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lunedì, dicembre 26, 2005
Come direbbe il dottor Paolino, ci sono vigilie che iniziano il giovedì.
Il tempo come al solito è passato senza nemmeno salutare, e io che volevo augurarvi buon Natale, mi ritrovo davanti allo schermo la sera del "day after" ... e ripenso , andando a ritroso, alla splendida vigilia che abbiamo passato all'ospedale di Belluno, tra chirurgia, geriatria e pediatria (un abbraccio di Natale al nostro caro don Ivano) ... poi venerdì, tra Villa Anna, di cui appena qui sotto vi racconterà il dottor Paolino, e la pediatria ... e infine la pizzata tra un po' di noi ... e ancora il dottor 'Baristo che parte per l'India (un abbraccio forte di Natale anche a lui) ... E giovedì a Feltre, di corsa, per quanto mi riguarda, con un sacco di nas rossi sorrisi da regalare ... e ancora più indietro domenica mattina al cinema, a vedere "Chicken little" con i bambini e i volontari del Corc (grazie per tutto) e di seguito, il pomeriggio, a Ponte nelle Alpi, ai mercatini di Natale ... ora tiriamo un sospiro di sollievo, ma di quelli lieti, tipo quello che tira una mamma che si accorge che il proprio bimbo si è addormentato mentre ascoltava dalla sua voce una bella fiaba ... quei sospiri lì ... che come si sa, sono un po' come la pace ...
"Ci troviamo in piazza a Santa Giustina alle quindici e trenta (un po’ in ritardo rispetto alla tabella di marcia, le dottoresse Potaci e Saponetta, ed io. Ci aspetta un pomeriggio memorabile ma ancora non ce ne rendiamo conto. La dottoressa Sbriciola ci avvisa che arriverà un po’ in ritardo causa traffico (poco male, lo siamo anche noi), alla fine dopo mille peripezie e duemila sms spediti a destra e a manca ci troviamo in piazza a Limana e via verso il centro.
La preparazione è un po’ così.. pensieri, emozioni vorticano nella mia mente, che facciamo? Uno spettacolino? E come lo organizziamo? Alla fine grazie a Potaci, Saponetta e Sbriciola qualcosa mettiamo giù… e si prospetta un bello spettacolo… o qualcosa del genere.
Ci fondiamo nella sala e ci troviamo di fronte un muro di persone… mamma mia quanta gente, occhi che scrutano incuriositi per questa incursione, sorrisi che spuntano qua e là. Eliana che colpisce subito la mia attenzione al punto che non resisto e vado ad abbracciarla subito, Mario che tira per il camice, Giovanna e tutti gli altri che si stringono attorno a noi. Mani strette, carezze e baci e non ci lasciano più e poi cerchiamo di fare il famoso spettacolino…
Dico cerchiamo perché ormai siamo tutti presi dall’euforia del momento e optiamo per il contatto diretto e, non so se per gli altri è stato lo stesso… è magia!!!
Parlo, ascolto, abbraccio chi sta lasciando il centro vista l’ora e la stanchezza, si ride tanto tutti assieme, ogni tanto alzo gli occhi verso gli altri e li vedo presi, letteralmente coperti di mani e visi sorridenti… le nuove marionette di Potaci e Saponetta sono meravigliose, Sbriciola che è alla sua prima visita al centro è presa a conoscere tutti i ragazzi. Giovanna legge una sua composizione che potrete leggere in fondo ed a quel punto devo cercare di pensare a qualsiasi altra cosa, cominciano a sudarmi gli occhi e non ho neppure un fazzoletto e poi…. È un po’ come la pace!
Cosa si prova in un momento così? Come si può descrivere a parole questo turbinio di emozioni che ti invadono durante il tempo trascorso in compagnia di persone davvero speciali, vedere gli altri, sentirli così vicini in questo momento e soprattutto l’amore che ha invaso ogni angolo di quella stanza, così potente da poterlo toccare.
