Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
Se volete scrivere ai clown belluno@dottorclownitalia.org

martedì, febbraio 27, 2007

Non sono un mezzo-clown.
Almeno, non mi ritengo tale.

Del fatto che abbiate trovato del tempo per scrivere.
Del fatto che abbiate trovato del tempo per comunicare.
Per tastare un po' il polso, anzi, il naso rosso, del vostra vita.
Questo mi fa enorme piacere.

Sono state scritte molte cose nei commenti al post precedente.
Alcune delicate. Altre ruvide. Altre ancora sudate.

Soltanto una piccola prefazione, prima di scrivere anch'io tre cose.

Questo spazio è nato per raccontare.
Per raccontare quanto capita in corsia e fuori, a questo benedetto naso rosso del Dottor Cirillo. E ovviamente ai nasi rossi che lo accompagnano.
E' scritto pure sotto al richiamo del "blog": Esperienze ed emozioni di un dottor clown in corsia. Quello che capita non sono soltanto incontri, approcci, momenti di gioia o di infinita tristezza. Quello che capita è anche crescita, maturazione, cedimento, voglia di appoggiarsi, significato, ricerca. Qualcuno dice che in fondo questa esperienza "associazione dottor clown belluno" un po' la vita ce l'ha cambiata. E non faccio esempi. Ecco quindi che ad un tratto, mentre indossi quel naso con l'elastico, quel camice colorato, quella borsa piena di attrezzi e fantasia, ecco, in quel momento ti accorgi, ogni volta, che c'è un più in questa tua vita. Non un meno, ma un più. Non che tu sia in quel momento più bravo degli altri, più bella delle altre, il più buono del mondo. No. Tu hai un tuo "più" personale, che va a riversarsi esattamente su chi ti capiterà a tiro. Lo posso fare anche senza naso, senza camice, senza borsa, dirà qualcuno. Certo. Ma lo fai? Lo fai veramente nella vita di tutti i giorni? Lo fai sul posto di lavoro? In auto? In un negozio? Lo fai quando esci con tuoi amici o la morosa? Lo fai quando sei davanti alla tv? Lo fa? Ne hai il tempo? Lo trovi quel naso, quando incontri i tuoi genitori o iil tuo capufficio, o ce l'hai in tasca, perché adesso mi serve ben altro biglietto da visita?

Tre cose.

Non mollo, dottor Solletico, e tu lo sai, sul "naso rosso come principio". Non intendo "principio" come "regola", come "da qui non ci scappi". Non è un'opzione, non è sostituibile. Io ho il mio, che stringe ai lati; tu hai il tuo, magari un po' impallidito per essere stato troppo al sole. E avanti. Biglietto da visita? Certo. Lo è anche il sorriso un biglietto da visita: se però quel sorriso risulta finto, che razza di biglietto da visita è? Ecco allora che il naso deve essere vero, tuo, deve sudare, deve essere toccato, devi sentire e ricordarti che c'è. Maschera di Carnevale? No. Io non faccio ridere perché ho il naso. Non sono a teatro, non è un effetto scenico, come non lo è il trucco. Il naso fa parte di me, è il contenitore delle mie emozioni, e tale rimarrà. Perché lo indosso? Perché sono il dottor Cirillo. Te lo immagini il dottor Cirillo senza naso, senza cappello cadente, senza fiori sui pantaloni? Non sono una maschera di carnevale, no. Punto. Questo è il principio. Il naso non è sostituibile con una banana o un fiocco rosa. Il mio naso rispetta il braccio rotto di quel bambino o la pancia gonfia di quella bambina. E io ne sono sicuro: loro rispettano il mio naso.

