Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
Se volete scrivere ai clown belluno@dottorclownitalia.org

giovedì, maggio 31, 2007

La buonanotte del dottor Pluto

Un mese. Già. E’ passato proprio un mese da quando abbiamo fatto ritorno dalla “nostra” Bucarest. Ricordo ancora la mia stanchezza di quel ritorno condizionato dalla febbre, dal super cagottino, dal sonno. Ma ero anche “pieno” di tutte, tante emozioni vissute in quella settimana. Per quanto ci si prepari, non si è mai “pronti” …

Sono tornato anche con delle certezze: questo mondo proprio non è fatto per i bambini. Questo mondo non ama i bambini e nel nostro caso possiamo dire che Bucarest non ama i suoi bambini perché altrimenti non starebbe lì impassibile di fronte all’orrore dei bambini di strada. Non è una forzatura se ci pensate, usare la parola orrore: è così. Visto dagli occhi di chi è anche padre e forse, anzi senza forse, ha una immagine fissa di quell’orrore ogni volta che mette a letto suo figlio. Un’altra certezza, mia, è che sento queste nostre clown missioni in maniera particolarmente forte: sono convinto che anche a Bucarest i nostri nasi rossi hanno fatto qualcosa di buono. Hanno sicuramente portato suoni, musica, colori e sorrisi ma hanno sicuramente portato anche tanto Amore... voglio si voglio pensare che anche “solo” un bambino (se ci pensiamo uno è tanto…) abbia trovato riscatto da quel nostro incontro….

E quando ognuno di noi lascia le proprie familiari certezze, ma anche quotidiane banalità e tristi ripetitività, e si mette “in gioco” in queste cose, è sicuramente perché crede nell’Amore. Crede nel grande e meraviglioso atto del Donare. Crede nella gratuità…che è Amore. E quale cosa più bella è donare amore ai bambini, soprattutto bambini disagiati, che vuol dire poveri, abbandonati, orfani, magari malati, magari…magari.

Anche stavolta ho fatto fatica a raccontare ad altri di questo nostro viaggio: quando partono le domande del tipo “ma che siete andati a fare là” e tu rispondi “a portare Amore”, non mi sembra che ci sia davanti una faccia convinta e felice per questo. Male, perché è anche vero che dobbiamo contaminare “gli altri” se vogliamo che qualcosa cambi.

Ho letto una bella frase del grande Alex Zanotelli; dice: " smettiamola di pensare che quello che facciamo non serve a niente!" Grazie Alex. Noi portiamo “solo” Amore? Ed ecco la gioia dei baci dati, e ricevuti. Ecco la gioia degli abbracci dati, e ricevuti. Ecco la gioia delle bolle di sapone, ecco la gioia delle mani toccate tanto care a Cirillo e degli occhietti rom che si sono incrociati con i nostri. Ecco la gioia della vostra presenza.

Il gruppo. Che vuol dire tutti noi che c’eravamo. Ognuno con le sue aspettative, le sue idee, i suoi pensieri, i suoi pianti, i suoi sorrisi, le sue grida, silenziose oppure no. Tutto “dentro” a questa missione. Vi stimo tutti, perché avete fatto la mia stessa scelta di partecipare che non è il “bravi” che ci dicono gli altri, ma quel qualcosa che dicevo prima e che ti dice: vai! Questo viaggio mi ha “scatenato” dentro tanti pensieri e tanti silenzi. Infatti vi scrivo solo ora per la prima volta. Ammetto che quando penso a Bucarest prima entrano sempre i volti dei bambini poi i momenti insieme a voi: quei momenti in cui in piccoli gruppi o in coppia si cerca e si vuole condividere pensieri e momenti della giornata. Vi ho incontrati anche così, chi più chi meno per carità, in strada, in ostello, a tavola, nel parco...ma di ognuno di voi ho un momento particolare, un dialogo, una foto, uno sguardo, una vostra azione verso i bambini . Un qualcosa insomma di indelebile. Sono contento di esserci stato, là con Voi.