Venerdì pomeriggio mi è stato regalato il mondo (e qui scusami Dr Cirillo se continuo ad usare questa tua frase ma è l’unica maniera per descrivere).
Alle sei mi rendo conto che il tempo è passato troppo in fretta e dobbiamo spostarci in ospedale, si comincia a fare il giro di auguri e saluti dopo aver consegnato un piccolo dono da parte dei dottor clown (che è stato gradito). Non sarei più venuto via, il pomeriggio più bello da passare in compagnia di così tanti amici pieno di felicità e gioia, un grazie al personale del centro così disponibile ma soprattutto grazie ai ragazzi del centro per l’accoglienza festosa che ci riservano ogni volta.
Un grazie particolare alla Dr. essa Potaci, Dr. essa Saponetta e alla Dr. essa Sbriciola e loro sanno il perché… siete davvero grandi…
Un lieto Natale a tutti quelli che avranno l’occasione di passare di qua, dal gruppo clown e da un gruppo di ragazzi davvero speciali. Vi lascio con la poesia di Giovanna". Dr. Paolino
“Per una festa straordinaria”
agli amici e parenti, c’è una grande festa di natale, mi ricordo il natale di un anno fa eravamo in festa c’eravate anche voi cari parenti. Ora siamo ancora qui, ancora in festa, e siamo diventati più consapevoli di noi stessi, in questo anno che non ci siamo visti. Tutti noi abbiamo fatto molti sbagli, in questo giorno speciale perdoniamo. Anche colui che è nato nel natale di tanti anni, che ha subito un tradimento ha perdonato e questo lo sapete, vorrei solo dire questo:Dio ha perdonato chi lo ha ucciso allora diamoci una mano tutti e perdoniamo, perché la debolezza e la fragilità ti porta al peccato ma c’è una forza in noi che ci può far cambiare, allora coraggio diamoci una mano facciamo un bel cerchio e diciamo tutti insieme PACE, vogliamo la pace. Vogliamoci bene e facciamo pace tra noi. Vi ringrazio ancora di essere qui amici e parenti tutti, vi voglio bene e quello che ho scritto è la verità, non dirò altro, solo buon natale e felice anno nuovo
Azzalini Giovanna Villa Anna 23-12-05
mercoledì, dicembre 21, 2005
Mi ha sempre lasciato nello stupore più bambinesco possibile, la forza, non soltanto quella fisica, ma proprio quella dello spirito, che è racchiusa nei bimbi disabili.
Venerdì scorso, a Belluno, io e il dottor Paolino siamo stati fatti prigionieri da G., che, dopo aver combattuto strenuamente contro noi dottori clown e le infermiere con la sua spada di palloncini, ha deciso che io e il dottor Paolino dovevamo essere le sue prede finali. Ci ha letteramente trascinato per il camice nella sua stanza, e lì ci ha detto "priginonieri". E si è messo a braccia conserte davanti all'ingresso. Persino il papà ha dovuto rimanere fuori.
A quel punto, se noi non potevamo uscire, tanto vale far uscire da G. tutta la fanciullezza e l'allegria possibile. Stranamente lo faceva ridere il fatto che con il fiore della pace colpissi in testa Paolino. E lo faceva ridere anche il kazoo, con il quale sempre Paolino cercava di riprdurre prima il suono di una mosca, poi di una moto... E non vi dico cosa ha combinato non appena il dottor Paolino ha sfoderato dalla borsa il pupazzone di Diddle, il topo con i piedi più grandi e puzzolenti del mondo!
Una forza. Anche negli occhi. Nel movimento delle braccia. Non gli interessava cadere. Si rialzava. Senza piangere. E ancora a drci "prigionieri!". Quanta forza, in G.. Alcuni istrttuori di nuoto mi dicevano che spesso sono proprio i bimbi disabili o i bimbi down ad imparare per primi a nuotare. Non hanno paura. Si buttano in acqua. E in acqua si sa siamo tutti uguali. Dimostrano una forza di volontà incredibile. E io mi incanto a vedere i tipi come G.
