Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
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mercoledì, ottobre 26, 2005

Continuo a perdermi tra le foglie a colori di quest'autunno, tranquillo e pasticciato, quasi dei bambini avessero preso dei colori con le dita e li avessero spalmati su un enorme foglio di carta velina, che ci vedi anche quello che sta dietro. Un autunno a tratti caldo, a tratti freddo, in cui mi mancano alcune persone, e non c'è modo d'incontrarsi, perché c'è sempre qualcosa da fare e rifare.

Mi sono perso in ospedale venerdì, a Belluno, tra i colori che L. e V. hanno spalmato in faccia al dottor Paolino, fingendosi parrucchiere ed estetiste. Il risultato avrebbe sorpreso anche Dalì. Chissà perché i colori ci piacciono tanto, quando siamo bambini. Poi con la crescita arrivano ad annoiarci oppure ad essere collegati ai vestiti, agli abiti indossati, ai quadri da appendere in salotoo, e cominciamo a tenere tra le dita solo penne nere, blu o rosse. E ci affascinano inveve i film in bianco e nero.

Un po' come quelli che si facevano ai tempi dell'adolescenza degli anziani che abbiamo incontrato a Santa Croce, in casa di riposo, sabato pomeriggio. Alcuni di loro festeggiavano i compleanni, ma a dire la verità la festa l'abbiamo fatta a tutti.

Sabato ci aspettano gli amici di Villa Anna.
E io intanto aspetto per vedere quale sarà il colore che oggi mi regalerà quest'autunno, così poetico, non c'è niente da fare... Forse mi sono ritagliato del tempo per gustarmelo, non lo so, ma quest'anno mi appare tutto così affascinante...

Abbraccio.
postato da cirillo alle 11:57 | link | commenti
martedì, ottobre 18, 2005

Mi sono ritrovato in questi giorni in pieno autunno.
Non so come sia l'autunno, dalle vostre parti. Quiè qualcosa che assomiglia a un disegno da seconda elementare, con le forme non ancora del tutto definite, ma con dei colori che lasciano presagire un futuro, se non allegro, almeno coerente con la propria fantasia.
Mi meraviglio sempre davanti ai disegni fatti dai bambini.
Possiedono qualcosa di magico, anche perché spesso ci sono cose, su quuel foglio, che soltanto loro potrebbero riuscire a spiegarti. E poi, se le loro mani vedono la realtà così, perché non dovrebbero aver ragione?
Proprio due settimane fa, in un venerdì in cui giravano angeli, ne ho trovato uno nella cassetta della posta dei dottor clown. Me lo sono guardato e riguardato, finché ci ho riconosciuto il sorriso di una bimba che ci aveva tenuto compagnia, una settimana prima, nella nostra solita incursione settimanale a Belluno.

In 8 giorni sono andato in ospedale 5 volte.
Dite che abbia esagerato?
Qua mi è rimasto tutto appeso.
Giovedì una bimba che proprio non voleva ridere, e la dottoressa Potaci che un po' si è disperata...
Venerdì le lezioni di ballo con serenata finale a un'altra bimba, che dal letto proprio non poteva muoversi...
Martedì in Geriatria con il dottor Drin, e il mammifero che vola...
Giovedì a tener testa, con la dottofessa Cannuccia, al papà di C., che chissà se poi, con la Cannuccia, si è realmente sposato...
Venerdì con il dottor Paolino a viaggiare in moto, per G. e il suo papà...

Ultimamente mi sono un po' appesantito. Ho tutti questi ricordi che proprio, dal camice, non si vogliono staccare. Però è un bel sentirsi pesante. Ti fa stare con i piedi per terra. Che ogni tanto le nuvole le vedo troppo da vicino. Per fortuna che i bimbi mi danno una mano, si aggrappano al camice, e mi tirano giù. Che di fantasia ce n'è tanta anche qua sotto.

Prima dell'abbraccio, qualche appuntamento.
Sabato 22 ottobre saremo alla Casa di riposo di Santa Croce, mentre sabato 29 ottobre ritroveremo i nostri amici di Villa Anna.

