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giovedì, aprile 27, 2006
Ho ascoltato Francesco De Gregori in concerto.
Martedì sera, a Parma.
A fine concerto ha pure piovuto.
Pioveva bene.
Pioveva talmente bene che il tepore da post - concerto si è trasformato in risveglio, sapete, quei momenti in cui ti va di parlare e nel frattempo saltare a piedi uniti sul ciotolato di una piazza.
Ho ascoltato De Gregori in concerto.
Quello che racconta di Alice, della donna cannone, del generale, del Titanic. Quello che canta del tempo e degli amori, che chissà perché, nei suoi testi sembrano sempre un po' sfiorati, mai presi sul serio.
L'ho proprio ascoltato bene, De Gregori, l'altra sera.
E mi stupisco, mi sono stupito a vedermelo lì a pochi metri, di quanto sia bravo a racchiudere in una canzone, in un brano da pochi minuti, vite intere. O magari soltanto dei "pezzi", di queste vite.
E allora per un attimo ho pensato a come certe vite in realtà assomiglino a delle canzoni. Che poi c sono quelle da imparare a memoria, e quelle da cantare quando ci si ritrova con gli amici.
E ci sono canzoni che ritrovi anche in ospedale.
Alcune da cantare sotto la doccia, perché lo vedi che sono allegre, che urlano e corrono per il corridoio, dimenticandosi di dove sono, e, soprprese, al momento dei saluti ti domandano: "Ma vai via?".
Altre canzoni ti vengono proprio stonate. E puoi toglierti naso, cappello, fiocco e trucco, ma stonato resti, e a quell'acuto, quello del sorriso, proprio non ci arrivi. E capisci che qualche lezione è meglio che te la prendi.
Ci sono canzoni da domenica primo pomeriggio: disteso su un letto te le ascolti, magari spilucchi qualche pagina di un libro nel frattempo, ma ti commuovi, a risentire quella melodia: che non è giusto che sia così bella, e nello stesso tempo così triste. Ma te la tieni stretta, è come se volessi nello stesso tempo farla uscire dalla finestra, alzando il volume, e tenertela dentro, in camera e nel cuore, perché in fondo la sua presenza è così fragile.
Ci sono canzoni che se ne stanno rintanate sotto le coperte, guai che ti sentano ascoltarle, e piano piano fanno capolino, coi loro riccioli, e allora le canti sottovoce, che in quella stanza c'è talmente silenzio...
Ho ascoltato De Gregori in concerto.
E alla fine ha anche piovuto.
Ma non è forse come quando incontri qualcuno in ospedale, gli stringi la mano, e quando lo saluti, senti che piove, ma in fondo sai che un po' meglio sei stato tu, ed è stato lui?
Abbraccio, Cirillo.
giovedì, aprile 20, 2006
Dov'è Dio?
Dio lo trovi, soltanto se lo cerchi.
E' inutile pensare di averlo sulla croce appesa al collo o nella chiesa la domenica.
Sono convinto che in ogni botta, che sia di vita, che sia tosta, Dio passi di là. E' che noi siamo troppo occupati a dargli tutte le colpe, per accorgerci della sua presenza.
Queste righe per preannunciarvi un piccolo sfogo. Poi, fate voi.
"Ieri (martedì, ndr) è stato davvero duro…Io non so se era per il tempo…o se perché prima del servizio mi ero “scaricata” un po’…ma devo dirlo con il cuore…è stato duro!
Ci metti le settimane a conquistare la fiducia di un cucciolo…è arrabbiato…ma ha pure ragione…le terapie lo stanno devastando…e di lui non rimane più niente…via l’appetito…via i capelli…via la forza per stare in piedi…e di contro cosa?...Il dolore che oltre ad essere fisico…ce l’hai dentro…perché non capisci…perché pensi:ma perché proprio a me? Un cucciolo dovrebbe giocare con le bambole…un cucciolo vorrebbe correre sul prato…Io vorrei essere un cucciolo per farmi le trecce…per il compleanno di mia sorella…e invece….NO!