Ma proprio rido tanto! Rido ogni volta che mi srridono, perché lo fanno proprio col cuore. E ti fanno star bene.
Un abbraccio a tutti questi bimbi, che ogni giorno dimostrano più forza di spirito e di volontà di quanto noi possiamo dimostrare in un anno intero!
domenica, dicembre 18, 2005
La favola di Luca. Il bimbo che sentiva con il cuore.
C'era una volta un bimbo appena nato di nome Luca.
Il papà e la mamma, con un pizzico di Dio che non guasta mai, gli avevano donato al momento della nascita due begli occhioni, un naso un po' a patata, una fronte bella spaziosa per i tanti suoi pensieri, una boccuccia per sorridere e dare baci, due belle manine da stringere e infilare nelle tasche, due piedini che più avanti avrebbe utilizzato per correre e arrampicarsi sui ciliegi.
Qualcosa però a Luca mancava.
Si sa. Nessuno di noi è perfetto. A qualcuno manca l'educazione. Ad altri la pazienza. A qualcun altro la bellezza, a qualcun altro ancora invece la fiducia. Luca queste cose più o meno le aveva tutte. Ma allora, cosa gli mancava?
Più lo guardavano, più mamma e papà si dicevano: "No... Qui c'è qualcosa che non va!".
Allora lo portarono dal saggio più saggio del paese.
Il saggio prese in braccio Luca, che cominciò ad acchiappare la sua barba, e a sorridergli in maniera buffa. Il saggio lo accarezzò. Gli fece la linguaccia. E Luca sorrise. Si gonfiò le guance. E il bimbo sorrise ancora. Disse allora ad alta voce: "Sei meraviglioso". E Luca non si mosse. "Sei meraviglioso", ripetè il saggio più saggio. E ancora Luca rimase fisso, con lo sguardo negli occhi del vecchio.
"Che cos'ha?", chiese la mamma.
"Il vostro bimbo - rispose allora il saggio - non può sentirmi. E non può sentire nemmeno voi. Nè un cane che abbaia. Nè la pioggia che cade".
Luca non poteva sentire. Era nato senza poter ascoltare suoni e rumori.
"Cosa possiamo fare?", chiese allora il padre al saggio.
Il saggio ripose in braccio alla madre il bimbo, e si infilò in un'altra stanza, chiedendo ai genitori di aspettare un minuto.
Come aveva promesso, il saggio tornò con una tromba di metallo, color argento.
"Ecco - disse porgendo lo strumento al papà - quando tornerete a casa, suonate a Luca la tromba, ogni sera, prima di metterlo a dormire".
Ringraziato il saggio più saggio, i genitori tornarono a casa, e quella sera, infilato Luca sotto le copertine nella culla, il papà cominciò a soffiare dentro la tromba. Ma da essa non proveniva nessun suono. Provò ancora, ma niente. Ci provo allora la mamma, che soffiò ancora più forte, ma nessun suono uscì.
Il giorno dopo il papà di Luca torno dal saggio e gli disse che la tromba non funzionava.
Il saggio gli rispose: "Quando soffiate dovete immaginare di suonare la musica più bella del mondo".
Così, raccolto il consiglio, il papà di Luca tornò a casa e quella sera si rimise la tromba sulle labbra e immaginò di suonare un pezzo jazz, che tanti anni fa aveva sentito in un locale di un paese lì vicino. Dalla tromba non uscì nessun suono, ma Luca cominciò a muovere la testa, gli occhi, le mani, e sorrise, quasi andasse a tempo con la musica immaginaria.
Il padre smise, e Luca cominciò a lacrimare. Allora la mamma disse: "Suona ancora!". E il papà sffio nella tromba, e contnuò ad immaginare quella musica, senza che uscisse alcun suono. Ma Luca sorrideva, e ballava da sdraiato, a pancia in su.
