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martedì, gennaio 31, 2006
L'altro giorno vi avevo raccontato del vuoto che si prova, quando qualcuno se ne va.
Ecco... mettiamo che qualcuno sia riuscito a riempirlo, quel vuoto, quel suo vuoto.
Con queste parole.
"Ore 18, sono arrivata nel regno di Pediatria, con gli occhi lucidi e lo sguardo rivolto a terra, per un amico che se n’é andato troppo presto, nel silenzio e senza avvisare…
Come la luce buia,
Come il caldo tiepido,
Come un sorriso triste,
Come un soffio senza aria,
Una bolla senza riflessi,
Il cielo senza nuvole,
Il mare senza sabbia,
L’auto senza ruote,
La neve senza acqua,
Il fuoco senza legna,
Il vento senza forza,
Le foto senza dedica,
Il legno freddo,
Il marmo chiaro.
Spiazzata, così mi sento.
Mandare giù il boccone troppo amaro e andare avanti?
Difficile farlo… E' grande il vuoto, e sono troppe le domande senza risposta.
Ne uscirò più forte, dicono.
E ne uscirò pesantemente più leggera… perché una parte di me se n’é appena andata con lui.
Ma ci sono i bimbi, ci sono gli amici, è arrivata anche la neve, c’è ancora un mondo intero da scoprire…
Sono tante le piccole cose che ti fanno stare bene…
L’odore del caffè al mattino appena svegli,
Lo scricchiolio della neve sotto i piedi,
Il rumore dei passi di qualcuno che stai aspettando,
La doccia dopo una giornata di lavoro,
Il profumo della biancheria stirata,
Le voci degli amici che scherzano,
Le belle notizie che ti fanno saltellare di gioia,
Lo sguardo profondo di un amico sincero,
Il silenzio del rispetto.
Il sorriso di un bambino senza dentini,
Il sorriso di un nonno oramai senza denti,
Un abbraccio che ti toglie il respiro,
La tavola apparecchiata ed il piatto fumante,
Le orme degli animali nel bosco,
La festa del tuo cane quando ritorni.
E ci sono tante cose che ti lasciano senza parole, come l’alba, e il tramonto.
Peccato solo che tutte queste cose non potrò più farle assieme a lui…
Sto imparando che non bisogna dare nulla per scontato, niente è banale.
Dobbiamo darci da fare per essere migliori, perché non c’è tempo da perdere.
Venerdì sera io e Paolino abbiamo conosciuto A., una dolcissima bambina di sei anni e mezzo. Molto precisa e attenta ha scoperto subito il trucco del dottor Paolino, è iniziata così un’allegra risata che doveva trattenere, per i punti dell’appendicite. Poi abbiamo incontrato J., L., e il piccolo A. appena nato, con le cuginette e il nonno indaffarato a spiegarci che lo “sciòs “ non ha gli occhi sul musetto, come li avevo appena disegnati io, ma sulle antenne…
Una bella serata tranquilla, di quelle che ti fanno stare bene, e un bellissimo manto di neve soffice che mimetizzava le nostre auto nel parcheggio.
Conclusa con una bella pizza di palloncini con pomodoro, basilico, e prosciutto.
Un grazie alla Dottoressa Cangu e al Dottor Solletico, che sono davvero speciali,
E al piccolo grande Dottor Paolino, che quando ti ascolta lo fa non solo con le orecchie, ma anche con il cuore.
Perdonatemi se ho scritto tanto, o troppo, ma il mio fantastico amico volevo farlo conoscere anche a voi…
Un bacione".
Dottoressa Sbriciola
lunedì, gennaio 30, 2006
Ho mosso il ciuffo di L.
E lei ha mosso il mio cuore.
Era da tempo che non accarezzavo una testolina.
Sono così preso a raccontare, a gonfiare palloncini, a dire cose matte, che avevo perso quella voglia semplice di scompigliare i capelli di un bambino o di dare a qualcuno un bacio sulla fronte.
