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giovedì, ottobre 26, 2006
"Foffolina" mi fa ridere.
No, giuro, mi fa proprio ridere.
Non vuol dire niente, è vero, ma mi fa ridere.
Come suono, come lettere in essa contenute, come rime probabili, come lunghezza.
Non ha significato. Non ce l'ha. Ma fa ridere.
Ti fa star bene. Non è che ti faccia fare quelle grosse risate, forse grossolane, forse poco adatte persino ad un matrimonio.
Ti fa proprio stare bene.
Ripetete "foffolina".
Ti viene da allargare le braccia, quando la dici.
Ma Cirillo, non ha alcun senso questo termine.
Ah!
Perché?
Le bolle di sapone che questa sera I. cercava di prendere in braccio alla mamma ce l'hanno un senso?
E i mugugni di V., che dall'alto della sua mamma il ciuccio lo teneva ben stretto?
E la timidezza di C., che si nascondeva tra gambe, mani, e se avesse potuto, tra i solchi del pavimento dell'ospedale?
No, dico, ce l'hanno un significato tutte queste cose?
Che mi viene da ridere, avete capito! Mi viene da ridere a pensare a Pluto, al bene che ti vien da dargli, a uno così, che se potessi lo metterei a segnalibro della mia vita.
Mi viene da ridere, a pensare a Potaci, e a due fiori, in testa, e sotto un sorriso, che ci puo' essere anche il sole, ma chi se ne accorge, quel giorno lì!
E tutto il resto.
Tutto. Che un'altra volta mi sono innamorato di una situazione.
Innamoratevi di una situazione.
Scegliete la vostra stagione, il colore degli alberi che più vi conquista, il gusto del té che più vi piace, il libro da tenere sul comodino che più vi incuriosisce.
Io vi auguro, vi auguro di trovare una persona, un gruppo di persone, una marea di vite, che faccia rima con "foffolina", che vi facciano stare bene soltanto a pronunciarle... Perché le persone si pronunciano, anche... E spesso, nelle poesie...
Mi avete fregato ancora una volta.
Un abbraccio.
Cirillo
lunedì, ottobre 23, 2006
Miloud sa di strada.
Lo abbracci e senti che le ossa mica si possono rompere.
Che il cuore lo ha al posto giusto, ma bisogna andare sotto all'abito, all'abito da clown.
Fragilità.
Che se casca una biglia sul pavimento, prima di arrivare a destinazione, ce ne vuole.
E se il pavimento non è in discesa, sai benissimo che il mondo gira, e prima o poi la biglia a destinazione ci arriva.
Prossima fermata: Bucarest.
Inciampare nelle fogne, che l'odore del latte si mescola a quello della merda.
Putroppo c'è più merda qua sopra, che lì sotto.
E allora aspetta, aspetta che lì sotto ci vengo anch'io.
E con un naso rosso mi proteggo dall'odore.
E la merda di sopra che continua a bollire.
Che i bambini lì sopra, neanche i bambini gli lasciano fare.
"Metti la fantasia al suo posto! Non usarla troppo! Non rompere la noia, che poi mi tocca comprartene una nuova!".
E allora mandami in strada. Mandami dove io possa correre per centinaia di metri.
Mandami a imparare a rubare, che ho bisogno di sopravvivere.
Lasciami stare, che la merda qua ce l'hai messa tu. E poi mi hai fatto nascere. Che stronzo che sei.
Nascondo la mia voglia di vivere sotto ad un cappotto troppo grande.
Almeno la preservo dal freddo.
E la strada non doveva poi essere così in discesa, se quella biglia di nome Miloud alla fine è risalito, è tornato alla merda qua sopra, ma è salito più in alto, più in alto ancora: ha tirato una corda, che s'è impigliata al cielo di Bucarest, e lì ha fatto arrampicare i bambini, i ragazzi, i clown dal naso piccolo.
E li ha fatti respirare: oltre la merda delle fogne, oltre la merda qua sopra.
Biglia. Scorri, scorri su questo pavimento. Lasciati andare e sbatti anche sui muri, ma scorri.
Fai vedere a questo mondo che non è l'unico a girare.
Miloud sa di strada. Anche se la strada io non so nemmeno che odore abbia.
A Miloud, che ho avuto il piacere di incontrare sabato. E che ho abbracciato, quando era ancora sudato. E sapeva di strada.
Cirillo
mercoledì, ottobre 18, 2006
Ti ritrovi faccia a faccia con un bambino, quando i tuoi pensieri sono alti come i suoi.
Fate innamorare i bambini di questa vita.