Le uniche suddivisioni che ho sempre riconosciuto, all'interno dell'associazione, sono quelle dei "tiro-clown" (i tirocinanti che appena terminato il corso teorico e si apprestano a fare il tirocinio in ospedale, come da regolamento della Federazione Dottor Clown Italia) e i "dottor clown". Riconosco poi il ruolo del "capo-comico" come respnsabile del reparto (mi domando allora perché in ospedale esistano le infermiere e la capo-sala, se il capo-comico risulta inutile a qualcuno come figura) e il direttivo, i cui membri si assumono l'impegno di occuparsi delle faccende burocratiche e organizzative dell'associazione. Mi rivolgo a questo punto a tutti quelli che pensano che esistano "clown di serie A, serie B, serie C...". Il problema è vostro. Io non vedo diversità tra i clown. Ci possono essere volontari con i quali vado meno d'accordo, più d'accordo, oppure non mi va di andare d'accordo, ma, ripeto, chiunque abbia finito il corso e il tirocinio, e si sia preso l'impegno costante (COSTANTE) e la responsbilità di entrare in corsia, per me è un dottor clown a tutti gli effetti. Poi, c'è modo e modo di agire, di sentirsi, di vedersi. Il dottor Solletico si definisce "mezzo-clown", io tento di essere "clown a cuore"; ci possono essere anche i "clown a ore", nel senso più spregiativo del termine, ma qui è obbligo di ognuno di noi, allora, di farsi un esame di coscienza e di rendersi consapevole del proprio essere o sentirsi clown, come giustamente ha fatto Solletico, e ancora Stiv, e avanti.

Il gruppo è fondamentale. Accettarsi, rispettarsi, condividere situazioni e disagi. Non è detto però che in un gruppo tutti vadano d'amore e d'accordo. E non ritengo plausibile, né accettabile, che se due dottor clown si sentono a disagio l'uno alla presenza dell'altro, questi vadano in corsia in coppia. Non esiste. Non è vero: "Una volta messo il naso passa tutto". Detto così, sembra quasi un turarsi il naso. Io da chi mi sta vicino non devo soltanto dare e pretendere fiducia, ma con lui devo essere sincero e meravigliato. Se non lo siamo tra noi, come possiamo pensare di esserlo davanti ai pazienti?

Grazie per quanto state combinando, in questa vita.
Continuerò a contare su di voi. E a condividere quanto sto combinando, nel modo che ritengo più sincero e meravigliato.

Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 17:08 | link | commenti (8)
mercoledì, febbraio 21, 2007

Ogni turno, ogni reparto, ha il suo capocomico.
Fiducia, responsabilità, pazienza, accortezza, disponibilità.
Queste alcune delle caratteristiche che chi si assume tale ruolo dovrebbe comunque possedere.
Quasi impossibile, dirà qualcuno, averle tutte.
Certo.
Ci vogliono testa e polso, dirà qualcun altro.
Certo.
Occorre lasciare a casa presunzione e gatte da pelare.
Certo.

Nelle righe battute qui sopra ho cercato di dare, nel limite del possibile, un volto a quello che dovrebbe essere il capocomico in reparto. Un ruolo affidato da chi fa parte dell'associazione a un dottor clown non per meriti, ma perché quel volontario rappresenta comunque un certo modello di fiducia, a cui tutti si possono in qualche modo appoggiare, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Punto.

Queste mie riflessioni sono parte di una crisi, che mi è scivolata addosso sul ruolo di capocomico, ruolo che anche al sottoscritto è stato affidato tempo fa.

Forse non sono riuscito a delineare in maniera adeguata tale ruolo, tale figura, per me comunque così importante, nei momenti in cui assumo tale funzione, ma soprattutto nei momenti in cui in altri reparti posso contare non soltanto sugli altri volontari, ma su una persona che mi indica, in certi casi, anche la posizione che io stesso devo occupare in reparto quel giorno, o che comunque mi consiglia, mi fornisce una direzione. Nella massima confidenza e nel più alto rispetto. Entrambi siamo volontari, entrambi dobbiamo avere fiducia l'uno nell'altro.

Questa polpetta di discorso, perché?

Perché l'unica cosa che mi spaventa, l'unica, è che i volontari non riescano a distinguere la figura del capocomico. La ritengano un semplice "vado dalla caposala per sapere quanti bambini ci sono".
Niente di più sbagliato.
Il capocomico non comanda, ma coordina semmai.
Il capocomico non dice, ma ascolta.
Il capocomico non va a testa bassa, ma si sorprende.
Il capocomico non fa finta di niente, ma si accorge.
Il capocomico non ha la faccia come il culo, ma è sincero.
Il capocomico non puo' sempre starsene zitto, ma piange, cazzo, e si informa. E non si permette, il capocomico, di pretendere, ma cerca di assecondare, di essere presente, di aiutare, persino di perdonare.