Il fatto che L. continuasse a dire "mboh" seduta nel lettino a curiosare su quello che intorno le stava accadendo... Il fatto che ti guardasse con due occhi che avrebbero voluto dirti qualcosa, non semplicemente guardarti... Il fatto che un po' i capelli li avesse già spettinati... Tutto questo mi ha portato ad un tratto, mentre il dottor Drin e il dottor Paolino chiacchieravano con la nonna, ad accarezzarle la testolina, e a muoverle un ciuffo.
Ho cinque dita per mano, e chissà quante nel cuore.
Un po' avevo dimenticato il loro fascino, la loro voglia di muovere, la loro dolcezza.
Devi stare attento, dottor Cirillo.
Le mani sono importanti. Non servono soltanto ad acchiappare un peluche o a tenere un palloncino colorato.
Cinque dita che fanno rima con curiosità.
mercoledì, gennaio 25, 2006
Mamme clown!
A giugno saremo tutti zii...
... un abbraccio alla dottoressa Ranocchio!
domenica, gennaio 22, 2006
Il vuoto.
Come chi prende una fetta d'aria con la mano, fa finta di raccoglierla davanti al viso, e chiude in fretta il pugno, come se l'aria potesse fuggre da quella presa, insieme forte e delicata, quasi una carezza, un cipiglio, un buffetto sulla guancia del cielo.
Come una bottiglia sulla tavola, che si è appena finito di mangiare e ogni parola adesso va soppesata, se non si vuol apparire più pesanti del proprio stomaco.
Come una conchiglia, sulla spiaggia, di quelle che vorresti infilarci dentro il dito per vedee che forma hanno all'interno, se veramente sono come le chiocciole.
Come un fazzoletto senza naso, una lampada senza lampadina, un vaso senza fiori, un prato senza insetti, un cielo senza montagne, un mare senza orizzonte, una coperta senza quadrettoni colorati, una bolla senza aria.
Vuoto.
Come un amico che se ne va senza avvisarti.
La scorsa settimana niente servizio per me. E per tanti altri.
Talmente vuoto, che c'è l'eco.
mercoledì, gennaio 18, 2006
Tema: "Una mostra che avresti voluto visitare".
Svolgimento: "Avrei voluto visitare una mostra fotografica sui bambini del Sud del mondo che s è tenuta in queste ultime settimane a Limana. Ma si sa, si posticipa sempre. E alla fine anche le mostre chiudono. Per fortuna che c'è la dottoressa Sbriciola che è molto più attenta di me. E queste sono le sue impressioni sulla mostra".
A volte mi chiedo in che modo, con quale criterio, si determina il valore di una persona…quello che “vale”, anche se è brutto da dire… , quanto conta…per me , per gli altri, per il resto del mondo.
Forse è la stima…credo che la stima non sia una cosa da poco…
La fiducia…si, anche lei…perché fidarsi di qualcuno significa accettare tutto…pregi, difetti, assumersi i rischi.
“Quanto vali?” Non vuol dire quanti soldi hai in tasca, in banca, o forse sì…?
La macchina che hai parcheggiato nel garage, è la sua cilindrata che conta ?
“Ho una casa in montagna, una al mare, una al lago…,
7 carte di credito, un posto di lavoro da invidiare…,
una barca a vela, il posto riservato alle terme,
la cameriera che mi prepara la colazione…,
la salute non manca, la compagnia nemmeno…
diciamo che non mi manca niente…solo vorrei prossimamente acquistare
un piccolo aereo privato per spostarmi più in fretta.”
Ma sei felice ? Sei davvero felice ?!
Credo che la felicità sia qualcosa di più grande…
Che vola più in alto degli aeroplani.
Forse non sono solo, sì…forse accanto a me ho degli amici veri…
Che si fidano….che mi accettano per quello che sono.
Una famigliola serena, nonostante tutti i problemi…
un moroso o una morosa che mi vuole bene…
i soldi bastano,
i sacrifici si fanno, ovviamente. Ma neanche il divertimento manca.
Nuove emozioni ogni giorno…questo è il bello…
Sapersi ancora emozionare…
Conoscere nuova gente.
Essere felici per quello che si ha…perché se pensi sempre a quello che non hai, o a quello che hanno gli altri e tu no, non sarai mai felice.
Forse è questo che conta veramente…
Ieri sono stata alla mostra fotografica di Stefano Zardini.