Qualcuno ha deciso…che io non posso più fare tutte queste cose…Qualcuno ha deciso che io devo vedere il mondo da un vetro…e Qualcuno ha deciso, ancora, che tutti quelli che vengono ad abbracciarmi …devono indossare un camice di carta verde …e la mascherina…e…forse Qualcuno ha deciso…che io non compierò neanche gli anni….e io sono un cucciolo arrabbiato.. e mi chiedo se tutto questo è giusto…e mi chiedo se forse vale la pena volere meno bene…o essere meno amati…così si fa soffrire di meno…e di conseguenza si soffre anche meno…forse…un mondo asettico dall’amore aiuterebbe a d avere meno… male !!!
Rifletto su una frase detta dal Dott. Baristo…in una corrierina in un giorno di Primavera : “Ma dov’è Dio quando permette che succedano queste cose?...Ma dov’è Dio quando violentano un bambino...? Ma dov’è Dio quando decide che un cucciolo non possa diventare grande? “
Uff…vorrei trovare un po’ Dio !!…
Un clown avvilito… (Dottoressa Aspirina)".
domenica, aprile 16, 2006
Ci vorrebbe il sole, lo so.
Una serena Pasqua credo ve la meritiate tutti.
Io ci proverò.
Abbraccio. Dottor Cirillo.
martedì, aprile 11, 2006
Da venerdì scorso i dottor Clown di Belluno sono presenti anche all'ospedale di Auronzo di Cadore.
"Al treno dei dottor clown di Belluno si è aggiunta una nuova carrozza.
Dopo pediatria e geriatria dell’ospedale di Belluno, pediatria e otorinolaringoiatria dell’ospedale di Feltre, da venerdì scorso si è aggiunta anche la lungodegenza dell’ospedale di Auronzo.
È sempre un’emozione iniziare una nuova esperienza, conoscere nuove persone, ed è stato così anche venerdì.
La dottoressa Schiz, la dottoressa Sofficino ed io ci siamo lanciati nei corridoi del reparto lungodegenza incontrando facce sorprese, ma contente di vederci!
E allora ecco che la signora T. un po’ titubante all’inizio, ha finito per darci delle caramelle e addirittura seguirci a bordo della sua carrozzella lungo tutto il percorso, quasi a volerci presentare i suoi amici di “condominio”, il signor E. che non ha smesso di ridere per un momento, M. contenta di poter stare in nostra compagnia, P. che ci ha confidato che era da tempo che non riusciva a sorridere così volentieri e tutti gli altri che hanno voluto condividere un momento di spensieratezza con noi.
Una nuova carrozza si è aggiunta, e adesso proviamo a riempirla di serenità".
Un abbraccio, dottor Drin.
lunedì, aprile 10, 2006
Ancora ricordi di Bologna. Quelli del dottor Paolino.
"Polvere e sorrisi.
Un viaggio, in compagnia… destinazione Bologna…
Un viaggio tra musica, risate, chiacchiere…
Con il naso rosso con le ruote, un'auto piccolina, ma dove la dottoressa Cannuccia riesce perfino a stendersi per dormire…(e si sa quanto è alta!!)e dorme giusto finché non sbaglio uscita in autostrada, che risolvo uscendo, rientrando e sbagliando ancora...
Bologna, con il suo traffico, le sue vie che non spaventano il dottor Bacillo che taglia la strada perfino ad un autobus.
E poi il recinto…
I container visti da fuori…
Un mondo… rinchiuso da un recinto…
Il cambio di abito, tra paure, ansie varie… stiamo entrando in un mondo…un po’diverso.
La polvere che si alza sotto le scarpe mentre ci avviciniamo…
Gli occhi che ci scrutano da lontano…
E poi i sorrisi, i saluti… mentre ci avviciniamo al centro di quello che sembra un cortile dove ci aspetta un gruppetto misto, giovani e adulti…alcuni preferiscono osservare da lontano…
E sorridono… tutti!