Il ruolo di capocomico è una responsabilità. Non un gioco.
Così come è una responsabilità il fatto di essere un volontario in un ospedale. Un ospedale in cui non si va a trascorrere due ore di svago, perché dopo il lavoro non si sa che cazzo fare. Un ospedale in cui il mettersi un naso rosso diventa un principio, non una maschera di carnevale, dietro cui si nasconde la propria ipocrisia.

Ti viene voglia, vi giuro, di mandare a quel paese qualcuno.

Ma io ci credo a questa cosa.
Ci credo, dalla punta dei pochi capelli che ho all'alluce dei piedi.
E se c'è qualcuno di quelli che finalmente, dopo tante mie riflessioni, ha qualcosa da dire, lo prego vivamente di farlo. Perché non è possibile che non vi venga un crampo allo stomaco, un dubbio su quello che state facendo. Perché il sottoscritto comincia ad essere veramente stanco di avere dubbi per conto suo. Perché mi metto in gioco. Perché probabilmente sto sbagliando. Perché a volte vorrei fare di più, e forse non me ne dò la possibilità, o meglio, non ne ho il coraggio.

Tutto ciò che ho scritto nelle righe precedenti è il mio modo di vedere il ruolo di capocomico. Nessuno ovviamente riuscirà mai ad incarnare in maniera perfetta tutte le qualità che ho elencato. Credo però che il poter essere parte attiva di un'associazione, comporti il lasciarsi coinvolgere di fronte ad un gruppo che sempre più appare motivato e solido.

Un abbraccio.

Il capocomico dottor Cirillo
postato da cirillo alle 20:35 | link | commenti (9)
martedì, febbraio 20, 2007

IL SIGNOR SISTO

che poi, c'è chi si mangia le unghie.
chi mangia il baccalà
e chi mangia le orecchie. però prima, te lo chiede
"Pode magnarte 'na recia?"
il signor sisto, qualche dente che ha dato forfait e qualche decina d'anni a ingobbirgli la figura nobile
capelli ingrigiti dal tempo, mani coi calli dei fumatore, macchie gialle tra i nodi delle dita.
il signor sisto, l'ho incontrato sabato
in un centro di quelli col nome lungo, in cui si cura e ci si prende cura
con me Stiv, Cangu e Cannuccia
e Sisto era lì. non ci aspettava mica, a dirla tutta. aveva la faccia di uno che dopo un po' ha smesso di aspettare e si è seduto a veder cambiare le stagioni. Un grande gigante gentile. Forse è stato il matto del suo paese, il signor Sisto. O forse il bambino buono e un po' tonto che ci si vergognava a portarlo in giro, e usciva solo la domenica per la messa, in una belluno anni cinquanta o giù di lì.
Era lì e non ci aspettava, ma noi siamo arrivati lo stesso. Un po' qui e là, a stringere mani distribuire abbracci bolle sorrisi linguacce. E lui, serafico, sulla sua poltrona. Allora mi siedo e mi fa "Pode magnarte 'na recia?" e si spalanca questo mondo fatto di piccoli gesti, di nasi presi tra le dita, di parole che hanno significati solidi e non più rimandabili. Certo, signor Sisto, anzi, facciamoci una bella insalata con queste orecchie, come dice la Cannuccia. Facciamo che i vecchi diventano vecchi senza avere il loro tempo scandito da ritmi che non gli appartengono. Facciamo che le persone ti vengono a trovare, senza progetti, solo con un'ora per te. Facciamo che adesso che hai passato gli anni a guardare le stagioni, ti alzi su e mi racconti com'era. Singor Sisto.
Inzia con questa domanda, la storia del signor Sisto: pode magnarte 'na recia? come dire, possiamo fare che si sta qui a parlare di nulla? a fare scherzi piccoli e puliti?
E se le nostre orecchie non sanno più ascoltare, allora meritano davvero di essere mangiate.
Possiamo fare che da domani si sorride con gli occhi e con le orecchie, e possiamo anche fare che tu non mi prometti niente, solo la fiducia?
Ed è una bella lista di cose, ma è giusto che sia così
Perchè questo è, a tutti gli effetti, un inizio.
Clowinini di tutto il mondo, unitevi. Il signor sisto sta a cusighe, questo è vero, ma forse sta anche qualche casa più in giù della vostra,
In fondo, tutti abbiamo due orecchie pronte per essere mangiate.
un abbraccio,
dottoressa potaci