Cavolo ! Mi ci è voluto un foglio di word per raccontarla…
Poche parole non bastavano, e neanche tutte quelle che ho scritto non bastano…
Perciò vi scrivo le sue…che sicuramente rendono meglio l’idea.
“Ogni giorno 30000 persone muoiono di fame, è come se ogni giorno sparisse tutto il comune di Belluno…”
“Un vaccino anti-polio costa come un gelato…ma un gelato dura pochi minuti, la polio tutta la vita”
“Essere consapevoli di un problema è diverso che sapere che esiste.
Consapevole è chi guarda e vede,
con gli occhi del cuore e quelli del cervello,
chi ci pensa e si arrabbia,
ci ripensa e fa suo quel che ha visto.
Chi si ricorda anche quando non sta più guardando e se ne torna a casa.
E non può fare a meno di vivere di conseguenza.
Il potere della consapevolezza per essere dalla parte della volontà di migliorare le cose”.
Ed infine…
“Poter avere tutto o addirittura troppo può essere causa di infelicità, …quanto la miseria.”
Spero che nessuno tra gli organizzatori di questa fantastica e toccante mostra fotografica mi farà una salatissima multa se scopre che le frasi sono state ricopiate tra gli appunti del mio cellulare e poi messe sul blog…!!
Nooo….non ci credo! State scherzando? Pensavate veramente che avessi tutta questa memoria??
Buona settimana a tutti voi !
Un abbraccio. Dottoressa Sbriciola.
domenica, gennaio 15, 2006
Vi avevo promesso che vi avrei portato al mare.
Adesso. Che fuori fa freddo. E nel mare, ancora di più.
Se il mare non avesse un suono, chi ci navigherebbe?
Il fatto che su questa terra che va su e giù, ad un certo punto qualcuno abbia deciso di tirare una linea, e di far scendere il cielo finché quella linea non venisse sfiorata...
Il fatto che qualcuno abbia deciso di dargli un colore, e di dargli lo stesso sapore di un pianto...
Adesso, in questo momento, vorrei essere al mare.
Davanti. Io e lui. Lui a dirmi dov'è stato, io a dirgli che ha fatto bene.
E' che del mare non ti ci puoi fidare. Non sta mai nello stesso posto, dove un giorno l'avevi lasciato. Lui passa, arriva, torna indietro, dopo un po' ritorna, si fa risentire...
Nella pancia dei bambini c'è il mare.
Un mare salato, caldo, che all'alba lo vedi sì e no.
Io il mare nella pancia non ce l'ho più.
Ho preferito sedermi, guardarlo un po', lasciarmi spettinare da un po' di vento.
E che freddo che fa.
Mi dispiace di avervi portato al mare, oggi, che tira vento.
Ma ne avevo bisogno.
Ho come l'impressione che questo mare sia più grande di quanto mi avevano detto. Forse l'avevo visto solo in fotografia.
Io questo mare lo auguro a chi se lo sente ancora dentro.
Perché ci possa navigare una vita intera.
Ciao, mare.
martedì, gennaio 10, 2006
Rinviata la gita al mare...
Su questo blog si è raccontato spesso e volentieri di bolle di sapone, ma... ne avete mai conosciuta una?
"Una chioma come una ciotola di capelli riversa sulla testa. Come una ciotola rovesciata sulla testa ed una forbice per tagliare i capelli che escono dai bordi potrebbero sostituire senza rimpianti il suo parrucchiere. Questa la cosa che mi è saltata subito all’occhio quando ho salutato Capelli-a-caschetto al di là della vetrata che ci divideva, lei con i suoi 5/6 anni nella sua cameretta della pediatria, io e la dottoressa Cangu con i nostri nasi rossi nel corridoio del reparto. Appena varcata la porta, noto che un’altra sua caratteristica è l’avere qualche cromosoma in più del dovuto, di quei cromosomi un po’ anarchici ed un po’ contorsionisti. Cromosomi sicuramente sfuggenti e fantasiosi come le pennellate di un quadro dadaista che hai trovato appeso al muro del salotto buono di casa e da lì non si schioda, anche se non si intona col resto dell’arredamento. Un quadro che mai avresti comprato di proposito, ma che hai imparato col tempo ad apprezzare sino a considerarlo un vero capolavoro. Sì, lo devi ammettere: stacca un pochino con il progetto di quel salotto che originariamente pensavi di arredare in maniera un po’ più classica, ma ora è lì e da lì non lo toglieresti per nulla al mondo. Un’insolita ed originale eredità avuta in dono dai tuoi genitori che ormai fa parte del tuo patrimonio artistico. E genetico.