Io penso di aver messo un campo tutte le energie finchè non sono arrivati qui tre ultimi giorni. Ma non butto via niente. Anzi, in quel mal stare insomma, ho avuto comunque prova di amicizia, di affetto, di grande affetto e di condivisione.

Adesso sto bene. Ho molta energia nelle serate ospedaliere. Ho avuto domenica scorsa, alla festa di Macondo, la possibilità di contatto con persone che da anni svolgono azioni di volontariato o di propria mission in zone tremende del nostro mondo: Africa, tanta Africa: Congo, Burundi, ma anche favelas brasiliane e baraccopoli nel sud america. Persone meravigliose, magari imprigionate, torturate, ma che hanno ancora una forza immensa nei loro progetti di vita. Persone che mi hanno dato una carica enorme e che mi convincono sempre più a credere in quello che facciamo.

Ecco, lasciatemi sognare, sapendo che i sogni si avverano, che i nostri nasi rossi viaggeranno in tutto il mondo a portare sorriso e amore a tutti i bambini che incontreremo. Io farò il possibile per esserci, sempre.

Ho scritto tanto e mi fermo qui, Questa è la mia buonanotte a voi.

W la vida.

Pluto
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mercoledì, maggio 30, 2007

Ancora cartoline da Bucarest.


a me Bucarest ha dato tanto e non voglio dimenticarlo... dalla finetti alle pseudo avventure amorose, dall'uniciclo in strada ai ragazzi di parada..volevo solo sapere perchè tutto tace e perchè nessuno parla...chi se ne frega se certi lo reputano un campo scuola...parliamone... (Dottor Dino)

Passare da un "allagamento emotivo" (espressione che adoro e che prendo in prestito dalla dottoressa Frappè) come quello di Bucarest alle nostre
"asciutte" normalità stona un bel po' come stonerebbe un capello sulla mia testa... Ma sento che questa sensazione la condivido con chi, reduce da Bucarest, incontro qui a Belluno: i miei "colleghi" belumati e la
graditissima rappresentanza di Vicenza e Rovigo che ci ha dato man forte
domenica scorsa per uno spettacolo qui in zona. Sento che siamo ancora
tarati sulla stessa lunghezza d'onda anche se in effetti non abbiamo
comunicato un granché dal nostro ritorno. Sono convinto che sia comunque una cosa tanto normale quanto inevitabile. (Dottor Solletico)

bucuresti bucuresti , mi sembra così lontana e così vicina tuttto è dovuto a che settore della testa accendo (Dottoressa Skizzo)

secondo me dentro di noi qualcosa sta parlando, ma probabilmente a tanti piace ascoltare o meglio sentire quello che succede ed è successo... io non ne parlo più che altro perchè non amo scrivere attraverso un computer, toglie sguardi, sorrisi ed espressione... (Dottor Stress)

Poi di notte sogno: la scorsa notte per esempio ho sognato quel bambino che ho incontrato nell'orfanotrofio dove siamo andati a fare lo spettacolo l'ultimo giorno.. sognavo di adottarlo!.. e nn so perchè, ma in qualche modo mi sento in debito con quel bambino..in debito per nn avergli potuto offrire che un briciolo della serenità che invece io ho vissuto nella mia vita...in debito per nn essere riuscita ad amarlo per un arco di tempo piu' lungo di uno spettacolo...scusatemi forse sono un po' contorta, ma sto scrivendo di getto.. (Bianca)

silenzio silenzio..
rumore rumore..
troppe qcose quelle che ti porti via da bucarest..
troppe cose quelle che lasci a bucarest...
se chiudo gli occhi sento ancora le canzoni..
le lori voci..
sento ancora quelle mani che mi stringono..e nn ti lasciano andare piu..nemmeno se ritorni qua...
è vero bucarest nn è stata bella..è stata diversa..
è stata...un sogno..qualche giorno di ordinaria follia..
e mi mancano quelle manine piccole...
e mi manca piangere alla sera..quando sai che tutti dormono ma qualcuno se ne accorgerà... (dottoressa Momo)

