Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
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domenica, dicembre 23, 2007

Storia di Natale niente male niente male

E' giunta l'ora, miei cari pagliaccetti
di infilarci tutti nei nostri letti,
perché manca poco alla mia partenza
e ancora non so come farò, se penso alla vostra assenza.

Vi lascio con una storia di speranza
dopo le ultime righe da me scritte di lagnanza,
una storia che narra di una fata graziosa
che purtroppo per molti dicono sia già sposa...

Non la conoscete? Ma siete matti?
L'han vista sui tetti persino i gatti!
Già, perché questa fata è leggera e silente
tanto che nessuno camminare la sente.

Giunge d'inverno, scivolando nell'aria
che dicono che come un fiocco appaia:
non ha paura di gelo, freddo e neve
perché il suo respiro la rende lieve.

Volo da un tetto ad un albero secco
fa aprire al merlo persino il becco!
Mi raccomando, state in campana
perché è giuntala fata "Mutande di lana".

Eccola che svolazza vicino ai camini
ecco che scende per spiare i bambini
ad ognuno di loro soffia il calore
che ogni coperta d'inverno sa dare.

Io l'ho veduta, sapete, pagliaccetti?
In questi giorni mi è capitato di farle parecchi sgambetti.
L'altro dì se ne stava tra i bambini di Portaperta
mentre il sottoscritto e il dottor Citrullo stavano all'erta:
quanta energia e quanti svolazzi
per far sembrare noi due quasi pazzi,
e i bimbi che hanno assistito a quelle panzane
sono ancora lì che saltano come rane.

Poi però la fata "Mutande di lana"
ha volato lì dove non tira sempre un'aria sana
in ospedale, in otorino per la precisione
e ha assistito dei clown alla vestizione:
insieme a Citrullo e Cirillo anche una stella
questa volta a far ridere i bimbi c'era anche la dottoressa Caramella.
E tra un'imitazione del pollo Silvio e una tempesta di colori
la fata "Mutande di lana" ha regalato a una mamma dei fiori.

Infine eccola qui, anche stamattina
che fuori per terra c'era ancora la brina:
come ogni anno a far cinema al cinema siamo andati
e non vi dico quanti bimbi sono stati spettinati.

Come uno dei magi, alla vigilia, domani il Cirillo parte
ed è due giorni il poverino che mette in valigia vestiti, regali e carte.
E' che di posto per fortuna ancora ce n'è
perché la fata, l'ho deciso, quest'anno viene con me.
E spingi spingi spingi, e schiaccia schiaccia schiaccia
"Mutande di lana" ci stai, che vuoi che ci faccia?!

Io parto amici miei, per la terza volta volo
ma di sicuro non potrò sentirmi solo.
Manda un bacio a tutti i secchi all'ascolto, che siete tanti
e vedrete, anche questa volta passeranno feste e santi.
Ogni tanto su queste pagine date una sbirciatina
che dall'India vi mando più di una cartolina.
Quelli già arrivati stanno bene, non siate in ansia:
mi scrivono ogni dì, stanno bene anche di "pansia".
Ci vediamo tra un po', buona vita da finale
l'anno prossimo sarà tutto da rendere speciale.

Grazie fata "Mutande di lana".
Ora sto sotto io, e decido la tana.

Ciao, parto.
Cirillo

PS: questo post è stato scritto senza l'utilizzo di un rimario, di alcolici e di sottofondo musicale. Qualcuno ne prenderà spunto per farne uno spettacolo o un laboratorio teatrale, lo so, perché al fascino di una fata che si chiama "Mutande di lana" non si resiste. Anche questo è il dottor Cirillo. Feliz Navidad.

postato da cirillo alle 23:11 | link | commenti (1)
martedì, dicembre 18, 2007

La verità?
Io Giulia l'avrei voluta vedere in India.
Ma proprio tanto.
E invece...
E invece sono qua, con lei, a chiedermi "Quanto grandi sono..?" ...ma siamo sicuri che si stia parlando dei desideri?
Cirillo


"Quanto grandi sono i vostri desideri?
Più o meno..grandi così?

Cosa siete disposti a fare per inseguire un sogno?
Quanto siete disposti a camminare?
Quanto siete disposti a rinunciare?
Quanto siete disposti ad aspettare?

Ma quanto grande è il tuo desiderio?
Dimmi quant'è grande che te lo incarto..
Che cerco una scatola.. un sacchetto
Qualcosa..
Che te lo voglio portare...

