Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
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lunedì, gennaio 14, 2008

Una rosa in una bottiglia.

A quattordici giorni dall'inizio di tutto il resto, mi ritrovo a guidare sotto una pioggia battente, che fa fin troppo bene in questi giorni, verso Bologna. Una città che non dico sia diventata ormai di casa, ma che mi interessa. Una città che potrebbe darmi molto di più in realtà, ma che non ce la fa, che forse si è persa persino lei in tante cose, e che invece meriterebbe di starsene seduta un po' e che qualcuno l'ascoltasse. Io a Bologna mi iscriverei persino ad un partito, tanto mi dà sicurezza. A differenza del partito. Ma per me, che sono cresciuto un po' in questi ultimi anni e che indosso un maglione sul marrone con tanto di cerniera sopra scarpe da ginnastica sgualcite, è ancora presto. Intanto mi porto dietro ideologie, ideali e un tentativo di coerenza, che non fa mai male, poi si vedrà...
Dicevo, me ne stavo a prendermi pioggia e traffico mentre andavo a Bologna, e a buttare giù sul sedile a fianco dell'auto, una serie di considerazioni sulla felicità o meno. In sottofondo canzoni di tre o quattro anni fa trasmesse da radio locali tipo "Radio Pico" o "Radio Modena 103", che uno si domanda come fanno a far trasmettere certi tipi, che veramente non hanno nulla da dire, e allora tanto vale ascoltare veramente Virgin Radio che almeno non parla nessuno...
Dicevo, me ne stavo a considerare la felicità. Compito piuttosto arduo, malsano, a tratti, soprattutto nei pressi delle stazioni di servizio e degli autogrill, inutile. Ho ripensato ad alcune situazioni che mi hanno coinvolto di recente. A parte l'India, che quella dura quello che dura, con tutto il discorso che ci va dietro del cuore rapito, e che poi certi bimbi li sogni persino, e che non puoi dire quello che comporta nei tuoi stati d'animo... Sarà, è che è vero che certe facce e certe mani ce li ho ben presenti. Anche adesso. Però con sincerità vi devo dire che per me è stata un'India difficile, questa terza India, ma che mi sono piaciuto: ho lavorato tanto con quello che ero, senza voler dimostrare niente a nessuno, e quel naso rosso, sebbene l'abbia indossato poco, l'ho fatto mettere a tanti altri. E questo mi è piaciuto. In fondo sono andato lì da ospite, e gli ho riempito la casa come potevo. E non ho nulla da ridire, perché sinceramente ero troppo impegnato a riempire.
Ho considerato poi, sempre buttando giù sul sedile di fianco, che anche in ospedale, giovedì, è andata bene. E ancora, sabato e domenica c'è il corso di fine tirocinio, e sono contento per quelli che ci sono arrivati, con impegno, sacrifici, momenti di serenità, soddisfazioni, gente che si dà una pacca sulla spalla e si è scoperta bella in certe situazioni. Vedi un po' te.
E poi mi sono messo d'impegno a considerare certi momenti dei miei ultimi mesi. Come al solito mi sono sorpreso per certi, anzi no, forse per tutti. Avrei voluto segnarmeli in qualche quaderno degli appunti, non so. E invece non l'ho fatto. Da qualche parte, sui muri di casa, ho appeso biglietti di teatro, foto di concerti, immagini di vita. Questo più che altro perché la mia casa si possa ogni tanto sentire casa. Che poi si convince che sono solo di passaggio. Mi sono accorto che esistono delle liste che dovrei fare, e poi non faccio. Tipo: andare a trovare Lidia, e portarle un regalo. Tipo: telefonare a don Vito. Tipo: ritrovare la compagnia della mia compagnia. Tipo: chiamare Giulia e chiederle "sinceramente, perché non sei venuta?". Tipo: cominciare a stendere la relazione annuale per la biblioteca. Tipo: scrivere un articolo come si deve. Tipo: cominciare a inviare curriculum. Tipo: tirare su le persiane quando arrivo a casa, invece di dire "tanto prima o poi la sera arriva". Tipo: andare a casa di Rudy e ascoltare dei dischi nuovi, o guardare qualche scena di film d'antologia. Tipo: ripassare in canonica, che una volta ci andavo tutte le settimane.
E poi, e poi nel sedile accanto, lì, l'altro pomeriggio, in auto sotto la pioggia, avrei voluto stringere una mano e sentire ridere.
Dicevo, dovrei fare delle liste. Ora che inizia l'anno nuovo. E invece no. Vado avanti senza liste. Nella speranza di cogliere attimi, di immergermi nelle novità, nell'aspettarmi delle soprese esterne, nel trovare e cercare tempo per chi da tempo non mi sente.
Una sera in India 'Baristo mi fa: "Ad un certo punto della mia vita ho deciso di provare ad essere felice ogni giorno". Io non ci provo neanche, che ogni volta mi tocca sempre ricominciare. Però il fatto che abbia avuto un pomeriggio, che la pioggia scendeva e io me ne stavo in auto a fare certe considerazioni sulla felicità, beh, mi ha fatto capire che ancora morto non sono. Che ascolto sempre certi dischi, e vado sempre a certi concerti. Che vesto sempre le scarpe da ginnastica e i maglioni. Che il naso rosso pende sempre dall'altro naso. Che ho dei nonni che quando mi ritrovano fanno festa. Che i film che mi piace citare sono sempre quelli più belli. Che mi piace ancora cercare dita e fare l'amore, e tanto. Che voto sempre dalla stessa parte. E che a volte mi sento solo... ma poi arriva un pomeriggio a prenderti la pioggia, Bologna o non Bologna, e riscopri che t'incazzi ancora perché ti mettono due pizzette una sopra l'altra... Da qualche parte qualcuno mi osserva, e mi fa cambiare quel che è giusto.

E allora è giunto il momento di sentirsi come una rosa infilata in una bottiglia. Che invece di nascondersi dentro, perché si sente nuda e recisa, si mostra ancora bella e ti va venire voglia di un bicchiere di rosso. Io gliela dedico ad Elisa quest'ultima frase. Tanto questo foglio è mio. Voi mettetevi in fila.

Cirillo
postato da cirillo alle 15:44 | link | commenti
martedì, gennaio 01, 2008

Tutto il resto che c'e' comincia oggi.
Happy new year, dear friends!
Anche oggi qua il sole non ci lascia stare, e chissa' voi invece quante giacche e maglioni avrete indossato stanotte.
Qua c'e' l'anno nuovo da un po'.
Ieri sera spettacolo dei clown tutti mescolati, dancing moment and fireworks.. pam ... pam ... Mai visti cosi' tanti invitati a una festa di Capodanno...
L'India mi ha portato via un'altra volta.
...ditemi che non finisce, va...

Abbraccio

Cirillo (I love my India)
postato da cirillo alle 08:59 | link | commenti (5)