La testimonianza. La forza delle parole. Ci ho sempre creduto tantissimo. Tra il dire ed il fare però non ci deve essere in mezzo il mare. Anche i gesti contano. E, grazie al Cielo, sono riuscita anche a passare all'azione. Vi riporto un pezzettino del mio diario clown del primo venerdì dopo Bucarest : "Ero davanti la porta della prima stanza del reparto. Davanti a me avevo tutte quelle volte in cui, magari nascondendomi dietro la macchina fotografica, ho posto un muro tra me e la sofferenza delle situazioni nelle quali mi sono trovata. Non potevo piangermi addosso per questo, sarebbero state solo fottute lacrime da coccodrillo. Dovevo reagire, cercando di valorizzare il più possibile tutti le persone che avrei incontrato di lì a poco. Anche i bambini piccoli piccoli che sono faticosi da affrontare.perché non ti danno tutte le soddisfazioni di un bimbo a cui fai una magia o di un adolescente a cui fai una battuta che riuscirà bene. E' stata una serata incredibilmente magica, piena d'Amore. Una delle più belle che fussia abbia mai vissuto". (Dottoressa Fussia)

sono tornata a casa ...tra le mie abitudini ...tra le mie cose e mi dico che tra un po' mi passa ..pero' tutto mi rimane nel cuore ..la palestina l'india bucarest! (Dottoressa AIA)

Abbraccio, Cirillo





postato da cirillo alle 12:23 | link | commenti (1)
mercoledì, maggio 23, 2007

ABBIAMO VISTO VOLARE GLI ANGELI?

Il fatto è che quando ogni possibilità è esclusa nella vita reale, le persone possono realizzare tutto ciò che desiderano nel mondo dell’intelletto, le cose più incredibili, i sogni, le imprese, l’amore, le cose più banali, una casa, un’auto, un panino….. Ed è allora, nel momento in cui si assaporano queste cose come se fossero presenti, che la mente si espande e diventa con la realtà un’unica dimensione. Allora Dio crea, gli angeli volano, gli uomini riescono……a “lanciare la voce”.
Un po’ come un parlare telepatico, proiettandosi a volte troppo lontano dal presente e dal proprio corpo, un salto e un piccolo volo nell’eternità che può assumere la valenza del dono o della dannazione.
Sono comunque momenti esaltanti che si percepiscono a seguito di molti tipi di esperienze: amore, passioni, ideali…… Istanti in cui si sente di prendere pieno possesso della propria vita, trascendendo il presente. Se però si confonde il mezzo con lo scopo può succedere di ricercare questi attimi senza ancorarsi all’esperienza vissuta, attraverso scelte sbagliate come l’uso di sostanze stupefacenti o la ricerca della morte.
Così nel vuoto assoluto che si crea trascendendo la realtà senza viverla, l’arte è l’ultima possibilità di ancorarsi al presente e riappropriarsi dell’essenza perduta delle cose.
Se anche questo viene a mancare, Dio solo può dare una risposta.
Dada
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giovedì, maggio 17, 2007

Dottor Cirillo, mi hai quasi guarito.



Scusatemi se per un attimo mi appoggio su questa frase, parole che mi sono state dedicate da una signora che ho incontrato due settimane fa in chirurgia a Feltre, e che passando per il corridoio mi ha riconosciuto, e me le ha infilate in tasca, anzi, come direbbe Potaci, "le ha attorcigliate attorno ad un bastone e ha dato una legnata, proprio qui, sul capino, al dottor Cirillo".



Mi appoggio su questa frase, perché in queste ultime settimane la mia autostima, come qualcuno di speciale continua a ripetermi, ha fatto "crack". Rumore sordo di legnetto spezzato. Che sia lo stesso bastone della signora?