La paura si dissolve subito… lo spettacolo và!!! Funziona bene... la paura ha lasciato spazio alla serenità e tutto riesce, ce ne rendiamo conto osservando gli spettatori attenti e partecipi ai vari giochi e scherzi.
Il dott. Bacillo è un mago nel presentare i vari personaggi presenti e le loro “arti circensi”, tutto scorre velocemente e alla fine dello spettacolo torte, aranciata, palloncini e bolle di sapone per tutti.
Che dire? Di un week end così “pieno”… così carico di emozioni a volte anche strane, io per lo meno mi aspettavo gente diffidente, ed invece alla fine il sorriso è uguale al mio… è stato tutto così “strano”… da non venir più via… da star lì, per conoscere meglio una cultura diversa dalla mia…
Ed alla fine stanco e provato mi sono seduto li,
Vicino all’ingresso di quel recinto che delimita un mondo…
In mezzo alla polvere…
Quella polvere che ha annerito le mie scarpe… che si è attaccata dappertutto…
E la guardavo alzarsi dietro i passi dei bambini che correvano in quello spiazzo…
Ed osservavo quelle strane persone che si muovevano allegre… anche in mezzo alla polvere…
Siamo tornati verso la casa di Potaci e Saponetta dove ci siamo potuti finalmente rilassare, tra il traffico di Bologna che è ben diverso da quello di Belluno… con Ciri e Bacillo che parlavano tra loro…(su due auto diverse e senza uso di telefono)… e poi!!! Relax, una doccia calda, la terrazza… due parole con Sbriciola… e poi la pasta cucinata da… (ma chi l’ha cucinata la pasta?).
Ed infine, non ancora paghi, il gioco dei mimi… dove i maschietti hanno stracciato le femminucce anche grazie a … matrix. Finché il vicino non cui ha amabilmente ricordato che ore erano bussando una volta e mezza alla parete… Così dopo la buonanotte generale finalmente si è chiusa una giornata di quelle che non si scordano per un bel po’.
Grazie al gruppo di volontari che ci hanno invitato, a Saponetta e Potaci promotrici della cosa e soprattutto a Bacillo che alle sei, quando è suonata la sveglia del cellulare (che mi ero dimenticato di staccare!!!) gentilmente si è alzato e l’ha spenta prima che svegliasse gli altri.
Non so voi amici ma io mi sono divertito un casino in quei due giorni!!!"
Dott. Paolino…
giovedì, aprile 06, 2006
Ho lasciato trascorrere due settimane, che poi magari si montano la testa. Già, perché due settimane fa, due nostre dottoresse clown sono diventate "dottoresse" sul serio! Un bacio (e un calcio nel sedere...) quindi alle neolaureate dottoressa Potaci e dottoressa Sbriciola!
E da parte del dottor Solletico, un piccolo indovinello:
"Non è alta, ma è decisamente profonda.
E' piccola piccola, ma ha un cuore grande così.
Non è particolarmente golosa, ma ama nutrirsi di emozioni.
Non ha ali, ma la gioia di vivere le consente di volare.
Non ha malattie infettive, ma ha un entusiasmo contagioso.
Non ha vizi particolari (a parte qualche rara sigaretta, argh!), ma è dipendente dalla voglia di muoversi.
Ha la pelle con un PH leggermente acido come tutti, ma ha uno sguardo secondo per dolcezza solo allo zucchero.
Sarà pure una "botte piccola", ma di buon vino e di buona birra ne contiene in discreta quantità...
Ama fare e brigare, ma ha anche la forza di sapersi fermare per guardarsi dentro.
Non si è mai rotta nulla di serio, ma ha qualche cicatrice, qualcuna con il callo, qualcuna ancora un po' sanguinante.
Non ha vergogna di regalare baci ed abbracci, ma solo per arrivare dritta all'anima di chi ha di fronte.
Ha una marea di conoscenti, ma sa anche il significato di un'amicizia autentica.
Avrà forse qualche incertezza e qualche punto debole, ma se non li avesse forse non l’ameremo così come l’amiamo.
Ha un cognome che suona come una preghiera, ma sicuramente non le è capitato per caso.