"Anche da morto mi sa che mi ricorderò di quand'ero vivo" - Benigni
postato da cirillo alle 17:34 | link | commenti
giovedì, ottobre 13, 2005

Voglio essere vecchio. Adesso.
Voglio avere le mani che fanno ombra anche nel buio, tanto sono magre e ossute.
Voglio cercare con gli occhi le persone accanto a me, anche se non le vedo proprio bene.
Voglio far ripetere le frasi tre o quattro volte, perché non ci sento.
Voglio essere spettinato, e avere pochi capelli, o comunque, simili alla lana.
Voglio indossare pigiami e ciabatte fuori moda.
Voglio avere un bicchiere sul comodino per la mia dentiera.
Voglio fare fatica ad alzarmi da un letto, o a leggere da solo il giornale.
Voglio stare in orizzontale per tutta la giornata.
Voglio respirare forte, quando faccio la pipiì.
Voglio tremare per la fatica, non per il freddo.
Voglio ripetere dieci volte la stessa cosa.
Voglio pronunciare proverbi, detti e barzellette in dialetto.
Voglio arrabbiarmi con le infermiere.
Voglio fare l'occhiolino a mia nipote.
Voglio cercare mani. Mani. Tante mani.
Voglio essere accarezzato, che sono 50 anni che nessuno mi accarezza più.
Voglio essere vedovo.
Voglio guardare dalla finestra come se ci fosse qualcosa d'interessante.
Voglio alzare la mano senza riuscire a pronunciare parola.
Voglio sorridere in mezzo a tutte queste rughe.
Voglio addormentarmi in continuazione.
Voglio dire cose strane, ma che sono vere.
Voglio avere più ricordi di quanti ne abbiano i miei nipoti messi insieme.
Voglio perdere la memoria per avere meno ricordi di mio nipote di un anno.
Voglio dare consigli e riprendere chi si comporta male.
Voglio parlare delle stagioni.
Voglio una vita che sia arrivata ad un punto tale, che la gente t'invidia.
Voglio essere nonno.
Voglio morire consapevole di aver sorriso. In questa vita.
Voglio stare male, che prima o poi ti capita di stare male.
Voglio che faccia tardi.

Voglio essere vecchio.
Perché in questa vita voglio far parte di quelle persone che s'innamorano di chi le sta ad ascoltare e tiene loro la mano. Che gli adulti, i giovani, i ragazzi, e anche qualche bambino, una spontaneità così, una voglia di vivere così, non le hanno ... non le hanno ...
E allora auguro a tutti voi di arrivare ad averla. E di essere vecchi.

postato da cirillo alle 10:20 | link | commenti (4)
lunedì, ottobre 10, 2005

Preso come sono dal mondo che ha cominciato nuovamente a girare, non mi accorgo che vicino a me compaiono ogni tanto degli angeli.
Angeli che ti si aggrappano alla schiena oppure ti prendono le mani e ti accompagnano.
Ti accompagnano per un tunnel sotterraneo, mentre fuori piove a dirotto.
Te, che hai appena trascorso una giorna fatta più di qua e là che di un luogo fisso, e che ora ti ritrovi con un camice colorato e un naso rosso addosso, indossati in velocità da primato. Te che hai spinto il bottone dell'ascensore dicendo ad alta voce, mentre le porte si richiudevano, "Sto arrivando"
E ora, accompagnato da questo angelo sei nel tunnel, stai andando in geriatria passando per corridoi dove i degenti non ci sono. Riprendi l'ascensore. Questa volta a schiacciare il bottone è l'angelo che ti accompagna, e tu sali, e chi ti incontra sorride e si ferma. E non sa che vicino a te, lì, proprio accanto c'è un angelo che ti guida.
Ora sali le scale, e vedi che l'angelo le percorre tre scalini alla volta, e ti fa cenno con la mano di affrettarti che sono già le 7 e un quarto. E te vai, arrivi, leggi "geriatria" ed entri nel reparto.
L'angelo ora si è nascosto dietro una colonna, e sembra guardarsi attorno spaesato. In realtà lo fai anche tu, perché non c'è traccia di un'infermiera nel raggio di chilometri.
L'angelo ora appare inquieto. Quasi sorpreso.
Ti indica una porta. E' quella della cucina.
Bussi, e ti apre un infermiere giovane che, vedendoti così conciato, un po' indietreggia, tenendo sempre la porta socchiusa. Il personale sta mangiando. Dietro le tue spalle senti l'angelo che ti afferra, e spia da dietro, prova a sentire ciò che l'infermiere sta per dirti.
"E' qui?", domandi.
"No, è stata trasferita. Andava migliorando"
"Peccato. Sapete, mi mandava un angelo".
La porta si richiude. Senti un piccolo singhiozzo dietro, che si unisce al tuo lieve sbuffare. E poi, poi gli occhi s'incrociano, e seppur delusi dopo tanto camminare, si sorridono: stava meglio.
E l'angelo ora riprende a volare.
E sai, che prima o poi tornerà a riprenderti le mani. Lui che sa che mani prendere.