Più o meno così..
E' grande come quella cosa che sento quando S. fa fatica ad aprire gli occhi..ma..sapete cosa fa? Cosa fa la pricipessa dei fiori? Allarga per un attimo gli angoli della bocca e..sorride..
E..son cose che ti cambiano la serata..e anche un po' la vita..

Mi ci voleva un po' Biglie venerdì..perchè quando ho detto al mio compagno clown 'cosa dici se inventiamo una storia per S.?' Lui mi ha guardato e gli occhi parlavano da soli e dicevano: 'Sta qua è matta..cos'è che vuole fare adesso??'
Però si è fidato della pazza con il naso rosso e alla fine..un po' per la storia, i fiori, la musica che sentivamo solo noi e la complicità di tutti.abbiamo ricevuto qualcosa di prezioso..

Ti basta un sacchettino?
Magari blu con delle stelle disegnate?
Quanto grande è il tuo desiderio?

Più o meno così..
E' grande come portare il mare ad una bimba che il mare non lo vede da un pezzo..
Sì, sì proprio il mare vero..con tanto di gabbiani, pesci, acqua, sabbia, occhiali da sole, vento e chi più ne ha..più impara a sognare ad occhi aperti...
Ma questa è un'altra storia..che dobbiamo raccontare a quattro mani...

Mi sa che in sacchetto non ci sta tutta sta roba..
forse è meglio che te lo porto a mano..
Ma quanto grande è?

Più o meno così..
E' un po' come dire 'mi fido di te'
E' un po' come dire 'mi sono innamorata'
E' un po' come dire 'ti amo'
E' un po' come dire 'ti voglio bene'..mica così per dire..che magari ci scappa pure una lacrima..
E' un po' come dire 'voglio partire'
E' un po' come dire 'è meglio restare'
E' un po' come dire 'aspetta'...anche se si sa che fa male..
E' un po' come dire 'mi butto'..che non so mica come va a finire!

E l'India è lì..
L'India è quel pezzo di cielo lì..lo vedi??
Lì in alto..si fa spazio, sgomita tra le nuvole..
Lì, dove vanno i miei desideri, pensieri, sogni..
Che però ci vuole tempo..
Ci vuole il sacrosanto 'tempo' e 'attesa' e anche gli 'ostacoli'..perchè ci stanno tutti, solo perchè se non ci fossero non capiresti cosa significa lottare, sognare..
..non riusciresti a capire quanto grandi sono i sogni..
Che non si può nemmemo immaginare!

Tiziano Terzani scrive: 'Chi ama L'India lo sa: non si sa esattamente perchè la si ama. E' sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l' Amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato. Innamorati non si sente ragione; non si ha paura di nulla; si è disposti a tutto. Innamorati, ci si sente inebriati di libertà; si ha l'impressione di poter abbracciare il mondo intero e ci pare che l'intero mondo ci abbracci'

I vostri desideri..quanto grandi sono?
Cosa siete disposti a perdere?
Il mio è grande più o meno così.
..come l'India che deve aspettare e fa male..

E intanto continua a crescere...
e io aspetto di farmi spazio tra le nuvole"..

Giulia
postato da cirillo alle 13:58 | link | commenti
mercoledì, dicembre 12, 2007

Mi appoggio al mio sentirmi solo.

Di parole da mettere in fila su queste pagine, ne avrei.
E' che in questo ultimo periodo mi accontento.
Mi accontento del silenzio, che c'è in casa mia, come in questo momento.
Mi accontento delle risposte dei bimbi, invece di pretendere oltre alle risposte, anche le loro, di domande, e i giochi, e i loro racconti.
Mi accontento dell'ospedale, e ho paura di ritrovarmi prima o poi nel superfluo...
Mi accontento dell'essere triste.

Io. Che non mi sono mai accontentato di una vita sola, ma ne ho sempre cercata almeno un'altra. Anche tre.
Io. Che mi viene da ridere quando incontro i tre tiroclown feltrini, che in queste ultime settimane si sono catapultati nella pediatria feltrina, e io gli ho voluto bene da subito. Diciamo che son delle belle facce, e secondo me si innamorano pure facilmente. E' che non lo dicono, perché son timidi. Ma poi, hai presente quando si alzano quelli appena nati con le ali? Uguali. Non li fermi più, possono andare a sbattere anche tre-quattro volte sul muro della casa di fronte, ma poi non li fermi più.
Io. Che ho fatto questa digressione sui tiroclown, ma perché mi andava, il resto è fuffa.
Io. Che tra meno di due settimane riparto. Ma questa è un'altra partenza.

