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martedì, ottobre 30, 2007
I ragazzi di Cusighe ci sorprendono ancora. Ecco alcune righe nuovamente a loro dedicate dal dottor Solletico e dalla dottoressa Cangu.
"Confermo...
Cusighe è un posto strano.
Da un lato ti attrae, dall'altro ti respinge.
Da un lato è una calamita che ti chiama a sé perché tu hai una polarità
diversa, dall'altro è una scarica elettrica che ti fa sobbalzare facendo
leva sul tuo imbarazzo, sul tuo disagio, sulla tua fragilità davanti a certe condizioni umane.
Da un lato vorresti star lì ad oltranza, dall'altro non vedi l'ora di uscire di lì per scaricare la tensione.
Da un lato ci sono le ragioni del miocardio (se i poeti parlano di "cuore", io parlo di "miocardio"), dall'altro ci sono le ragioni dell'encefalo ("cuore" sta a "miocardio" come "testa" sta ad "encefalo"...).
Da un lato ci sono le morbide emozioni spontanee (o come cazzo si chiamo
quelle robe lì?), dall'altro ci sono i ruvidi pensieri razionali,
imbarazzanti e brutali.
Da un lato ci sono "loro" con le loro normalità individuali, dall'altro ci
sei tu con la tua di normalità, individuale ed opinabile anch'essa.
Da un lato ci sei tu con il tuo cardio-pass (quel naso rosso che apre porte e cuor... ehm, miocardi), dall'altro ci sono i tuoi "colleghi" che non perdi mai di vista perché ti danno sicurezza e spunti d'azione e di riflessione.
Da un lato ci sono le risposte che non hanno domanda, dall'altro le domande che non hanno risposta.
Cusighe è un posto strano, molto strano".
(Dottor Solletico)
"CAVOLI ROSSI! Quelli che sono nei giardini d'inverno, quelli che
sembrano verdure da mangiare e invece sono dei fiori che sono li per
essere guardati e farti sembrare il mondo più bello, cavoli zuccato,
come quel mosaicista che c'è in mostra e non c'entra niente con i
cavoli nelle scatolette a cui pensava Stiv, .... ti ritrovi da sola e
triste a casuccia, convinta che tutti siano indaffarati nelle loro
vicende e nessuno abbia il tempo o la voglia di pensare a te, e poi
apri la mail e leggi di queste frasi e allora piangi di gioia perché
scopri di fare parte di un gruppo di persone davvero speciali che non
si vestono in modo strano solo per bellezza e per far ridere, ma che
sono strani davvero, nel senso che sono diversi da tutto quel marciume
che a volte ti ritrovi nel mondo del lavoro, che pensa solo a lavorare
e fare soldi e ha dimenticato che invece noi non siamo computer, siamo
dei pinocchi in carne e ossa e abbiamo un cuoricino che se non viene
innaffiato diventa piccolo piccolo e poi credi quasi che non ci sia
più.... invece per fortuna i clown del gruppo clown non usano la
pompetta solo per gonfiare i palloncini, la usano anche per pompare i
cuoricini piccoli piccoli degli amici che anche se non ci sono
fisicamente sono qui con te, e riescono a trovare la magia di un
sorriso sincero e vedono la gioa negli occhi di persone che le persone
standard non vogliono vedere, perché si vergognano, perché hanno paura
di essere infettate dalla non-normalità, e invece non si rendono conto
che solo loro, i ragazzi come quelli di cusighe, sono rimasti come
dovremmo essere ancora noi, spontanei, sinceri, capaci di dare un
abbraccio quando ti vedono senza tante formalità e capaci di scaldare
con le emozioni e capaci di far pensare quando a noi invece vogliono
insegnare a non pensare più.... io a volte vorrei essere un ragazzo di
Cusighe, vorrei avere la licenza di abbracciare o dare un bacino solo
perché mi sento di dare un bacino, e sorridere a un manager serio serio
perché troppo impegnato a fare soldi, ma... non si può, a noi non è
concesso nella vita normale di tutti i giorni, MA QUANDO SIAMO CLOWN LO
POSSIAMO FARE, POSSIAMO DIVENTARE COME I RAGAZZI SPONTANEI E BELLISSIMI
DI CUSIGHE, che con le loro non normalità sono più persone di tutti noi
messi assieme.
Un saltello di gioia".
(Dottoressa Cangu)
lunedì, ottobre 22, 2007
Tabata in continua ricerca di uno stato di buddhità o oshità ( che non esiste ma lo invento perchè mi piace)
Premetto che non sto impazzendo, o forse si, boh!!
Condivido
Tabata a volte agisce (che bella cosa le azioni)
Le azioni possono tacere, giacciono in silenzio.
Occorre chiamarle però. (così dicono)
Le azioni non esistono se non le fai.
le azioni possono essere condivise
possono essere consigli di nonna o di volpe.
Giacciono (che soddisfazione che mi da questa parola, ora la ripeto!)
Giacciono, noi le destiamo.
Quando punta all'azione tabata,per poco, rinuncia alle parole
per poco, perchè tabata parla anche finché fa.