Non sono molto interessante, lo so. Me lo dimostrano le ragazze a cui do infruttuosamente l’assalto. Speravo di avere maggior fortuna nascosto dietro il camice da dottor Clown. Capelli-a-caschetto cancella prontamente le mie ambizioni in tal senso. Nemmeno uno sguardo, tanto è concentrata a guardare il televisore su cui scorrono le immagini di un cartone animato, o almeno ciò che ne rimane causa le forti interferenze o un’antenna non orientata a dovere. Vorrei chiederle se le piace così tanto Duffy Duck, Bugs Bunny o Willy il Coyote da non degnarmi nemmeno di uno sguardo, ma la trasmissione disturbata non mi consente nemmeno di capire chi sia il personaggio protagonista. Provo a farlo io. Mi fingo offeso ed esco dalla stanza, ma sbatto col naso contro la porta che si chiude con un tonfo dietro la spinta nascosta del mio piede. Casco all’indietro e finisco dolorante sul pavimento senza che Capelli-a-caschetto noti la mia presenza. Ti capita mai di fingerti deficiente ed avere la reale impressione di esserlo sul serio? A me spesso. Le donne si conquistano anche con le parole, ma ora le mie non generano alcun effetto. Zero. Che i colori e le forme dei palloncini sortiscano qualche risultato? Che le loro fughe precipitose in aria quando non li annodi destino la sua attenzione? Zero assoluto! Intanto la dottoressa Cangu intrattiene con maggiore successo la sorella maggiore e la madre. Siamo io e lei, Solletico contro Capelli-a-caschetto, l’uno di fronte all’altra: è una sfida solitaria la nostra, degna di un film western di Sergio Leone, quando il pendolo del saloon rintocca le ore fermando il tempo ed il vento che scorre sulla polverosa strada oltre la classica porta a doppia anta. Bang bang! No… Nell’aria non riecheggia alcuno sparo ed alcuna musica di Morricone: solo il mio monologo senza senso. Più che Clint Eastwood mi sento il Massimo Boldi della situazione… Non ricorro alle magie perché necessiterebbero di un coinvolgimento che Capelli-a-caschetto non mi garantirebbe. Chiedo aiuto al mio aiutante dottor Otto Von Krafen, l’orsacchiotto marionetta che tengo nella borsa. Ma la bimba ed il mio alter ego parlano la stessa lingua: il silenzio. Sto per rinunciare, quando sfodero l’ultima arma che mi è rimasta: le bolle di sapone. Già subodoro l’ennesimo fallimento, quando la mia sorpresa è seconda solo a quella della bambina. Il suo sorriso scomposto fatto di due file irregolari di dentini non proprio candidi riempie ogni angolo della cameretta contendendosi lo spazio con le bolle che soffio a pieni polmoni. Su quelle sfere volanti così lucide e leggere si riflettono i suoi tondi occhi estasiati. Più bolle fluttuano nell’aria, più i suoi gridolini si fanno acuti e frequenti, trasmettendosi a tutto il suo corpicino che vibra in preda ad una gioia irrefrenabile. Allora soffio ancora più forte e con un ritmo ancora più forsennato: così tante bolle che all’interno della stanza manca quasi lo spazio materiale dove muoversi. Ed io soffio, soffio, soffio ancora... E lei ride, ride, ride ancora… E le mie gote diventano rosse, rosse, sempre più rosse… Ed i suoi occhi luminosi, luminosi, sempre più luminosi… Ed io sono storno, storno, maledettamente storno… Sono in completa iperventilazione e mi devo assolutamente fermare se non voglio avere allucinazioni da ubriacatura d’ossigeno e di risate.