Il giorno dopo, il padre di Luca tornò ancora dal saggio e disse:
"Ho seguito il suo consiglio, ho immaginato di suonare una bella canzone. Dalla tromba non è uscito nulla, ma Luca era felice, come se la stesse ascoltando!".
"Ma non avete capito?" - rispose il saggio. "Luca vi stava ascoltando col suo cuore. Finché voi gli parlerete con i vostri cuori, lui potrà ascoltarvi".
E da quel giorno anche i genitori di Luca impararono ad ascoltare e a parlare con il proprio cuore, e Luca continuò a sorridere. Sempre.
Un abbraccio agli amici di Cesiomaggiore che giovedì sera sono venuti a trovarci. E a Luca. E a Silvia.
Dr. Cirillo
martedì, dicembre 13, 2005
A cosa si dovrebbe appoggiare la mia vita, adesso?
A un lampione acceso?
Prendi un foglio di carta.
Piegalo, prima una volta, poi due volte, poi in diagonale, e ancora dall'alto al basso, fino ad ottenere un rettangolo, che bene o male riesci a tenere sul palmo della mano. Ora prendi un paio di forbici. Comincia a tagliuzzare lungo i bordi del rettangolo cartaceo, piccoli triangolini, o quadratini, o anche semicirconferenze, se sei bravo.
Riponi le forbici, pulisci il tavolo da tutti quei coriandoli che sono scivolati giù ad ogni minimo "stack" delle lame, e riporta il foglio di carta alla sua grandezza originale.
Cosa ottieni?
Ora.
Prendi la tua vita.
Piegala, prima una volta, poi due volte, poi in diagonale, e ancora dall'alto al basso, fino ad ottenere un piccolo dolore, che bene o male riesci a tenere sul palmo della mano. Una tristezza che ti piega lo stomaco, ma che puoi ancora tenere stretta nella mano, se vuoi. Puoi stringerla. Sei tu il più forte. Sta di fatto però che ti piace stare ad osservarla, e quindi quella mano la lasci bene aperta.
Ora prendi un paio di forbici. Comincia a tagliuzzare lungo i bordi del rettangolo cartaceo, piccoli triangolini, o quadratini, o anche semicirconferenze, se sei bravo. Un amico ti girerà le spalle ... "stack" ... Un altro ti deluderà ... "stack", via un altro triangolino ... Qualcun altro ti giudicherà sul lavoro perché ha molto tempo da perdere ... "stack" ... un altro non risponderà mai il telefono ... "stack" ... e "ri-stack" ...
Riponi le forbici, pulisci il tavolo da tutti quei coriandoli che sono scivolati giù ad ogni minimo "stack" delle lame, e riporta la tua vita alla sua grandezza originale.
Cosa ottieni?
Non era meglio che su quella vita ci avessi disegnato un bel fiore con i pastelli, invece di tagliuzzarla così?
Abbraccio
domenica, dicembre 11, 2005
Un volto. Tanti volti.
Vi ricordate la ragazza che proprio una settimana mi aveva chiesto in sposo? Ebbene... Giovedì l'ho ritrovata, sempre sullo stesso letto, sempre con gli stessi occhi. Appena mi ha visto, sebbene potesse parlare a malapena questa volta, ha cercato subito la mia mano e mi ha chiesto: "Hai parlato a tua mamma di me?".
Ieri mattina abbiamo incontrato 350 bambini delle scuole elementari e medie di Belluno, per raccontare loro il nostro viaggio in Palestina, per cantare, giocare, ridere e fare magie. E per ricordargli che nel mondo i bambini hanno tanti diritti, ma non sempre vengono rispettati. Anche ieri avrei voluto stringerle forti, quelle mani.
Giovedì 15 dicembre siamo a Cesiomaggiore, per la serata "Un sorriso in Palestina". Chi volesse venirci a trovare...
Abbraccio
lunedì, dicembre 05, 2005
La neve cade un po' dappertutto, quando decide di cadere.
E cade a volte anche tra i pensieri del dottor Paolino.
