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martedì, gennaio 30, 2007
Il clown che cresce.
Il mio clown è alto più o meno così.
Aggiungeteci una mela, ma l'altezza, su per giù, è più o meno quella.
"Oh! Come sei cresciuto dall'ultima volta che ti visto!", ha esclamato la zia del mio clown dopo averlo incontrato l'altro giorno.
Mi sembra ieri che se ne andava ancora in giro col girello, poi gli ho comprato un'automobilina a pedali, tipo fuoriserie, e poi ha voluto a tutti i costi la bicicletta, che ai lati ha ancora le rotelle!
Ma dove vuoi andare?, gli ho chiesto una volta.
Dove ci sono le persone, mi ha risposto lui.
E adesso, guardatelo, guarda come va.
Inciampa ancora, eh, quanti ginocchia sbucciate mi tocca passare col disinfettante! Una volta ho dovuto fasciargli anche la testa. Poco male: ho scoperto così che ne aveva una.
Anche la cameretta, dove dorme... Ho dovuto staccare dal muro quella foto con i gatti che mangiano la pastasciutta vestiti da turisti, per sostituirla con quella di Charlie Chaplin stretto tra le rotelle in "Tempi moderni".
Ti pare? Adesso pretende pue di stare alzato la sera fino a tardi, a guardare i film in dvd.
L'altro giorno però, mentre si mangiava qualcosa a tavola, gliel'ho detto. Eh sì!
Guarda che ti ho iscritto a un corso!
Cosa?!
Eh certo! Un corso di due giorni a Vicenza con Cherido.
Ma cavolo, io sono grande ormai per fare queste cose!
Non si è mai grandi abbastanza! E poi guardati: sei riuscito a macchiarti il camice anche oggi col sugo della pasta!
Uff..
Ma dai! Vedrai che ti divertirai! E poi, mica ci vai da solo!
Ma questo fine settimana avavo già un impegno!
Tutti ni abbiamo degli impegni, ma ogni tanto è giusto concederci un po' di tempo per noi stessi, ok?
Non sono convinto, però... Ci vado, ma non sono convinto!
L'importante è raccogliere, Cirillo. Ok?
Va bene... Però allora venerdì sera sto alzato fino a tardi.
Basta che mi avverti prima di tornare, così sto tranquillo.
Posso tornare in compagnia?
Se il mondo non ti va così stretto, fallo pure. E adesso mangia, che si fredda.
Sai che a scuola ho preso 4 in matematica?
Un abbraccio, Cirillo
venerdì, gennaio 19, 2007
La dottoressa Aspirina è tornata a scriverci...
"Geriatria : R. ci ha guardato negli occhi e ha detto: “ Ho avuto un ictus ..ed è un mese che sono qui, e con mio marito ci amiamo, lui ogni tanto dice: “ Attenta.. attenta che arrivano le infermiere…”
Ed io rispondo: “ Beh…anche se ci vedono…che cosa possono dirci? “
Ride….
“ Forse possono essere solo gelose…!! E continua a ridere … e stringe forte le nostre mani…
“Non si insegna l’amore come si fa con l’analisi logica" .Non si può imparare ad amare o a fare l’amore, ma si può rendere ogni incontro, ogni rapporto un’esperienza unica. Sono corpi che si fondono, che si conoscono e riconoscono, sono attimi di emozione intensa e profonda in cui ci si scambia la vita.
Sì, perché ieri ho imparato che il desiderio è un bisogno primario al pari del bere o del mangiare.
L’eros è uno dei più grandi piaceri della vita, è un dono della natura che troppo spesso veliamo, imbrigliamo dietro i condizionamenti sociali, religiosi, culturali, dietro le piccole insicurezze e paure personali.
Proprio perché la sessualità è quanto di più naturale esista, va vissuta liberamente, senza vergogna, senza paura, va vissuta come ogni giorno viviamo la vita. E se vivendo si cambia ogni giorno, così cambia l’approccio al sesso, ma non passa il desiderio, né la voglia di fare l’amore, semplicemente ogni età ha un suo approccio diverso al sesso .
Si ama e si desidera sempre perché è giusto e naturale. Abbattiamo i luoghi comuni e cominciamo a pensare a quanto sia bello il sesso anche dopo i 60 anni…ieri abbiamo avuto questa conferma…
Mi ha colpito questa situazione fatta di persone, sentimenti,valori,relazioni e contatto.. tanto contatto, una cosa di cui io personalmente non posso fare a meno perché mi fa sentire vicina agli altri, mi permette di trasmettere emozioni, desideri, fiducia, forza.. un'esplosione di forti sensazioni fondamentali nella vita relazionale…. E ogni tanto ce ne dimentichiamo…e ce lo ricordiamo solo quando vediamo che i nostri amici pazienti…hanno il desiderio di toccarci…sentirci.. e ci accarezzano le mani…e il volto …e magari ci sussurrano anche: “siete dei gioielli!”