Dice di non avere dimestichezza con le parole, ma con una penna e qualche lettera sa tracciare rotaie che arrivano dritte al cuore.
L'abbiamo sempre chiamata dottoressa Sbriciola...
Cambiano le qualifiche e cambiano i titoli di studio, ma tu, dottorotta, vedi di non cambiare mai!".
Dottor Solletico
mercoledì, aprile 05, 2006
Ho preso in braccio i bambini rumeni di Bologna.
Vi ricordate i rumeni di Cofferati? Quelli sbaraccati dalle baracche e abbarbicati poi nei container, che procurarono (e continuano a procurare) più di un grattacapo al sindaco di Bologna, Cofferati?
Di solito quando si finisce sui giornali, dopo qualche tempo la polvere, la pioggia, il passare dei mesi, sommergono la notizia, e i loro protagonisti. E di polvere, su quei bambini, ce n'era davvero tanta.
Grazie all'interessamento e all'impegno delle dottoresse Saponetta e Potaci, che da diversi mesi si occupano con la Caritas dell'animazione presso uno di questi campi nomadi, che attende lo sgombero a breve, i dottor clown di Belluno hanno trascorso uno splendido pomeriggio (1 aprile) insieme alle famiglie e ai bambini che soggiornano al campo. Una vera festa, con tanto di cartello "benvenuti" e con le torte e l'aranciata nel finale.
Un pomeriggio intenso. Uno spettacolo intenso, con le gambe che in alcuni momenti ti fanno ancora "giacomo-giacomo", ma con le quali poi ti ritrovi a rincorrere i bambini, che ti hanno fatto uno scherzo magari, con la spada palloncino. Cambiarsi insieme in un container era un'esperienza che ancora non avevamo provato. Così come non avevamo mai ascoltato le risate dei bambini miste a quelle dei loro papà, e di chi magari preferiva osservarti dalla porta del proprio container. Nel cielo, un bel sole... tanto per dire che anche sui campi nomadi il sole è quello che c'è anche fuori, e non sono riusciti a tenerlo fuori dal recinto, e non riusciranno mai a riprenderlo con le telecamere poste in entrata.
Li hanno rinchiusi in un recinto!
E noi li abbiamo fatti volare un po'!
Alla "April Fish Mission" hanno partecipato il sottoscritto, la dottoressa Cannuccia, la dottoressa Potaci, la dottoressa Saponetta, la dottoressa Tabata, la dottoressa Schiz, la dottoressa Sbriciola, la dottoressa Rotolo, la dottoressa Memole, il dottor Bacillo, il dottor Paolino, il dottor Drin.
Grazie alla disponibilità dei volontari Caritas di Bologna e alle dottoresse Potaci e Saponetta, che si sono fidate poi di ospitarci in massa nel loro appartamento. E grazie al cielo di Bologna. Matrix.
Dottor Cirillo
lunedì, aprile 03, 2006
La storia del naso da riempire.
Avevo un naso rosso.
Con tanto di elastico, che un pò stringeva sotto le guance una volta indossato.
E di quel naso qualcosa mi aveva sempre fatto paura.
Il fatto che indossato mi riempiva il volto, ed io stesso riempivo lui.
Quel naso infatti, per essere indossato, non poteva che essere cavo.
Un giorno, prima del mio solito servizio in ospedale, preparai la borsa con tutto l'occorrente: camice, pantaloni, maglia, borsa, cappello, e ... il naso? Dov'era finito il mio naso rosso? Guardai dentro la borsa delle magie, nel sacchetto dei palloncini, nel cappello, nelle tasche del camice. Niente da fare. Il mio naso rosso era scomparso. Cominciai allora a pensare con che cosa avrei potuto sostituirlo, se per caso nei cassetti avessi avuto un naso di ricambio, quando, ad un tratto mi accorsi, che sopra il comodino, rintanato tra l'ultimo libro letto e quello che stavo leggendo, c'era proprio lui: il mio naso rosso.
"Cosa fai lì?, dissi avvicinandomi per raccoglierlo.
