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giovedì, marzo 22, 2007
E' la solita storia del passare delle stagioni, no?
Quanto tempo fa è stato "India"?
In India ho avuto timore e rabbia. E delusione.
Qui si scava, attenti.
Mi sono ritrovato di fronte ad una persona che facevo fatica a riconoscere. E nello stesso tempo ero immerso in altre persone che pretendevo di conoscere, ero immerso negli occhi di molti volti, tutti ad altezza pancia, ero immerso nel caldo indiamo che ti scioglie una storia d'amore.
Preso sasso con la pala.
Se qualcuno dovesse chiedermi quali siano state effettivamente le cause, quali giochi, quali motivazioni si siano infiltrati tra me e la decisione di chiudermi, di arrabbiarmi, di non comprendere fino in fondo, la risposta sarebbe difficilmente scontata. Mi nasconderei questa volta sì sotto al mio cappello, per cercare le file della trama. Ero deluso, e nello stesso tempo ero rapito, rapito da un'esperienza che avevo deciso di fare per capire tante cose, e soprattutto per stringere mani, tante mani.
E nel frattempo c'era un'altra mano da cui mi stavo allontanando, sebbene a prendere le distanze non fossi soltanto io, ma lui stesso ci metteva del suo.
Punto. Trovato l'acqua.
A volte incomprensioni e delusioni vengono s galla. Perché, lo si sa, le incomprensioni galleggiano, non c'è niente da fare.
Avevo perso Paolino, e Paolino, a questo punto, aveva perso me.
Lasciamo perdere il solito discorso dei difetti, del "ma lui è fatto così e io sono fatto colà", del "tutti si cambia prima o poi"...+
...gli ipocriti si annidano ben da altre parti...
...e quegli stronzi, sebbene lo siano, non galleggiano...
E a contatto con l'acqua ho cominciato a nuotare.
Ho provato a lasciare passare le stagioni.
A farmi delle ragioni.
A dedicarmi a una vita mia, per certi versi, mia, egoisticamente mia.
A sganciarmi un po', se mi permettete la metafora.
Non dico che abbia funzionato.
Credo però che poi si torna indietro, come le rondini.
Credo che non costi nulla dire "adesso ti conosco meglio".
Credo non costi nulla tirare un sospiro di sollievo, non fare finta di niente, ma imparare dai mal di pancia e dalle sbavature, che ognuno di noi si porta dietro a svegliarsi storto la mattina.
L'altra mattina ho incontrato Paolo, e ho trovato piacere nel riabbassare il finestrino, che oltre al fresco entrava anche qualche sorriso.
Non so, non so se le incomprensioni prima o poi si rifaranno vive. Non so se certi mondi continueranno a girare alla stessa velocità. Non so se poi alla fine qualcuno avrà da ridire sui finestrini tirati giù. Ma tutti questi non so possono valere per mille Paolino come per nessuno.
E le mani, a me, comunque, va sempre di stringerle. Se chi te la stringe è sincero.
Cirillo
lunedì, marzo 19, 2007
Se fossi poeta
Sarei bronzo
Avrei un naso rosso
Una grande scatola
Dove ammucchierei
Più di cento sonetti
Dove metterei insieme
Le mie opere complete.
Boris Vian
(A Potaci)
giovedì, marzo 15, 2007
Piccola storia.
Alcuni sorrisi arrivano durante la giornata in momenti ben precisi.
Uno di questi mi si spalma in volto quando arrivo alla cassetta della posta della signora Esterina. Qui, ogni mattina, mi ritrovo a dover compiere mille manovre con la mano, per riuscire ad infilare il sacchetto del pane nella cassetta senza rompere la ragnatela che un ragno, che a dir la verità non hho mai visto, costruisce praticamente ogni giorno. Già, perché quella ragnatela, volente o nolente, ogni mattina la rompo, la squarcio, la sfilaccio. E il ragno, questo piccolo ragno, ogni giorno la rfà, con tenacia, incurante del fatto che la mattina successiva debba consegnare il pane, sperado forse che il giorno dopo sia domenica. E ancora domenica. E ancora domenica.
E quel ragno, quella situazione appesa a una cassetta della posta, mi ricordano alcune persone che se ne stanno nella mia vita. Persone che con tenacia, impegno, a volte sacrificio, sebbene quest'ultima sia un termine a volte, un po' troppo fuori luogo, portano avanti le loro idee, tendono i loro fili, non così resistenti come a volte potrebbe sembrare, creano un disegno armonioso, sanno catturare ciò che a loro piace di più, e se per caso quei fili un giorno venissero rotti, non importa, loro sono ancora lì a tenderli, a cucire, ad annodare, a far da uncinetto. Perché sono coerenti. E stanno passando. Hanno deciso di passare, ogni tanto, si fermano, ma poi ripartono. Senza scoraggiarsi troppo, senza pretendere troppo, senza che ci sia un troppo che crei uno squilibrio su qualche lato.