A un angelo.
postato da cirillo alle 14:18 | link | commenti (1)
sabato, ottobre 01, 2005

Trovarsi attorno ad un tavolo a condividere una pizza.
Sentirsi per telefono o farsi una passeggiata.
Capire che c'è qualcosa che non va, soltanto da un silenzio.

E' inutile nascondersi dietro ad un naso rosso.
A volte è più vero quel naso di gomma, con tanto di elastico a tenerlo su, del sorriso con cui ci rivolgiamo alla signora delle poste, dopo mezz'ora di coda...
...però, mi accorgo sempre più che questo storia dei dottor clown, insieme ad altre piccole vicende, mi ha cambiato un po' in questi mesi, in questi due anni...
E' difficile ammettere di essere cambiati.
Per me che ho sempre creduto nella coerenza...
...ma in fondo, la coerenza, in questo momento, non c'entra nulla!
So soltanto che sto bene.
O almeno, ci sono dei momenti, grazie ad alcune persone che mi stanno intorno, che mi fanno stare bene.

E pensandoci su un attimo, anche se c'è sempre qualcuno che mi dice che pensare troppo fa male, è di una semplicità tale stare bene, che penso che dovrebbero girarci un film, prima o poi. O forse l'hanno già girato.

E invece noi subito a complicarci la vita.
Subito a resistere, a consumarci l'unico fegato che abbiamo, perché la felicità sappiamo bene dove l'hanno messa.
La felicità?
E dove l'avrebbero messa? No, dico, se lo sapete, fatemi una cartina che provo a raggiungerla subito...
Vorrei accontentarmi di più.
Vorrei fare come i bimbi che incontro in ospedale.
Meravigliarmi per una bolla di sapone... è solo acqua e sapone, e respiro, e fantasia, nulla di più.
Vorrei avere la bocca a forma di O, di fronte a un giocoliere o a un piccolo mago...
Vorrei raccontare la mia vita a pezzettoni, come la marmellata, ed essere sicuro che ciò che sto dicendo è importante e varrà sempre la pena ascoltarlo...
Vorrei poter alzare la mano come in classe, e che mi venga data la parola, e che poi se ne alzi un'altra, e un'altra ancora...
Vorrei per una volta ancora nella vita provare quella sensazione incredibile che si ha quando per la prima volta si compiono i primi passi...
Pensate ... adesso camminare, per noi grandi, è sinonimo spesso di fatica ...
Ma... ma se fino a 25 anni fa, non si faceva che correre...?

Vedete...
La serenità è talmente semplice.
E' che bisogna cadere più di una volta, prima di fare il primo passo.
Ma poi, quante corse!

PS: domani saremo tutti a camminare, pensate! Parteciperemo a La Giornata della Rosa, manifestazione podistica priva di barriere architettoniche, organizzata a Santa Giustina dall'Associazione Italiana Persone Down di Belluno. Si parte alle 11, e poi si pranza pure, e ci si diverte con i dottor clown sotto al tendone! Buon weekend!
postato da cirillo alle 09:21 | link | commenti (3)