Leggete loro poesie, e raccontate loro le storie che avete sentito soltanto una volta nella vostra vita, così da aggiungerci ciò che la fantasia vi permette di fare.
Prendete un disco e riempite la stanza con la musica, cercando di spiegare ai bambini che questo è il miglior disco di musica mai prodotto, loro capiranno.
Prendete dei colori e metteteli su un tappeto. Poi dite loro di colorare il resto della loro vita, affinché non assomigli a quel tappeto.
Infilate loro un gattino nella maglia.
Cercate di capire a che punto di crescita è il loro ombelico.
Non fermatevi al loro sorriso, ma fateli ridere, che si pieghino e aprano le mani.
Lasciate perdere i prati: su quelli sanno già cadere.
Non macchiate le loro idee con l'alcol, e non fateli piangere con il fumo di una sigaretta.
Non dite loro cos'è bene e cos'è male, perché tanto non lo sapete neanche voi.
Piuttosto raccontate loro di quella volta che...
Limate ogni spigolo della vostra casa, riempite di cuscini il corridoio, e non mettete piante sul loro cammino.
Fate loro raccogliere mazzi di fiori ogni giorno di primavera.
Offrite loro del té, in inverno.
D'autunno portateli a contar castagne e foglie rosse.
E d'estate svegliateli la mattina presto, perché alle due del pomeriggio si possano addormentare al suono di cicale, col sole che scotta un po' più in là, oltre la persiana.
Prestate loro attenzione, e sperate che ve la ridiano indietro.
Non dite mai "Aspetta un attimo", bensì "C'è del tempo anche tra un po'".
Svelategli un segreto, ma che poi lo ritrovino più avanti in qualche libro di fumetti.
Ammirateli per la loro coninua capacità nello stupirvi.
Se camminano, dite loro che non debbano preoccuparsi quella volta che gli verrà da correre.
Se li amate, ricordatevi che non sono vostri, ma di questa vita. Solo di questa.
Un bacio, ad altezza pancia.
Cirillo
lunedì, ottobre 16, 2006
Ho visto Patch Adams, due settimane fa.
Ho visto i suoi anni. Ho visto una persona che dà ancora un peso alle proprie parole. Ho visto che è ancora vivo.
Ho visto quelli che sanno tutto di me, o almeno, ne sanno la loro versione. Ho visto che sanno dare un significato più che preciso alle mie scelte. Peccato che sono talmente bravi, da non avermi domandato nemmeno un parere. E facendo come si fa con un libro di cui si è letto solo il titolo, recensiscono i miei ultimi mesi come se loro li avessero potuti vivere. E' troppo facile dare una propria versione delle cose, quando, invece che andare a leggerti la storia, te la fai raccontare.
Ho visto quelli che vorrebbero tornare in India. Bello sapere che c'è chi sta cercando, sta proprio cercando.
Ho visto che qualche volta riesco a rallentare. E a scendere.
Ho visto che ultimamente ci si trova a fare clown più in strada che negli ospedali. A quando i prati?
Ho visto che una casa riesco a riempirla. Non mi resta che provarci con una vita, adesso.
Ho visto che siete sempre in tanti, di là. E appena ho un attimo di tempo, ne approfitto per ringraziarvi.
Cirillo
domenica, ottobre 15, 2006
L'ho scritto ad un amico, stasera...
Ma sono mesi che ce l'ho in pancia, questa cosa.
"Poi sicuramente mi sbaglierò, come sempre.
Ma ti auguro di non sentirti più incompreso o lontano da chi ami.
Ti auguro che tu riesca sempre a stare con la pancia ben aperta.
Che il cuore non è quello che fa funzionare tutto. Quello ti fa respirare bene.
Ma quando sei innamorato, i crampi li senti nella pancia.
E quando nasce un bambino, cresce nella pancia.
E se appoggi la testa su chi ami, lo fa cercando la pancia.
Che poi i sogni siano sulle punte delle dita o tra le parole, quella è tutta un'altra faccenda".
Speriamo.
Cirillo
mercoledì, ottobre 11, 2006
Avete presente i sentimenti?
O fate con i vostri, come fate con i miei? ...ve li inventate.
venerdì, ottobre 06, 2006
Avete presente quando si muore da bambini, no?
Che c'è ancora quel gioco da imparare...
...quella parola da saper pronunciare...
...quel libro da leggere e quello da scrivere...
Sì, dai! Quando si muore da bambini, no?
Che non hai ancora fatto in tempo ad imparare a nuotare...
...che non hai mai dato un bacio alla persona di cui sei innamorato...
...che non hai mai guidato un'auto, in un viaggio, per andare alla tua prima vera vacanza...