Saponetta ieri si è laureata. E aveva il naso rosso, gli occhi brillanti, il cuore asciutto, la pancia distesa. Ha deciso ogni giorno di farsi la sua ragnatela. Convinta della resistenza dei suoi fili e dei suoi intrecci. E ogni volta che questa si rompe, lei tira su la testa e ricomincia ad annodare e a filare. Per ora ha deciso di costruirla in una cassetta della posta. Ma domani magari troverà un cespuglio, poi un albero, un angolo di una finestra di una stanza di un bambino, un pezzo di cielo tra roccia e pianta.
Un bacio a tutte le ragnatele, che se ne stanno appese alla mia vita.
Cirillo
martedì, marzo 13, 2007
Quella volta che il clown perse l'autobus.
Quella volta che il clown perse l'autobus, figurarsi, era pure in ritardo.
Non può mica guardare l'ora, un clown in ritardo, perché l'orologio che indossa non è del tutto vero, e anche se fosse vero, scommetto che le lancette sarebbero arrugginite, che il clown di tempo da perdere ne ha fin troppo.
E allora fermati al supermercato, che c'è la commessa carina da salutare, e intanto compri le gomme da masticare. E allora fermati all'edicola, che c'è il giornale da sbirciare e il Topolino da cambiar di posto. E allora fermati dal fioraio, che oggi hai voglia di due girasoli in testa, e sono proprio lì sul vaso che ti aspettano.
E allora... E allora si sa che arrivi in ritardo alla fermata dell'autobus, signor clown.
E l'autobus è passato, transitato, non ti ha nemmeno suonato, e tu, ancora affaticato per la corsa, l'hai persino salutato.
E la signora seduta alla fermata, che intanto se ne sta a fare l'uncinetto, mentre aspetta non quello dopo, ma quello dopo ancora, ti dice: "Non ci sono più le mezze stagioni". E tu pensi che è vero, è proprio vero, perché se le stagioni fossero mezze, in ritardo forse non ci saresti arrivato, perché ora che attraversi una stagione intera, quanto ci metti, quanto ci metti, signor clown, ad attraversare una stagione intera?
E sei lì che ti guardi intorno, e guardi la tabella degli orari, e sei in ritardo, neanche fossi il Bianconiglio, e il sole scalda, perché è pure primo pomeriggio... Ti pareva se non era primo persino il pomeriggio, poteva essere tardo, così arrivando tu in ritardo nel tardo pomeriggio avresti potuto arrivare direttamente alla sera, e perdere l'appuntamento. E invece no, in realtà faresti ancora in tempo ad arrivare a quell'appuntamento, non puoi mica rinunciare.
Telefona, telefona signor clown. Ma non c'è telefono, non c'è. Neppure una cabina, neppure uno di quelli vecchi a gettoni, quelli con il taglio in mezzo, che i bambini di oggi non saprebbero mai riconoscere. Telefona dal bar! Ma non ho spicci. Telefona da casa! Ma non ho casa. Telefona dal centralino! Ma non ho mira.
Signor clown, entra in posta, è ancora aperta!
Manda una raccomandata, signor clown, e avvisa che sei in ritardo.
Se solo avessi un registratore! Ecco sì, un registratore! Registrerei un messaggio vocale, e manderei la cassetta all'appuntamento, e chi mi aspetta ascolterebbe il messaggio: "Sono un po' in ritardo". Ma non basta! Ecco, ci infilo la domanda "Sono un po' in ritardo, mi aspettate?", così sono costretti a mandarmi la risposta. Altro che il telegrafo, altro che il piccione viaggiatore! La raccomandata registrata ci vorrebbe, in stereo magari.
Ma non ho la cassetta. E non hai le pile per il registratore! E il registratore? Non ho neanche quello! Ho un registratorte, che più che un errore di battitura, è un pregevole strumento per ricordarsi il gusto di una torta che si è mangiata.
Sei ancora in ritardo, signor clown. E l'autobus è già passato.
Ed era passato anche ieri, ma tu non c'eri.
E dov'eri?
Ero in ritardo in un altro posto.