p.s. grazie a tutti ma 'stavolta a stiv di più, che arriva quando io mi domando ancora se siamo partiti...
postato da cirillo alle 14:05 | link | commenti

Alcuni dottor clown, sabato, sono capitati a Cusighe.
E hanno conosciuto dei signori.
Dei signori.

"Carissimi tutti,
vi scrivo per raccontarvi di un sabato pomeriggio qualunque.
Un sabato pomeriggio qualunque in cui ho deciso di andare a trovare
degli amici. Nonostante non conoscessi ancora i loro nomi, sentivo che erano già amici.
Amici nel vero senso della parola, di quelli che ti aspettano un
sabato pomeriggio qualunque, che si fidano e si buttano tra le tue braccia perchè sono sicuri che li prenderai, di quelli che basta uno sguardo per capirsi, perchè a volte le parole sono davvero un di più,
di quelli che ti mandano a cagare se te lo meriti, di quelli che se il regalo non gli piace te lo fanno capire, di quelli che cercano la tua mano per stringerla forte, ma capiscono quando è ora di lasciarla.
di quelli che ti sorridono quando arrivi e anche quando te ne vai.
Se non sono amici questi...chi lo è?
Bene, questi amici, io, non li voglio deludere.
E per questo ho promesso loro che mensilmente andremo a far loro
visita, al Centro multizonale gravi e gravissimi a Cusighe (il nome
sembra difficile, ma le prsone dentro sono così semplici da lasciarti
senza fiato). Ma questi amici hanno bisogno di sapere quando andiamo a trovarli, perchè vogliono prepararsi al meglio, vogliono farsi la barba, mettersi il vestito della festa, fare un disegno da regalarci, pettinare la loro bambola, lucidare la piuma da alpino.
Resta solo da decidere quando vogliamo andarci a trovare questi amici,
il sabato o la domenica? Ve lo chiedo perchè mi piacerebbe che tutti conosceste questi amici... Perchè se è vero che chi trova un amico trova un tesoro...ragazzi, a Cusighe c'è l'isola più ricca che io abbia mai visitato.
baci a tutti",
dottoressa Cannuccia


postato da cirillo alle 14:05 | link | commenti
sabato, febbraio 10, 2007

Signorsì signore!
Faccio il clown, il naso rosso a ore!

Il naso rosso pesa.
Dimmi un po': come fai a camminare così bene a testa alta, che ti si vedono persino i peli sotto al mento?

Perché, mi spieghi perché, non provo ammirazione?
Proprio non mi viene.
Non mi stupisci proprio.

Quelli che mi sono intorno, mamma mia, come mi stupiscono.
Mi lasciano a occhi spalancati, mi fanno ridere, mi causano battiti e mani che si spargono.

Ma te, proprio no.

Signorsì signore!
Faccio il clown, il naso rosso a ore!

Insegnami a fare il clown a ore, ti prego...
Starò meno male.
Me le farò passare.
Mi sentirò meno in colpa.
Mi verrà meno da vomitare.
Sarò sempre sorridente.

Vi prego. Insegnatemi a fare il clown a ore.
Stacca - riattacca - stacca.
Riannoda il fiocco già annodato.

Signorsì signore!
Faccio il clown, il naso rosso a ore!
Sono un luogo comune dal naso rosso!
Che felicità!!

Quanto hai preso oggi?
Hai fatto bene?
Ti senti pieno o vuoto?

Voglio fare il turno. Due turni. Tre turni.
Voglio coppia tripla quadrupla e 110 lode.