...che ci sono degli amici che devi ancora incontrare, e magari loro ti aspetteranno tutta la vita!
Possibile che non vi sia mai successo?
Morire da bambini! In fondo, non è mica tanto difficile!
...dai, che poi ti rimane il dubbio che i compleanni si festeggino con la torta e le candeline fino ai 90 anni...
...che ti domandi "Ma i miei genitori senza di me riuscirebbero a vivere?"...
... che magari non vedrai mai la tua sorellina, quella che nascerà tra due anni...
Non imparerai mai a scrivere una lettera d'auguri, né potrai sentirti più alto dei bambini della classe appena prima della tua, e chissà quanto ti mancherà il panino con la cioccolata...
Morire da bambini.
Che il mondo te l'han fatto solo sfiorare.
Che ancora non ti hanno detto che bambini non si smette mai di esserlo, e che si può, più avanti, diventare padre, madre, fratello o sorella, e perché no, nonno.
Ma se si muore da bambino, neanche la sigaretta te la fanno fumare. Almeno per sapere che sapore ha, cosa ne so, io, a 5 anni, di che sapore ha una sigaretta.
Morire da bambino è come quando è morto mio nonno.
Amava l'enigmistica.
E sul suo tavolo, in cucina, quella volta, c'era un cruciverba, mai terminato.
Morire da bambino ti facilita la vita.
In realtà hai detto tutto quello che avresti voluto dire.
Ma i tuoi versi, all'inizio, nessuno ha saputo interpretarli.
Ed è per quello che poi t'insegnano a scrivere.
Ma va bene così.
Perché morire da bambino capita a tutti.
A chi prima. A chi dopo.
Se no, amici miei, chi giocherebbe mai in questa vita?
(A Martin, ai suoi 5 anni, alla sua minestra col latte. E a quello che avrebbe potuto dare, in questa vita).
Cirillo
giovedì, ottobre 05, 2006
Niente a che vedere con il mio naso rosso.
Niente a che vedere con me.
Eppure sulle persone si passa, no?
Tutti noi siamo almeno passati su una persona.
Come fanno quelle grandi navi che solcano gli oceani, oppure quegli stormi che a metà dell'autunno si vedono volare alti.
Passare.
E qual'è la cosa più importante per uno che passa?
Lasciare il segno.
Non dite che non ci avete mai pensato.
Perché conoscere le persone, se non per infilarsi nella loro vita, per fare in modo che esse s'infilino nella vostra, per far sì che passiate su di esse, in modo che poi rimangano le tracce di ciò che siete stati su questa persona?
A volte capita di essere cancellati.
Senza volerlo, eh.
In fondo quali colpe può avere una matita in mano ad un bambino, che prova a disegnare un fiore, ma i petali vorrebbero essere sei, e allora, al quinto, che occupa tutto lo spazio rimanente, si cancella tutta la corolla, e si ricomincia...
Quali danni può causare la ricerca della perfezione?
E allora come una matita passo su questi fogli che mette a disposizione chi incontro.
C'è chi mette sul tavolo un bel foglio bianco, grande, liscio. Chi invece preferisce fogli a quadretti, oppure colorati. Chi me lo dà tutto stropicciato, chi invece tutto già macchiato. Io però disegno, come una matita mi prendo la briga di tracciare dei segni, secondo ispirazione e tecnica acquisita in anni passati a scuola a scarabocchiare sui banchi.
Passo su questi fogli. Tremante o deciso.
A volte però lo spazio sul foglio finisce.
In quel caso, se la persona mi ha messo a disposizione un intero album da disegno o un quaderno, io continuo.
Oppure può sparire la mia ispirazione.
E allora occorre un po' di riposo.
E in questo lasso di tempo, c'è sempre chi cancella il lavoro già fatto.
Oppure decide di completarlo a suo modo, incorniciando il disegno alla fine, e mostrandolo a tutti come sua opera d'arte.
Non so se come matite vi sia mai capitato di essere cancellate.
A volte mi sorprendo della fragilità delle nostre punte.
Vorrei essere più forte.
Se cancellato, comunque avrò altri fogli su cui disegnare.
E questo mi rende sereno.
...ma se foste una matita, che cosa pensereste nel momento in cui verreste a scoprire che qualcuno ha cancellato un vostro bel disegno..?
Cancella pure. Cancella pure.
Sarà che sono impegnato, come matita, a realizzare un capolavoro.
Magari da tenere in soffitta, per mostrarlo a chi saprà apprezzarlo e amarlo.
Però, non ho mai disegnato così bene, come ora.
Mentre passo.
Cirillo
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