"Eccomi di nuovo qui a raccontare le avventure degli impavidi clown nella bufera di neve, a Villa Anna... Questa volta nevica e pure bene, ci troviamo in piazza in quattro temerari: dottoressa Potaci, dottoressa Saponetta, dottoressa Tabata ed io. Il viaggio di andata corre liscio ed arriviamo per tempo, sono già tutti ad aspettarci a Villa Anna, e ci aprono la porta per evitarci una doccia a base di neve.
Dividiamo i gruppi che "lavoreranno" chi sui palloncini chi sui balli di gruppo: c'è una nuova amica che si dedica ai palloncini con sano entusiasmo, Mario che gonfia i palloncini così in fretta da fare delle vere e proprie esplosioni, tutti cercano di costruire un cagnolino e poi una spada e il risultato è una montagna di palloncini impilati sul tavolo tra i sorrisi dovuti ad uno scoppio inaspettato o la fuga di un palloncino non ancora chiuso bene; nel frattempo nell'altra stanza l'altro gruppo si dedica ai balli dei quali poi sarà dato un saggio...
Giovanna cerca di insegnarmi qualche passo di salsa, ma i miei piedi non ne vogliono sapere e finisco col culo per terra... Che bello vedere così tanti visi sorridenti, il gatto Panteras (famoso gatto con crisi d'identità) fa la sua apparizione, e mentre gli altri clown intrattengono i ragazzi vado a trovare Brunella che causa la neve non può scendere: la trovo in camera che stà cucendo, mi racconta... mi racconta del suo viaggio a Lourdes, dei quadri a punto croce che ha in bella mostra, del suo diploma in legatoria... Quante cose da raccontare e quanta voglia di farlo, è bello sedersi in terra vicino ed ascoltare.
Alla fine vengono dati i voti ai vari lavori svolti e poi merenda per tutti con tanta musica e balli.
Finchè non è giunto il momento di tornare alla vita reale e tra saluti ed abbracci siamo tornati alla neve che cade... E non sò perchè ma mi sembrava diversa... più... un pò come la pace.
Mi vien una cosa da dire? un pomeriggio meraviglioso di quelli che ti entrano nel cuore senza uscirne più".
Dr. Paolino (visita a Villa Anna, sabato 26 novembre)
venerdì, dicembre 02, 2005
Scusatemi... Lo so che darò un immenso dispiacere a diverse persone, ma ieri sera, a Feltre, ho accettato... una proposta di matrimonio. Eh lo so, al cuor non si comanda! D'altronde, come poter rinunciare a una ragazza che prendendoti la mano ti dice: "Io scelgo te! Sposami" ... e ci mette tutta l'emozione di questo mondo nel dirtelo? ...
Immaginate una stanza riempita da un sorriso. Due occhi troppo abituati a guardare verso l'alto, che curiosi ispezionano i nostri camici colorati e i nostri visi. Due braccia magre, e qualche tubo infilato qui e là. E una festa. Una festa negli occhi, nel volto, nelle parole, dette molto a fatica, della mia futura sposa.
Ma occorre subto preparare le nozze! Bomboniere, inviti, chiama il prete, avvisa i genitori, prenota il ristorante... Chiamiamo anche le infermiere e il primario, via! 'spetta che c'è anche il fotografo da trovare!
Io non lo so... vedete... Forse il dottor Paolino saprebbe spiegarmela meglio la faccenda... Eppure ti viene voglia di stare accanto a persone così. A persone che gli viene da ridere (non è italiano, lo so, ma va bene così)... Cosa gli fai? Le sposi! Per forza!
E allora io mi auguro che tutte le spose, ma proprio tutte, possano sorridere come lei sorrideva ieri sera. Possano prendere le mani di chi gli sta accanto come lei le prendeva ieri sera. Possano avere la curiosità di una bimba nel corpo di chi il letto lo ha già vissuto abbastanza. Proprio come lei.
Come si chiama? Eeeh... Questo non ve lo dico! Per saperlo, venite al nostro matrimonio.
Abbraccio
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