L'uomo è davvero un insieme di emozioni spesso contraddittorie, forti e intense.. l'uomo e' debolezza, fragilità bisognoso di relazione e di contatto.. vero, diretto, personale ..e potrebbe essere proprio il contatto a farci capire l'importanza di valori necessari e sani di cui abbiamo tutti inconsapevolmente bisogno, quelle conferme che spesso ci cambiano la vita e ci fanno essere migliori …
Grazie alla dott.ssa Schiz e alla dott.ssa Memole…"
Aspirina
mercoledì, gennaio 17, 2007
Perché l'amore non si fa da bambini.
Te, le mani, le scopri da bambino.
Non dico sia la prima cosa che t'infili in bocca, ma quasi.
Scopri che puoi chiuderle e puoi aprirle, a piacimento.
Scopri che puoi toccare. Sentire dei brividi, sentire caldo e freddo.
Te, le mani, le infili nella sabbia molle, in spiaggia.
Oppure, accoccolato, te le metti in mezzo alle ginocchia chiuse, quando vai a dormire, che stasera fa freddo, tira su la coperta mamma, che se no cado fuori dai sogni.
Te i baci li dai all'aria.
Li lanci, li butti di qua e di là, a volte colpiscono una fronte, a volte una guancia, a volte la pancia.
E te, dopo che hai mandato un bacio, ti viene da ridere.
Ma ridi proprio, proprio, perché mica sapevi che era così facile fare una cosa da grandi!
Te le coperte ti stanno strette.
Via, che la culla, il lettino è mio. Mamma, rimbocca, grazie. Che tanto poi arrivano le stagioni, mentre dormo: e prima l'inverno, che freddo, sotto sotto... e poi la primavera, temporale, vento che porta via le lenzuola... poi l'estate, che caldo, si suda, via pigiama, via coperte, via sonno pesante... e poi l'autunno, che al mattino comincia a gelare...
Te respiri forte quando corri.
Ma quante corse fai? Dove vuoi andare, che tanto la terra gira più velce di te? Ma c'è un prato talmente grande dai miei nonni! Vuoi che non ci faccio una corsa il pomeriggio del sabato!! E via col fiatone, che sembra che hai fatto la maratona. E quando ti fermi, ti butti per terra, e riprendi la vita per la gamba, che intanto tentava di superrti, la birbante!
E poi t'innamori già quando sei nella pancia della mamma, te!
Ma sì! Che senti le voci, senti i rumori, le storie, ti mandano i bacini da fiuori, da quell'oblò di nome "ombelico"... E te ti innamori del mondo, e porza, per forza quando esci, e devi toccarlo, te lo devi accarezzare, e poi gli mandi baci, e ti vien voglia di respirare forte con lui, e ci passeresti una vita sotto una coperta a guardarti le stelle che lui ti racconta...
... sarà per questo che l'amore da bambini non si fa, no?
Cirillo
sabato, gennaio 13, 2007
Mi vesto la mattina a persiane tirate su.
Non è detto che non si possa fare anche il contrario.
Eì che io tiro su le persiane, così quel rumore non troppo gradevole se ne va prima che la mia faccia riprenda colore.
Mi vesto la mattina a persiane tirate su.
Che sono ancora uno di quelli che appoggia i vestiti sulla sedia.
Che quelli dell'armadio vanno bene per il pomeriggio o per la sera.
Mi vesto la mattina a persiane tirate su.
Tanto la luce dovrei accenderla lo stesso, che i sogni son finiti da un pezzo, e "gente, gente, non c'è più niente da vedere qui, avanti! That's all folks!".
Mi vesto la mattina a persiane tirate su.
Che la stanza mi sembra più larga, così.
E la prossima volta spero inventino le colazioni già fatte.
Mi vesto la mattina a persiane tirate su.
Indosso la mia giornata, piano, che a pancia scoperta, fa ancora freddo, e ti vengono i brividi. Cerco il significato di quello che sta per capitarmi mentre cerco il buco giusto della manica, e mi raccomando, che la maglietta sia dritta, che già sono sceso dal letto col piede sbagliato... Mi tolgo i pantaloni del pigiama, mentre le dita dei miei piedi assaporano il freddo di un pavimento, che evidentemente è stato in piedi tutta la notte. Le mutande sono da cambiare come i sentimenti prima di andare a dormire. Calzini puliti, che anche oggi c'è da andare da qualche parte. Pantaloni con cintura, che non mi va di rimanere in mutande di fronte alla quotidianità. Se poi capiterà di levarsi anche quelle, sappiate che quotidianità non l'ho mai chiamata, in quei momenti.
Infine mi passo le dita tra i capelli, quei pochi che ho, dicono. E mi spettino, che tanto di testa ne ho una sola, e quindi tanto vale che mi rassomigli.
Mi vesto la mattina a persiane tirate su.
E ciò che indosso è la mia giornata.
Così come nelle tasche ci sono tutte le cose che oggi mi capiteranno.
E questi benedetti dottor clown, chissà perché, quando corro fanno lo stesso rumore di un mazzo di chiavi, e quando cerco il fazzoletto nei momenti giù, sono i primi a sbucare e a cadere per terra, e tutte le volte che la stoffa si buca, loro non ce la fanno proprio a cadere.
Mi vesto la mattina a persiane tirate su.
Che poi quando torno a casa è già tutto un po' più chiaro.
Un abbraccio. Scusate il ritardo.
Cirillo
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