Vorrei, giuro, ritrovarmi a mettere in fila le parole. Tante.
Ma sapete che ci sono dei giorni che son proprio triste?
Io ve lo dico perché siete voi, mica per altro.
Ma la gente non ci crede.
Sapete, allora, che un po' mi sono rotto le palle?
Ma si sono proprio infrante!
Hanno fatto "crash".
Tanto, dirà qualcuno, non le avevi neanche prima.
Allora ho detto io: "Che c'è, Cirillo? Che hai?".

E' stato allora che mi è venuta in mente quella del secchio e della pioggia!
Te la sai quella del secchio e della pioggia?
No, che non lo sai... non l'ho mai scritta...
Allora, prima di scriverla, voglio solo sottoplineare come io dedichi quella del secchio e della pioggia a tutti quei secchi bucati che ci sono in giro. Quei secchi che devono fare i conti ogni giorno con i loro problemi, con l'ipocrisia, con la stronzaggine, con la xenofobia, con i luoghi comuni, con le montagne. A quei secchi, la dedico, perché sono contenitori che meritano rispetto, anche se sono bucati. E io a quei secchi gli voglio un gran bene, e quando avrò sete, chiederò di poter bere da loro.
E allora, quella del secchio e della pioggia fa più o meno così.

C'è stato un giorno che pioveva. Che veniva giù. E non tornava su.
Quel giorno un secchio uscì di casa. Perché è un secchio, e i secchi mica sanno quando è opportuno uscire. Loro escono e basta, perché hanno voglia di vivere. Oggi esco o non esco? Il secchio questa domanda non se la pone. Lui salta ed esce. E intanto la pioggia veniva giù. E allora il secchio cominciò a riempirsi. E diventava pesante. E bagnato. E mentre saltava sempre con più fatica, per strada incrociò un altro secchio. E questo si lamentava, mamma se si lamentava. E la pioggia viene giù, e mi bagno tutto, e senti che umido. Questo dicevo. E il secchio passò. La pioggia no. E il peso si faceva sempre più opprimente. E i salti sempre più corti. Nel frattempo incrociò un altro secchio. E questo spandeva tutto, rischiava ad ogni passo di rovesciarsi. Ma lui cantava, beato, sotto la pioggia. E perdeva acqua in gran quantità. E sommergeva le sue canzoni, che neanche si sentivano. E ormai non sapeva più se saltare o rotolare. E il secchio passò. La pioggia no. Salti sempre più brevi, finché, stanco, il secchio si fermò. Sentiva ormai l'acqua salire sempre più. E aveva paura. Paura di fare la fine del secchio rovesciato. Guardò su, lui, che se aveva voglia di guardare su, guardava su. Guardo su oppure no? Questa domanda il secchio non se la faceva. E capì. Capì che il cielo aveva capito tutto. Guarda quanta acqua vien giù! disse. Come fa? si domandò. E la risposta la cercò. Guardando giù. Perché va bene guardare su, ma a volte bisogna guardare anche giù. E vide, vide la risposta: un chiodo arrugginito che fa tanto male a guardarlo e a sentirlo. E lui ci si buttò sopra. E si bucò. Tanto male. Tanto. Ma l'acqua cominciò a uscire. Entrava e usciva. Ed era come pisciare dopo tre birre. E il secchio capì. Capì che il cielo era bucato, ed era stato tanto male in passato, mentre si bucava. Ma aveva dovuto farlo, perché dentro aveva tanta pioggia. E doveva darla, doveva buttarla giù, ai fiori, vero, ai fiumi, vero, ma anche ai secchi. E quel giorno il secchio rimase sotto la pioggia per molto tempo. A raccogliere e a ridare. Perché è così che fanno i secchi importanti: raccolgono e ridanno. E qualcuno dirà: eh, ma cosa te ne fai ora di un secchio bucato?

Ci bagno i fiori, un fiore per volta, stronzo.

Cirillo
postato da cirillo alle 17:56 | link | commenti (3)

Quando il dottor
diventò clown…..
capì che l’uomo è un essere che va preso tutto intero,
che non si butta via niente
nemmeno il sorriso perso
che i calzini lì aveva adorati a righe sin da bambino
che il rosso, sul viso, non è solo segno di timidezza
che la vita si taglia con gli occhi
ma a lui piace usare le mani
che non è diventato un uomo speciale
ma solo un uomo che vive in modo speciale la sua umanità.

tabata
postato da cirillo alle 17:27 | link | commenti