Ma la parola, dopo e con l'azione, trova il posto suo
Esistono parole stupide e vuote, piene (come quelle che piacciono a Potaci)
parole rare, parole sempre quelle...
la parola casa arriva prima ai bambini della casa vera.
I bambini posseggono più cose o parole?
Alla fine la sorpresa c'è: quando alla parola corrisponde qualcosa...nella realtà
e allora significa che c'è da sorprendersi tutti i giorni, a tutte le ore...
Quanto vorrei a volte saper ben amalgamare queste esperienze fatte di azioni e di parole, si perchè alle volte per la fretta o la pigrizia Federica tende ad omogeneizzare tutto un pò, ma se omogeneizzi cara la mia Tabatina, non riconosci e non valorizzi.
voglio continuare a imparare a dare valore, voglio continuare ad amalgamare
e voi molto spesso me lo lasciate fare
grazie
tabata
martedì, ottobre 09, 2007
Walter Chiari ha capito quello che tanti no.
"Fare il clown è una scelta d’umanità.
Una scelta con i suoi rischi e le sue gioie.
Non si può essere clown se non lo si è nel profondo del cuore,
se bari con te stesso, con gli altri;
se lo fai per i soldi e per la gloria.
Non si può essere clown se non si è se stessi.
Se davvero sei clown lo devi essere fino in fondo:
da quando apri gli occhi al mattino, fino a sera, quando li richiudi.
Senza cerone, senza trucco, senza costume"…
W. Chiari
Il resto, amici clown e no, vi arriverà quando se la sentirà.
Cirillo
PS: grazie Walter Chiari, che la prossima volta ti pago un cicchetto.
Erik si racconta.
Pioggia. Inizia pure il freddo e sulle montagne qua attorno a noi è persino già arrivata la neve… Ma dico: - Non potevi aspettare ancora un po’??? - Allora mi arrendo e prendo l’ombrello che puntualmente poi lascio in macchina sotto il sedile perché non me lo ricordo mai…
Inizia il viaggio. Tutti in macchina a chiacchierare della settimana, delle novità della nostra vita, di ciò che ci è successo e di ciò che forse ci succederà… e intanto la pioggia continua a cadere, il mio ombrello è sempre là sotto e io inizio ad avere freddo e ancora paura come la settimana scorsa…
Macchine, pioggia, freddo e la voglia di tornare in ospedale per riprovare, per vedere cosa succederà, per vedere se riesco ad aggiungere ancora qualcosa a ciò che ho già dentro di me…
Siamo arrivati e non piove più: - Finalmente hai capito che sei partito in anticipo con il freddo e l’autunno… Ci voleva così tanto? Bé, dai ti perdono per oggi, ma vedi di non ricominciare, ok??? -
Si scende, si prendono le nostre borse, borsine, borsette e borsoni e si entra pronti a cominciare…
E il mio ombrello rimane lì, sotto il sedile, all’asciutto e al calduccio, lui…
Si ritrovano tutti i ragazzi della settimana scorsa e qualcuno persino in più. Con katia rifacciamo il tragitto per arrivare nello spogliatoio e la strada, le pareti e quella linea gialla che ho imparato a seguire mi sembra di conoscerle ormai da tanto tempo.
Mi cambio, tolgo i vestiti che hanno visto la pioggia fuori dall’ospedale e come Superman in un batter d’occhio mi trasformo un po’, indossando non la calzamaglia e il mantello ma un camice a macchie perché i disegni non li so fare ma i disastri con i colori mi vengono benissimo…
Si parte, un po’ di casino e confusione nel corridoio che non fa mai male e su con gli ascensori assieme ad alcuni bambini che mi guardano e allora faccio una boccaccia senza che mamma e papà se ne accorgano perché sennò poi imparano pure loro e non si sa mai…
Stasera chirurgia pediatrica e prima di aprire la porta ricomincia la paura, la paura della settimana scorsa che fin’ ora era rimasta chissà dove: - Ma che fine avevi fatto? Dov’eri andata? Ormai che c’eri, tornando potevi portarmi anche qualcosa no? Che so un palloncino, delle bolle di sapone, un colore, un fiore… e invece niente…-
Si entra e tutti i bambini cambiano faccia, i loro occhi ci controllano, non sanno cosa ci facciamo lì, però ci ascoltano, giocano con noi e piano piano tutto cambia, siamo i loro primi amici, con noi ridono, giocano, ci trascinano da una parte all’altra, ci cercano e alla fine mi regalano un sorriso anche se non ho fatto quasi niente perché ancora non so fare quasi niente… però gli regalato un po’ di bolle e lui stupito ci ha giocato… ho anche fatto esplodere un palloncino e gli è pure piaciuto… Qualcosa ho fatto allora… Bene!
Alle nove tutti via, i bambini devono dormire e la confusione ormai non va più tanto bene.
Si scende, ritrovo tutti di nuovo e chissà quante cose anche gli altri hanno imparato stasera come me… Sono contento, felice, il mio clown da qualche parte dentro di me ha imparato qualcosina in più, sto trovando la voglia di buttarmi quando davanti a me trovo un bambino e questo mi rende pieno di forza e di allegria.