"Fermo! - mi rispose - Non voglio farmi indossare da te!".
Sospreso, mi fermai per un attimo, poi, deciso, cercai di prenderlo per l'elastico.
"Ti ho detto fermo! Non puoi più indossarmi!".
"E potrei sapere perché?", chiesi allora.
"Mi hai riempito troppo! Guarda come sono ingrassato! Ho persino perso colore! Sono sbiadito!".
Mi sedetti sul letto, e guardandolo incuriosito, gli dissi: "Non mi sembri poi così ingrassato... Dai, non fare storie, che dobbiamo andare in ospedale!".
"E perchè?", chiese lui.
"Come perché? - replicai io - Ci sono i bambini da andare a trovare!".
"Bambini? Una volta mi facevi toccare dai bambini! Potevano toccarmi o tirare per l'elastico. Adesso non si può più! Sono troppo pesante!".
"Ma cosa stai dicendo?! Spiegati per piacere!".
"Vedi... Se tu guardassi dentro di me, troveresti un sacco di cose. Ultimamente mi hai riempito con i tuoi problemi, i tuoi sensi di colpa, le tue incazzature. Guarda, escono da tutti i buchi. Mi hai riempito con le tue illusioni, con le tue incomprensioni. Hai dimenticato il mio ruolo!".
"E quale sarebbe il tuo ruolo?".
"Me lo chiedi addirittura? Allora siamo messi male! ...mi hai trasformato in una piscina! Mi hai riempito d'acqua e ti ci sei tuffato dentro, di pancia! La prima volta che mi hai indossato l'hai fatto per te. Per conoscerti. Per esprimere ciò che avevi dentro nella maniera migliore possibile. Ti stavi cercando, fino all'altro giorno. E cercandoti comunicavi con chi incontravi, ti sedevi sul letto, ascoltavi ed esprimevi ciò che ti sembrava bello e onesto esprimere. Ero diventato una specie di telefono, con il quale tu potevi comunicare quello che avevi dentro a quelli che se ne stavano fuori. E loro facevano lo stesso con te, attraverso di me".
"E adesso invece?".
"Adesso tu hai avuto i tuoi problemi, giusto? E stai cercando di ricominciare, e ti sta venendo bene, giusto? E allora, mi stai usando come una distrazione. Stai buttando dentro di me tutto quello che ti passa per la testa. Vuoi salvare il mondo? Bene... Ma non puoi salvare il mondo, solo perché non sei riuscito a salvare te. Ti stai distraendo da te stesso. Ti stai abituando a portarmi. L'equilibrio sta perdendo quello che tu fino a poco tempo fa eri riuscito a rendere più forte. Non vorrei insomma che per il mio peso l'elastico si rompesse".
"Mi dispiace... E cosa dovrei fare?".
"Una cosa l'hai già fatta. E sai bene di cosa sto parlando. E hai fatto bene. Guardati, sei persino più spettinato del solito. Ora non resta che farmi fare movimento. Lasciami qui, oggi, ma invece di lasciarmi sdraiato sul comodino, appendimi qui alla parete, e lascia aperta la finestra. Un po' d'aria non potrà che giovarmi e mi farà respirare bene. Tu lascia perdere per un po' tutti quei pensieri che ti assillano sul fare il dottor clown. Dalla settimana prossima si torna in servizio. Solo in servizio. E ricomincerai a cercarti. Sarà difficile, perché ti senti stanco, ma lo sono anch'io, e allora ci aiuteremo a vicenda. Torna a fare il clown per te stesso, non per gli altri. Li riconquisterai, vedrai, saprai tornare a comunicare, ad ascoltare, a renderti gli occhi lucidi. Che qua l'unico ad essersi abbruttito è lo specchio".
"Dici che funzionerà?".
"Ricordati. Scappare dai propri problemi, pensando di fare del bene agli altri, vuol dire scappare da se stessi, sperando che il tempo passi e tutto torni come prima. Ma il tempo non passa, se tu non gli dici da che parte passare".
Il naso del dottor Cirillo
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