E allora in questi giorni mi sono guardato un po'.

Proprio guardato bene.

Mi sono messo in piedi sulla bilancia. Ho preso le misure. Mi sono persino pettinato, e lavato i denti tre volte al giorno. Mi sono tagliato le unghie, lavato le ascelle, fatto il bidet.

E tutto questo con centinaia di persone che mi stavano a guardare.



Ieri sera servizio all'ospedale di Rovigo, con gli amici rodigini, con Biglie, Zanza e Giuglia. Ho incontrato una principessa di 84 anni. Ho incontrato una bimba di neanche due anni. Entrambe con occhi belli. Entrambe in ospedale. Alla seconda, al momento dei saluti ho detto, "Adesso ti ritrovi con più ombelichi di quanti ne avessi prima". Mi sono piaciuto.



Mi sono piaciuto anche questa sera a Feltre, con il dottor Bacillo. Che N., in camera con la mamma, alla fine ci fa "Mi raccomando tornate".



"In che cosa è dottore, scusi, lei?".

"In sorrisi e bolle di sapone".

"Guardi che le bolle di sapone sono pericolose".

"In ogni bolla, un pensiero. Ecco, qui c'è dentro il colore giallo. Qui un veliero. Qui un prato".



Lascio cadere emozioni così, come biglie di plastica in spiaggia. Tra la sabbia. Quelle coi ciclisti.



Comunque.

Mi sono guardato, osservato, in questi giorni.

E, se proprio ve la devo dire tutta, un po' mi sono piaciuto.

Poi ho combinato anche un disastro, ma poi mi sono piaciuto alla fine anche lì.

Perché adesso col cavolo che riuscirò a combinarne un altro!

Adesso il dottor Cirillo si è fatto una bella doccia di qualche ora, senza ombrello e con l'ombelico di fuori, e voglio vedere se non m'infilo sotto le coperte e faccio un sonno. Lungo così.



Momo fa quello che Nadia sogna.

Questa l'ha detta la dottoressa Momo a Bucarest.



Non vi ho detto niente di Bucarest?

Come dite? Non avete capito nulla di quello che ho scritto nei post precedenti?

A parte che devo ancora terminare, che presto arriverà anche la conclusione...

Ma volete veramente che vi racconti Bucarest?



Bucarest è una mano.

Questa mano è sporca.

Ha le unghie nere. Si aggrappa ai bordi di un tombino per tirarsi su.

Tiene un sacchetto chiuso.

Tiene una sigaretta accesa.

Tiene una clavetta.

E' una mano che ho stretto. Sebbene sporca, secca, piccola e imbarazzata.

E' una mano che ho messo nelle mie tasche, perché di Bucarest mi fido.



Ero partito con l'obiettivo di stringere mani.

E ci sono riuscito. Tanto che adesso è sporca anche la mia.



Questa sera, una piccola cartolina da Bucarest.

Domani vi canto una serenata, e vi invito ad uscire, che ho voglia di far l'amore, voi no?