- Ciao a tutti cari clown vicentini, grazie! Mi raccomando giovedì prossimo non mancate sennò io che faccio??? - Si esce, seguo la linea gialla, ritrovo la porta, l’uscita e ovviamente la pioggia che cade, che mi bagna, che mi lava la faccia dove è rimasto anche un po’ di trucco…
E il mio ombrello è sempre rigorosamente là sotto il sedile, all’asciutto, al calduccio…
Che me ne importa: io ho visto i bambini che ridevano, quel calduccio che mi hanno dato basta e avanza… anzi sai che ti dico? Se vuoi te ne do un po’….
martedì, ottobre 02, 2007
Paolino si racconta.
Sguardi, sorrisi, mani che ti cercano curiose…per stringere altre mani, per abbracciare, per dire ciò che non si riesce a dire con le parole…che a volte non bastano per dire tutto.
Sguardi, voci, risate, cerchi nei quali gli sguardi incrociano quelli di tutti gli altri. Emozioni…sensazioni…caldo…un vortice di sensazioni che ti portano a spasso per il mondo.
Ecco come posso provare a descrivere ciò che ho vissuto a villanova ( e scusate se il nome non è corretto o incompleto), un posto un po’ fuori dal mondo, in mezzo ai monti, dove il silenzio è rotto dai cani che abbaiano lontani e dai greggi di pecore che pascolano su prati che torneranno verdi con le prime piogge, un mondo che per due giorni è diventato il centro del mondo…
Fatto di balli, di telegiornali che non andranno mai in onda, di dita che dipingono, si emozionano, che possono fare un po’ qualsiasi cosa. Di musica ascoltata, vissuta al centro di un coro che ha lasciato più di una bocca aperta e occhi che tradivano le emozioni nate da quelle note così intense che sembrava di poterle acchiappare se solo si allungava una mano.
Due giorni che sono continuati sulle rive del mare tra passeggiate e chiacchierate, fate e folletti, balli in una stanza troppo piccola per contenere tutti.
Ho imparato tante cose in quei giorni e potrei mettermi a fare la lista ma a me le liste non piacciono poi molto, ho scoperto e riscoperto tante cose come ad esempio che forse in Sardegna esiste l’albero della grappa (per ulteriori info chiedere a Simona).
Tante cose girano tra pancia e cuore (niente allusioni al porchetto), che prendono forma un po’ alla volta, vengono fuori un po’ alla volta, potenti (come piace dire a Tabata). Magari un giorno le rimetto tutte in ordine e ve le racconto in questo momento però preferisco cullarmi in quelle sensazioni che mi fanno stare bene, che mi fanno sentire “innamorato”.
Un abbraccio di quelli grandi che prendono dentro tutti… ma proprio tutti.
Dr. Paolino
Fagiolino si racconta.
"Cari Amici
Non vi voglio riempire ancora di complimenti.
Vi mando le foto, spero che qualcuna parli da sola, altrimenti potevo anche farne a meno.
È stato bello, ma io sono abituato a guardare avanti, a fare tesoro, e ad aspettare la prossima volta.
Siete delle belle persone, e non è vero che non vi aprite agli altri.
Io continuerò a seguirvi da qua, ci sentiremo, magari un giorno riusciremo a fare un viaggio clown insieme, mi piacerebbe.
L’ultima cosa che vi voglio dire è una delle poche certezze che ho perché l’ho sperimentata nella mia vita più e più volte: l’amore genera amore che genera amore che genera amore. Se volete metteteci la A maiuscola, va bene lo stesso.
Questo ho pensato domenica notte, mentre Biglie e Cirillo dormivano nell’altra stanza con i miei insetti.
Siete uno strumento di amore, non siete l’amore.
Me l’ha detto Giulia, una laica che va dove c’è la guerra, ora in Afghanistan; mi ha detto che siamo come un tubo che veicola la grande luce dell’Amore: se e quanto sappiamo illuminare, dipende solo da noi. Che persona Giulia; dice che le cose le accadono non appena le pensa: se le serve una cosa per-Amore, prega e quella cosa-persona, si concretizza. È vero l’ho visto con i miei occhi, qua a Sassari.
Manina, 52 anni di Napoli, vive da 10 anni in Madagascar, sono andato a trovarla, ha costruito 150 scuole, era andata a riposarsi e a meditare a 50 anni, e si è ritrovata a salvare vite umane ogni giorno e a costruire scuole. Come? Con l’aiuto della Provvidenza di Nosy Be, l’isola in cui vive. Anche lei se ha bisogno di qualcosa, le piove dal cielo. Un tecnico per riparare la caldaia: detto 10 minuti prima, materializzato l’unico dell’isola alla sua porta per chiedere riso e vestiti. Visto con i miei occhi. C’è il sito su www.bambinidimanina.org se ne volete sapere di più.
Amore che genera Amore che genera Amore. All’infinito.
Grazie per aver condiviso il vostro Amore con Noi
Nanneddu meu,
su mund’est gai,
a sicut erat
non torrat mai.".
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