumina.
Come al solito c'è quella che ti dice che è Quaresima, e in maschera non si va più, ma poi ti ricorda che son meglio le maschere dei preti. E intanto la dottoressa Cannuccia trovo moroso, ma non marito: "Come faccio a sposarti che c'ho quasi cento anni!".
La signora Nilche seduta da una vita, pensa.
E così, grazie ad una dottoressa che aveva bisogno di una scorta tutta matta per i corridoi dell'ospedale, ieri sera siamo capitati in Geriatria, che c'era anche Caramella e Citrullo, e la voglia di dire buonanotte a chi non si è visto mai.
Per la rubrica a forma di riga COME AL SOLITO MI CAPITA DI ASCOLTARLA PRIMA DI VOI, oggi vi suggerisco l'ascolto di "Goodnight" dei Babybird, un po' datata, visto che è stata suonata a metà '90, ma per una buonanotte improvvisata ci sta tutta.
Cirillo
giovedì, febbraio 07, 2008
Niente cottura oggi.
Giovedì scorso, invece...
Appello. "Capocomico del giovedì?". "Assente".
A me gli appelli a scuola piacevano.
C'era quel farsi riconoscere istantaneo, e soprattutto era uno dei pochi momenti di vero silenzio all'interno della classe. Unico rumore in sottofondo: le pagine dei libri e degli appunti mosse da quelli che quel giorno sarebbero stati interrogati.
"Presente". "Presente". "Non c'è". "E' ancora assente". "Presente".
Giovedì scorso ero cotto. E in ospedale proprio non ce l'avrei fatta a presentarmi. Col naso rosso che fuma, hai presente?
No, eri assente, non presente.
Oggi invece a Feltre credo che capiterò.
Che l'altra volta, vabbé che era Giovedì Grasso, ma da quel che mi hanno raccontato, ne sono successi di tutti i colori!
Papà indisponenti che sanno soltanto sentirsi più alti dei propri figli, e hanno dimenticato che semplicità e soprattutto bassa statura per un bel po' di anni, in questa vita, sono le cose più importanti.
Letti riempiti da bimbi che non hanno voglia di riempire, nemmeno con la fantasia, nemmeno con la propria infanzia, e allora ce lo mettono tutta per trovare le parole giuste e spiegartelo, ma l'unica cosa che gli viene da dire è "sono diverso da te!".
Braccia conserte, occhi che spiano senza bisogno di fessure, menti al lavoro, nasi rossi kamikaze, tutto in una camera di ospedale.
Non è stato facile, lo immagino, e anche se ci fossi stato, amici miei, cosa sarebbe cambiato? Ne avremmo parlato, è vero, e quel panino finale sicuramente sarebbe stato più digeribile.
Chissà perché la gente scrive papiri quando pensa di aver aperto la bocca troppo presto, e non scrive nulla quando invece da condividere ci sarebbe tutta la pancia che mormora, vero dottor Citrullo.
Voto in pagella: sei e mezzo, questa volta qualche sfogo in matita me lo aspettavo, babbani!
Venerdì però in otorino ci sono andato, cotto o non cotto. Dottoressa Lulù che fa bu-bù! C'era anche lei. Appello: tre bambini su tre presenti, con D.P. (pure il cognome vi suggerisco) che sicuro di quanto aveva tracciato sul libro magico ci fa, a me, a lei e atutta la camera: "A me i disegni saranno sicuramente venuti meglio degli altri due bambini, perché c'ho il dito più maggicco!". Ovviamente con gli altri due bimbi a un metro di distanza, che aspettano la maggiccheria!
Farai il sindaco, caro D.P., vedrai se non farai il sindaco.
E poi da un po' di tempo ho persino un nuovo ritrovato della tecnica clown: l'acchiappamosche giapponese! Ultimo ritrovato della tecnologia nipponica, esso permette di colpire e disintegrare le mosche dalla lunga distanza. Occorre però un'adeguata attenzione nell'utilizzarlo, perché se per caso lo caricate a rovescio, beh, rischiate più di un naso rosso!
Appello: dottor Cirillo? "Presente" ... Allora, oggi esci tu, dai, che iniziamo il secondo quadrimestre... "Sapevo io, sapevo..."
Per la rubrica a forma di riga COME AL SOLITO MI CAPITA DI ASCOLTARLA PRIMA DI VOI, oggi vi suggerisco l'ascolto di "I can't go for that" di Hall & Oates, ripresa qualche anno fa anche dai Simply Red, che ho ascoltato mentre salivo in una splendida San Gregorio nelle Alpi soleggiata, per giungere infine all'asilo, dove il signor DIVENTO ROSSO ROSSO E SCALCIO A PIU' NON POSSO mi ha fatto impazzire... ma non mi dò per vinto, oggi sono "presente"... Esca, esca Cirillo ... "Posso portare il libro?"...
Cirillo
mercoledì, febbraio 06, 2008
A me le bionde non sono mai proprio, diciamolo, proprio piaciute.