Cirillo

postato da cirillo alle 22:29 | link | commenti (3)
lunedì, maggio 07, 2007

Quarto Atto

L'inefficacia

Passante: Te non ti senti un po' inefficace?
Fioraio: Inutile?
Passante: No, no... Proprio inefficace.
Fioraio: Oggi vendo fiori. Per oggi credo vada bene così, no?
Passante: Te credi che questi qua si accorgano di noi?
Fioraio: Io credo che si accorgano di tutto. E' che c'è una distanza infinita tra loro e il tutto.
Passante: Si ha paura anche solo di sfiorarli, no?
Fioraio: Quando entri in un negozio d fiori o ti avvicini ad un banco come al mio, li tocchi i fiori?
Passante: No, li osservo... Scelgo colori, provo mentalmente ad abbinarli, mi informo sul prezzo e mi metto in un angolo ad aspetttare il mazzo.
Fioraio: E quando vai in un prato? Lì i fiori li tocchi?
Passante: Se posso mi fermo anche a raccoglierli. O mi ci stendo sopra a gambe aperte.
Fioraio: Perché allora non fai finta di essere in un prato? Perché ti aspetti che siano i fiori ad accorgersi di te? Perché ti aspetti che siano loro a dirti, ad urlarti: "Ehi sono qui!!"?.
Passante: L'inefficacia.
Fioraio: Di chi? Tua? O del sacchetto? O della loro vita?
Passante: Non sono mai stato bravo a trovare il posto più adeguato per i fiori, in una casa.
Fioraio: I fiori stanno bene accanto.
Passante: Accanto a cosa?
Fioraio: Accanto e basta.
Passante: Adesso ci vorrebbe un prato, hai ragione.
Fioraio: Il prato qui non ce l'abbiamo. C'è il parco o l'aiuola al massimo. Ma intorno c'è la strada, il quartiere, il traffico. E l'indifferenza. Credi forse che la gente che sta passando ora si fermerebbe a raccogliere un fiore in un prato? A loro il prato darebbe soltanto fastidio. Non vedi come gli piace camminare? Come si sentono bene ad andare da qualche parte? Tu stesso stai passando. E se il da qualche parte non esistesse? E se non avessi in realtà una meta, ma continuassi a cercare un senso, un significato, anche solo per un tuo passo, un metro dei tanti che fai ogni giorno? Eh? Dove, dove ti troveresi a quel punto?
Passante: Da nessuna parte?
Fioraio: Da nessuna parte. Sperando di arrivare presto al prato.

(4.Continua)

Cirillo
postato da cirillo alle 23:06 | link | commenti

Cartoline da Bucarest.

Sguardi, risate, mani, tombini, sorrisi, grida, chiazze di colore lungo i marciapiedi, pianti, applausi, cani randagi, incazzature, fioristi ambulanti, polvere, nuove amicizie, odori nauseabondi, colle da sniffare, la Finetti a colazione (un'improponibile Nutella romena), Chrysler monumentali con cerchioni in radica, palazzi in sfacelo, la sacralità quasi palpabile all'interno delle chiese ortodosse, i "zio treno" del dottor Baristo, i cerchi di fine giornata distesi sul pavimento dell'ostello, le acrobazie scavezzacollo dei ragazzi di strada "redenti" da Miloud, ma sopra ogni cosa... UN MARE IN
TEMPESTA D'EMOZIONI! (Dottor Solletico)

Una bambina...avrà avuto 5 o 6 anni, vestita rigorosamente di marca, le mollettine brillantinose tra i capelli, davanti a uno scaffale traboccante di biscotti di tutti i tipi, urla come un ossesso e batte i piedi. Vuole l'unico tipo di biscotti che manca in quello scaffale. Altrimenti non mangio.
Io mi fermo e comincio l'autotraining: non sono confrontabili, non puoi metterli a confronto, non devi confrontarli, è da stupidi, non si può, non devi,....ma è inevitabile.
Vicino a quella bambina compare il bimbo che ha rovesciato il sacchetto della colla e piange in silenzio. Sono alti uguali. Ma la somiglianza finisce lì. Lei continua a urlare, sempre più forte, lui continua a tenere gli occhi bassi.
Altrimenti non mangio.
A lei si avvicina la sua mamma, dicendole: "ti compro questi al cioccolato e andiamo a vedere se c'è il videogioco delle winx"
A lui si avvicina Nadia, che gli asciuga i pantaloni e le lacrime, entrambi in silenzio. (Dottoressa Cannuccia)