Signorsì signore!
Faccio il clown, il naso rosso a ore!


HO PROVATO OGNI MASCHERA.
MA SUDO VERAMENTE, E SCIVOLANO GIU'.
VOGLIO SUDARE PER SEMPRE,
IO, DOTTOR CLOWN A CUORE.

Anche questo ve lo meritate.
Cirillo

postato da cirillo alle 16:16 | link | commenti (1)
venerdì, febbraio 09, 2007

Quello con la faringite.
Che ho preso freddo, forse.
A forza di assaporare questa complicità.

Grazie, Aspirina.

Cirillo
postato da cirillo alle 19:50 | link | commenti
giovedì, febbraio 08, 2007

Pensieri sull'antimilitarismo che adesso spuntano, come i bucaneve.

Me ne sono sempre stato zitto, su Dal Molin, Afghanistan, Libano...

Mi vergogno di fare parte di un paese che parla di guerra in tv come fosse un argomento da snocciolare durante una serata tra conoscenti, perché tanto di sesso e di sport si è già detto tutto.
Non approvo la base militare a Vicenza.
Non approvo la base militare.
Non approvo una base.

Se.
Se la guerra in Iraq avesse portato a dei risultati.
Se quanto è successo a Kabul anni or sono, oramai, avesse prodotto del benessere.
Se in Israele e in Palestina ci fosse almeno un cenno di dialogo.
Se in Africa le cose andassero meglio.
Se in Corea le cose andassero meglio.
Se in Libano le cose andassero meglio (un abbraccio a Mirko).
Allora sì, yuppie, viva le basi militari.

Ma.
Ma se persino in uno stadio di calcio uomo ammazza uomo.
Se persino in un cortile uomo ammazza uomo.
Se persino in una strada uomo ammazza uomo.
Allora sarò contrario, io, obiettore di coscenza, all'utilizzo di qualsiasi arma, che sia un bastone, una spranga, una pistola, un aereo, una sedia elettrica.

Su invito del dottor Baristo, mi espomgo quindi, e denuncio, attraverso questo blog, la mia disapprovazione nei confronti di basi militari e quant'altro, e affianco il blog del Dottor Cirillo a qualsiasi forma di protesta contro l'insediamento di altre basi militari sul territorio.
Ho 29 anni di vita.
E ancora devo vedere l'effetto positivo di un gruppo di militari americani in qualsiasi parte del mondo ove essi abbiano messo piede.

E' un po' come la pace.

Cirillo (fermamente convinto sull'abrogazione di ogni tipo di violenza).
postato da cirillo alle 15:38 | link | commenti (1)
mercoledì, febbraio 07, 2007

Le due valigie.

Due clown si scontrarono un dì
correndo per un atrio e uno spogliatoio.
Grattandosi la testa lì per lì
si sentirono come due tazzine su un vassoio.

Entrambi portavano una valigia grande
di quelle che nemmeno per un viaggio prendi,
ognuna con etichette colorate e rotonde,
ognuna con cicatrici e spigoli orrendi.

Uno dei clown, mentre l'altro era ancora a terra
decise di dargli una mano, e impugnò il suo bagaglio:
"Mamma mia! - gridò - E questa chi l'afferra?!"
e a quella fatica avrebbe voluto darci un taglio.

"Cosa ci hai messo qua dentro, amico mio!
Pesa quanto un treno, un rimorchio, un tram stracolmo!
Stai partendo per un viaggio? Per trovar tuo zio?
Oppure vuoi farti venire il cardiopalmo?!".

L'altro clown lo guardò sogghignando, sentendosi importante:
"Guarda che io faccio il dottor clown in ospedale
e di cose da raccontare ogni dì ne ho proprio tante
di bambini che sorridono e di mamme che stan male".

"Ah... Allora siam compagni: anch'io camice e naso indosso
e incontro bimbi, papà, mamme, nonni, infermieri e dottori
e dalla vita ormai quest'altra vita non mi scrollo più di dosso
e per me i sorrisi, gli abbracci, le mani, son carburatori!".