Morale della favola, che un favola non è: spesso solo le cose più semplici che possono offrire un sorriso. Non serve inventarsi chissà che o cercare chissà cosa per rendere felice qualcuno o per essere felici noi stessi: talvolta è sufficiente guardarsi in tasca, guardarsi dentro, guardarsi attorno per trovare la propria bolla di sapone piena di gas esilarante".
Dr. Solletico.
E poi dicono che le bolle di sapone scoppiano...
Dr. Cirillo
sabato, gennaio 07, 2006
Ci sono persone che conosci poco a poco ... passo dopo passo, si dice, no? ... E ti riempiono la vita, man mano, come un rubinetto fa con un bicchiere, o i funghi fanno con una cesta, o ancora, come le foglie fanno con i giardini in autunno ... Queste persone capitano. Ad un tratto capitano. E tu puoi emozionarti come vuoi: ti ci puoi innamorare, le puoi ascoltare, ci puoi ridere assieme, ci puoi anche litigaree in qualche modo dimenticare ... E' bello però sapere che le persona capitano. Così, anche all'improvviso. E ogni giorno, proprio ogni giorno, può essere l'occasione di scoprire sempre qualcosa in più di ognuna di loro... Cos'è questo se non il motore dell'amicizia?
A voi, ceste di funghi, bicchieri d'acqua, giardini d'autunno... le parole della dottoressa Sbriciola... Un po' alla volta, vedete, ci conosceremo tutti...
"6 gennaio 2006
Quante emozioni... come raccontarle tutte?
Che gioia...
Eppure è difficile da spiegare...
Forse non tutti la provano...
Ho scoperto un'altra realtà...
Un altro mondo...
Un altro modo per avvicinarsi a qualcuno...
Un altro modo di vedere le cose...
Un altro punto di vista.
Oggi mi è stato regalato il mondo...!
E ti pare poco?!
Una dolce lacrima...
Una bolla di sapone...
Un sorriso...
Un abbraccio forte, di quelli che si sentono fino alle ossa.
Un bacio mandato con la manina... che ti fa scalpitare il cuore,anche se c'è il vetro di mezzo...
Uno sguardo...
Una parola...
Un "grazie" sussurrato con un filo di voce...
Un gesto...
Una semplice carezza tra i capelli.
Forse davvero più di così non si può spiegare...e poi ho già detto tutto!
Un grazie di cuore a tutti voi..."
Dottoressa Sbriciola
Giuro che la prossima volta vi porto al mare.
Abbraccio, Dr. Cirillo
lunedì, gennaio 02, 2006
Quella volta mancavano due giorni alla fine dell'anno... Quella volta sono montato, pensa, sulle spalle della dottoressa Cannuccia per fare girare le palle colorate a mezz'aria, nella sala giochi dell'ospedale di Belluno... Quella volta poi sono persino montato sulle ginocchia del dottor Paolino, a far da equilibrista ... tutto per due sorsi di the ... E poi ho persino fatto da "motivatore mangiaminestra" per un bimbo che continuava a far l'aeroplano con le labbra ... brrr ... brrr ...
Quella volta mancavano due giorni alla fne dell'anno... E il dottor 'Baristo era in India, e io ero lì che ci pensavo ogni tanto... E cadeva la neve, di quella che poi fa fatica andare via, sia dentro che fuori, mi ha detto un'amica... Quella volta ci si è fatti gli auguri di corsa, che poi tanto ci si rivede più avanti, mica si scompare... Quella volta mi sono detto "eppure nevica"... ed ha funzionato...
Quella volta mancavano non due, ma tre giorni alla fne dell'anno, e a Feltre, seduto nella sala d'aspetto col dottor Paolino, ho capit che al di là di una di quelle porte che si affacciavano in corsia, qualcuno se ne sarebbe andato presto... E difficilmente sarebbe tornato anche solo ad occupare un letto... Eppure mi aveva detto che mi avrebbe sposato...
Quella volta mancava un po' alla fine dell'anno, figlio mio, che quando finisce non si ha voglia nè di fare propositi nè di fare considerazioni... Finisce, come il compleanno, il Natale, la Pasqua, le ferie, il giorno del matrimonio e quello del funerale, il sabato sera, la domenica pomeriggio, il lunedì mattina... Finisce, e ricomincia, se gli va.
Serenità, a tutti voi.
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