E allora infila le mutande nei pantaloni, sotto la canotta, e sopra i calzini, tieniti il cappello, e corri signor clown, corri. E non inciampare nella tua fretta, ma sii moderato una volta raggiunta l'adeguata velocità. Supera la bicicletta, ma non la nonnina, e ricordati di mandarmi una cartolina non appena sarai arrivato.
Cirillo
sabato, marzo 10, 2007
Oggi me ne vado a Bologna, ma mi prendo qualche secondo per appuntarmi questo...
E' vero, da qualcuno dobbiamo di certo imparare, come ha commentato qualcuno nell'ultimo post... Per fortuna, che da imparare da persone come Tabata c'è veramente tanto...
"Chi è più aggressivo, la R o la M? Chi è più dolce, la B o la Z? Quando faccio queste domande ai bambini rispondono senza esitare:La R è aggressiva , tipo un po’ ruvida, la B è dolce..babbà, baccalà, bolle…la M è buona da mangiare, marmellata, musica e miele, la Z punge come le zanzare!
Se dico loro di pensare a delle parole che diano un senso di leggerezza mi rispondono: farfalla oppure soffio, se chiedo parole pesanti mi rispondono: elefante, portone e scuola…
Adoro parlare con i bambini di simili questioni….. anche la riposta più banale acquista intensità.
Adoro farmi coccolare dalle parole, anche se le coccole vere sono terribilmente opportune, soprattutto se sei grande e sei abituato a farle tu, di solito, agli altri.
Tabata fa le coccole, Federica le riceve; forse no, Federica fa le coccole e Tabata le riceve…
Chi lo sa? Credo che Federica-Tabata abbia bisogno di coccolare e di farsi coccolare, credo un po’ come tutti, ma certe volte di più…. se no perché mai da piccoli tutti avremo adorato la scuola quando era l’ora delle mamme e dei papà?
Periodo strano…inzuppatissimo di tantissime emozioni… e dentro ci siete un po’ anche voi: chì più, chi un po’ meno… e allora come sempre le lacrime si asciugano con i sorrisi, le parole pesanti affondano facendo rimanere a galla quelle più leggere…
Tabata starà lontana per un po’(ormai non fa servizio da tre settimane, questa birbante!) perché ha deciso di aiutare Federica con le sue altre attività ricreative…che sono tanto incasinate quanto graziose, insomma a lei piacciono così…
Tornerà appena finita la sua “ricreazione” lavorativa
Ciao bolle di sapone caramellate"…
Federica… quella un po’ tabata
mercoledì, marzo 07, 2007
Ce n'è di pioggia in questa vita.
E' piovuto fitto fitto nell'ultima settimana.
Tante parole, riflessioni di pancia, cose rivelate, sentenze e capricci.
In mezzo a tutto questo, mancavano i denti di V., che ha sorriso per una serata intera al sottoscritto, alla dottoressa Cannuccia e al dottor Drin, seduto su un letto, a Feltre.
Mancavano i denti. Alcuni di quelli davanti.
Scivolano via allora, come le carote tagliate fine fine, i ragazzi di Miloud, che ho conosciuto a Feltre venerdì scorso.
Scivola via la notizia che Skiz e Drin aspettano un bambino.
Scivola via la mostra di poesie e illustrazioni di Chiara e Tabata.
E la pioggia cade fitta fitta.
Scivola via, che a fine aprile me ne vado a Bucarest, da Miloud.
E che ho bisogno adesso, proprio adesso, di andarmene al mare, anche due giorni.
Scivola via il pianto dal sapore indiano di lunedì sera, dentro alcuni di noi.
Scivolano via certe parole, dette e ridette, che per quanto mi riguarda lasciano il tempo che trovano, tipo certe lettere aperte che arrivano.
E la pioggia cade fitta fitta, fitta fitta.
Scivola via Paolino, quasi un torrente, che scava scava scava.
Scivola via la cena da Pluto, baccalà e polenta, che ti viene il magone a sentire Coccola che si alza e annuncia un ritorno.
Scivola via 'Baristo, che per me è l'uomo più innamorato nel mondo.
Scivola via Dino, che meritava almeno una telefonata.
E la pioggia cade fitta fitta.
Scivola via Saponetta, prossima alla laurea, che se va bene mi compro pure la giacca.
Scivola via il gruppo del venerdì, che meriterebbe qualche coccola in più.
Scivola via, e mi sa che non torna più, quello strano sapore da acqua non gasata, e una finestra per vedere i passerotti appoggiati sui rami. E tutte le storie che su quei rami, in tanti anni, sono state raccontate.
Mi è rimasta la pioggia, oggi.
E mi mancano i denti.
E scivola via. E io sulla barca di carta a seguire la scia.
Cirillo
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