"E allora capirai - rispose l'altro dal sorriso beffardo -
che di magie, trucchi, pupazzi, regalini, palloncini, biciclette,
e ancora magie, cianfrusaglie, bolle già confezionate, qualche petardo,
e poi magie, aspetta... trucchi, e ancora libri di barzellette,

io ne ho assoluto bisogno, perché per far ridere i bambini,
per ottenere cioé la loro approvazione, e poterla poi collezionare
mi ci vuole tutto questo e di più, legato con tanti elastichini,
e non mi posso poi lamentare se la mia valigia comincia a pesare".

"Compagno mio - gli disse l'altro clown ormai pronto a partire -
la mia valigia, se vuoi sentire, non pesa quanto la tua:
evidentemente a far ridere i bambini e a farli divertire
io porto me stesso, quanto ho da dire, e ognuno pensi la sua.

Possibile che occorra sempre sentirsi soddisfatti e rimborsati,
quando invece ciò che c'è di più caro non sono i complimenti,
o le offerte da vantare, o quanti alla fine c'hanno baciati,
ma soltanto una mano aperta che saluta al posto dei sentimenti?".

E così lo scontro ebbe fine, che di teatro ce n'è poco
e ognuno quella sera portò al suo naso il contenitore rosso
e si rivolse a chi incontrava con il proprio scopo:
chi per avere soddisfazione personale, chi per stringere sentimenti a più non posso.


Questo ve lo meritate.
Cirillo
postato da cirillo alle 11:02 | link | commenti (1)
lunedì, febbraio 05, 2007

C'è da mettere insieme una vita.
E allora, avanti con le scatole.
Alcune passatemele già aperte, altre ci infilerò le unghie e assaporerò l'odore del polistirolo e del celophan, mi ritrarrò al baccano del nastro adesivo che si spacca, e il cartone che fa "bom" quando si divide in due.
E allora, avanti con le scatole.
Che a volte te le tirano dietro.
A volte te le ritrovi sopra al letto, tipo pacco postale.
E su altre ancora c'inciampi, appena entri in una stanza.

E allora, avanti con le scatole aperte e sbirciate al corso di Kerido.
Scatole colorate, a tinta unita, con il coperchio.
Scatole che se le muovi senti un rumore dentro.
Scatole già aperte, ma sempre ricche.
Scatoline, scatoloni, scatolette.
Scatole su cui inciampi e a cui vorresti dire "grazie, che sei capitata".
Scatole sottosopra.
Scatole buone per metterci la roba da soffitta.
Scatole di latta, che pensano di essere più resistenti, e poi sono quelle con la roba che rischia di andare a male.
Scatole appena confezionate.
Scatoline da metterci i segreti.
Scatole che assomigliano a quelle in cui tua nonna metteva gli orecchini.
Scatole che ci faresti una cuccia per i gattini o i pulcini appena nati.
Scatole di scarpe da corsa.
Scatole impilate, ammucchiate, danzanti.

A Kerido una scatola di pazienza e marmellate.
A Zimba una scatola di fogli bianchi, così poi per la prossima volta me li riempie.
Ai dottor clown di Rovigo e Padova, tante scatole da confezionare, che se le meritano, perché c'hanno un sacco di roba con cui riempirle, dentro di loro, proprio dentro...
Al Pluto, una scatola di parole ritagliate, così so che una parte di quello che dovevo dirgli, almeno gliel'ho detto...
Ai cuochi, una scatola di pepsipepechapatitorteragùgamberettimousse...chemangiategrazie!!!
A quei clown con cui avrei voluto chiacchierare ma non ce l'ho fatta, perché avevo la tosse, una scatola di cartoline, che intanto vi mando quelle prima del ritorno...
Ai clown di Belluno, scatole che proprio ci provi a richiuderle, ma c'hai messo troppo roba, e il coperchio non ce la fa...

C'è una vita da mettere insieme, e guarda caso, ho scoperto di avere molte scatole da cui pescare i vari pezzi...

...e quella scatola, che se la scuoto, ci sento dentro tanta vita, quella scatola me l'hanno regalata...

Un abbraccio.
Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 15:48 | link | commenti