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mercoledì, novembre 21, 2007
IL CIRCO NELLA TASCA BUCATA
Il circo nella tasca bucata.
Cos’è? Che è?
Che ci infili la mano, sfiori la pelle, ma trovi le stelle.
Ho un circo nella mia tasca bucata.
Non sta fermo.
E salta, e fa le giravolte, e vuole truccarsi.
Prima, che non c’ero neanche io, se ne andava in giro a prendere l’ombra.
Certo.
Gli veniva da ridere ogni tanto, ma perché era senza famiglia.
Nomade come tutti i circhi?
Non proprio.
Abbandonato, come tutti i circhi.
Senza tendone. Senza numeri importanti. Senza sicura.
Il circo nella tasca bucata.
Cos’è? Che è?
Che ci infili la mano, sfiori la pelle, ma trovi le stelle.
Ora. Ora s’è inventato, questo circo, di fare il circo.
E si è messo d’impegno!
Mica si è messo là, e si è travestito da circo.
No! Il circo è una famiglia, prima di tutto.
I senza famiglia del circo han fatto allora una famiglia.
Si son dipinti il muso nero.
Si son messi gli abiti della festa, questi giovani d’oggi.
Sono persino cresciuti a guardare soffitti che non c’erano.
E han sognato il circo.
E han sognato talmente forte, che alla fine l’han fatto!
Il circo nella tasca bucata.
Cos’è? Che è?
Che ci infili la mano, sfiori la pelle, ma trovi le stelle.
Questo circo ora ha una speranza.
Trovare spazio in una tasca bucata, per poi cadere lungo la strada.
E lì scoprire che tutto questo circo, scuro e colorato insieme, nella vita non puo’ solo cadere.
Ma anche accadere.
E io l’ho visto questo circo in una tasca bucata.
E fa più o meno così.
Cirillo (dedicato ai Kittry di tutto il mondo)
mercoledì, novembre 14, 2007
Capita il giovedì a Feltre...
"Io ieri sera ho incontrato un Angelo.
Non era nemmeno un metro di altezza. Due occhi rotondi e luminosi, che producevano Luce vera. Una bocca con pochi e piccoli denti. Poche parole, che non servono, e una risata limpida, che sapeva di acqua di torrente. Un orecchio fasciato, che tanto lui non ascolta con le orecchie, usa il suo cuore. Le mani così piccole da riuscire ad accarezzare il mondo intero. Non ho visto le ali, ma accarezzandogli la schiena ne ho sentito la fragile forza.
Era in un reparto di ospedale che non si confà alle sembianze di bambino che ha deciso di assumere. E stava vicino ad una signora, che ieri festeggiava il suo quarantacinquesimo compleanno, immobilizzata in un letto bianco con la possibilità di muovere solo quegli occhi, così uguali a quelli del piccolo angelo.
Ma il piccolo Angelo, proprio per la sua grande capacità di farsi piccolo, non si limitava a stare vicino a questa signora che chiamava mamma. Con la stessa delicatezza e la stessa luce stava vicino anche a tutti i nonni che con la sua mamma condividono quelle mura bianche.
A tutti, tutti, tutti quei nonni quell'angelo ieri sera ha stretto la mano, e guardandoli uno per uno dentro agli occhi, ad ognuno ha sussurrato: "Buonanotte Nonna, Buonanotte Nonno", con una dolcezza e un amore che io no, nella mia vita non ho mai visto, nè sentito, nè provato.
Mi sono illusa di tenerlo per mano questo piccolo angelo, ma era lui che teneva la mia.
Mi sono illusa di averlo fatto ridere questo piccolo angelo, ma è lui che ha illuminato il mio cuore.
E così ho capito che gli Angeli non hanno bisogno del naso rosso, gli bastano due mani piccole.
(Grazie a Tabata e Erik, perchè abbiamo vissuto qualcosa di grande, che ci ha fatto oscillare...ma abbiamo oscillato insieme)"
Cannuccia
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