Certo, il mio primo vero amore, quello della prima media, tale Alessandra (e devo riconoscere che in fatto di gusti c'ho sempre visto giusto), era bionda. Probabilmente questo primo due di picche ha scatenato in me una ritrosia nei confronti del capello chiaro... ok, ok... anche il mio secondo amore, quello della prima liceo (io vado a periodi scolastici, non per età, che vi devo dire, oh), tale Marzia, era bionda... facile, sua madre faceva la parrucchiera, sono capace anch'io di farmi biondo... Comunque, lo ammetto, sono partito male... Da allora però, more o castane, castane chiaro, alcune verso il biondo, ma non proprio bionde, punto... se poi andiamo a vedere però proprio nell'intimo del mio cuore, io per Marylin Monroe sarei impazzito, allora la colonna portante di tutto il discorso crolla, e quindi, accantoniamo il biondo...
No, non lo accantoniamo del tutto...
Diciamo che domenica mi è capitato di correre dietro a una parrucca bionda... No, niente rimorsi adolescenziali... Mettiamo le carte sul tavolo: Bologna, esterno giorno. Piove. Domenica di pieno carnevale, in mezzo mezzo al giovedì e al martedì grasso. Campo nomadi. Incarico: accompagnare nel pomeriggi una decina di bambini rom in centro città, a fare i bambini. Mi appoggio a Potaci, lei non lo sa, ma mi appoggio tanto a lei. Carica la macchina. Arriva alla fermata bus. Questi non hanno l'ombrello, e uno ha addirittura i pantaloni della tuta tre volte più lunghi di lui. Ci saremmo bagnati meno durante un'azione militare in VIetnam durante la stagione delle piogge. Tra le teste unte e sporche, una parrucca gialla, da mini clown, che non serve la patente, ci puoi andare anche se minorenne. Tra parrucca e denti, il mio naso rosso. Quello lasciato in disparte in India, bravi. Io, niente naso. Entriamo in una festa mascherata tipo ludoteca con animatori poco esperti e con i genitori che parlano parlano e i bambini che ballano ballano. E tutti mascherati da spiderman, batman, principessa e zorro. I rom vestiti da zingari.
Mi fermo qua. Quel pomeriggio è durato. Punto. Non c'è stato un arrivo né una partenza, ma una durata. Una durata sua. Che fuori pioveva, e noi dentro a fare carnevale, mescolati. Dentro proprio. Non in disparte, non gruppo, e il resto mondo. Dentro, proprio. Non campo, e il resto città. Dentro. Non sabbia, e il resto mare. Dentro.
Volevo dirvela questa cosa.
Che il dottor Cirillo, pur avendo il naso in disparte, in queste nuove situazioni, pur amando e non amando le bionde, pur con i suoi momenti no che fanno cenno di sì, SI STUPISCE ANCORA. Ti credo che mi stupisco, santo mondo! Ho visto i bambini in mezzo ai bambini. Guardate che è straordinario, vedere i bambini dentro i bambini e noi dentro questa cosa, che poi arriva a casa con tutta la pioggia dentro che c'hai, vero Potaci, vero Cirillo, e sei lì che pensi: "Io ne voglio ancora! Voglio stare dentro a quelli che stanno dentro!".
E allora, anche se non vi racconto nemmeno questa volta di ospedali o case di riposo o momenti di convivialità "clown", sappiate che il Cirillo continua a stare dentro a quelli che stanno dentro.
E ringrazio Saponetta, e il signor Federico, e il signor Matteo.
Che sono stati dentro...
...e riuscirò a stare ancora più dentro, ve lo prometto.
Infine, ieri alla dottoressa Aia, che mi ha sognato, scrissi: "Fa bene ogni tanto star nei sogni altrui".
E da oggi, in barba alle liste, alle citazioni, ai consigli, prende il via la rubrica a forma di riga COME AL SOLITO MI CAPITA DI ASCOLTARLA PRIMA DI VOI. Il brano che vi invito ad ascoltare oggi è "Monkey man", versione Amy Winehouse, brano ska reggae tra i più noti, soprattutto nella versione The Specials, e per i bellunesi, nella versione dialettal-parodia delle Wongole.
Cirillo
ciao a tutti
scrivo perchè...beh fondamentalmente non so perchè,ma volevo
scrivervi. Volevo dirvi che siete pieni,siete dolci,siete
poetici,siete schizzati,siete abbracciabili...e purtroppo siete troppo
poco presenti nella mia vita. Sabato è stato un pomeriggio magnifico e
una serata festosa e festante, anche se sembravo un po in disparte,ma
è una cosa che mi capita quando conosco poco. Quindi ringrazio i
laboratoristi o meglio quelli che ci hanno dato degli ottimi consigli
(se metto insegnato sono sicuro che si arrabbiano)su come svolgere il
nostro servizio, su come portare il sorriso sui volti di persone che,
anche se poco, stanno male.Poi ma non proprio poi,si
insomma,insieme,ringrazio tutti voi che eravate presenti.
Quindi grazie a tutti,punto
P.S.
volevo scrivere a tutti quelli che c'erano al corso ma non ho idea di
come fare.
P.P.S.
ma nel qual caso nominaste anche me...me lo fate rifare il tunnel
delle carezze?
P.P.P.S.
si beh insomma...e in culo anche al jazz
Dottor (sono indeciso tra Balù e Rockenroll o qualcosa di simile...o
anche obelix o bigfoot...boh) comunque vostro francesco
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