E allora??e allora..SCALE..scalino dopo scalino e dopo scalino ancora.
Ho voglia di costruire scale..scale che ti portino a toccare le stelle..ad abbracciare il cielo..a sentire la pioggia sulla testa..che ti facciano respirare l' Aria che sa di Libertà vera, che ti entra nei polmoni e che ti scorre nelle vene..che ti portino a sentire il profumo del mare..che ti portino a sentirti Uomo come gli altri..con dei sogni, con la voglia di cambiare il mondo..
Scale fatte di opportunità,
di vie d'uscita,
di voglia di lottare,
di libere scelte,
di alternative... (Giulia)



postato da cirillo alle 22:50 | link | commenti (2)
giovedì, maggio 03, 2007

Terzo Atto

Istruzioni per disegnare sullo sporco

(Parla il fioraio)

Prendi un dito.
Quello più a punta, che non hai mai finito di temperare.
Trova una strada.
Piegati. Come se ti venisse da vomitare.
Annusa l'odore di metallo al sole e di plastica bruciata.
Guarda per un attimo se le auto intorno a te sono ricoperte dalla polvere.
Comincia a disegnare per terra.
Tenendo il dito ben tirato.
Prima fai un cerchio.
Poi una linea, anche ondulata.
Mettici dell'erba, una nuovola, e un cane.
Senti il dito schiacciarsi e premere sull'asfalto.
Sai di non poter cancellare, quindi evita di fare stronzate, grazie.
Ora prova a circoscrivere il tutto.
Spero tu abbia almeno disegnato un volto, in mezzo a quel casino di segni.
E non dire che non sai disegnare, perché, diciamolo, nemmeno Picasso sapeva disegnare. Per non parlare di Mirò.
Circoscrivi.
Fai una cornice.
Usa anche i sassolini se vuoi, quelli del catrame appena steso, ma fallo.
Bene.
Adesso firma il tutto.
Mettici la firma.
Schiaccia quel poplastrello sull'asfalto, e mettici la firma.

Lo so, sarebbe stato più facile su un foglio di carta. E con una penna.

Ecco.
Sarebbe stato più facile vivere per me con una casa, e una famiglia.
Ma sebbene sia capace di disegnare...
Ma sebbene sia capace di vivere...

...è che mi hanno fregato, cazzo...

(3.continua)

Cirillo
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martedì, maggio 01, 2007

Secondo Atto

Dialogo tra la panchina e il bambino col sacchetto

Bambino: Scusa se ti sto sporcando.
Panchina: Buongiorno. Buonasera.
Bambino: E' che nel sacchetto non ci sto.
Panchina: E che c'è dentro? E che c'è fuori?
Bambino: Dentro c'è la fame, il freddo, le botte, i cazzi, le lacrime, la noia, le scorze e quello che han buttato via. Fuori c'è la realtà.
Panchina: A volte mi sento Dio. A volte mi sento letto.
Bambino: Te non sei Dio. Dio mica lo scarabocchiano.
Panchina: A me se c'è il sole mi lasciano da sola. A me se c'è l'ombra mi fanno compagnia.
Bambino: A me se c'è il buio mi lasciano da solo.
Panchina: Sei triste? Sei felice?
Bambino: Ho paura di essere entrambi. E allora, sai cosa faccio? Nascondo la faccia qua dentro, in questo sacchetto, chiudo gli occhi, e cerco una risposta senza fare una domanda.
Panchina: Che domanda vorresti sentirti dire?
Bambino: Come stai?
Panchina: Ma se la risposta non ce l'hai!
Bambino: Allora aiutami a trovarla.
Panchina: Mi sento stanca. Ti alzi?
Bambino: Un'ultima cosa. Secondo te, posso iniziare a sperare?
Panchina: Scusa, adesso stai pesando troppo. Non ce la faccio.
Bambino: Posso sperare?
Panchina: Sto scricchiolando, ti prego...
Bambino: Ho voglia di sperare...
Panchina: Non ce la faccio...

(Il bambino gonfia sacchetto, respira due volte, lo gira, lo alza sopra di sè, con il braccio teso)

Bambino: Va bene, volo via...
Panchina: Buonanotte.

(Il bambino si alza e cade)

(2.Continua)

Cirillo
postato da cirillo alle 18:16 | link | commenti