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sabato, luglio 30, 2005
Vi manderò una cartolina.
Promesso.
Stacco per un po', almeno una settimana.
Volo un po' più in là della Francia, a vedere i colori e a gustarmi il caldo della Spagna. Non starò via molto. Sabato prossimo sarò già di ritorno. Nel frattempo altri dottor clown hanno fatto le ferie o stanno per partire. Ad agosto, come l'anno scorso, interrompiamo giustamente il servizio. Ci serve una ricarica, mh... soprattutto a qualcuno, e spero che a settembre questo qualcuno torni ad indossare il naso rosso ... vero Aspirina?
Vi lascio con l'ultimo turno di ieri sera a Belluno.
L'ha scritto il dottor Paolino, che il sottoscritto, per una volta tanto, stava a lavorà!
Buona estate piena estiva calda ... ciao soli e ciao stelle!
Un abbraccio.
"Ok... anche quest'anno è arrivato il momento di chiudere l'attività per una pausa di riflessione.
Ed è toccato al nostro gruppo chiudere l'anno.
Ieri sera eravamo in cinque: 4 tirocinanti (che poi non hanno più niente da imparare) ed io.
Ho lasciato campo libero a chi si sentiva di affrontare da solo la corsia e così tre tiroclown si sono lanciate attraverso il corridoio mentre La dottoressa Brum-brum si univa a me.
Che dire? Ognuno ha fatto ciò che meglio gli riusciva con gioia da parte di chi aveva di fronte... a tal proposito non c'erano troppi bimbi, ci siamo così divisi: le tre dottoresse si sono occupate degli ospiti che potevano essere avvicinati tranquillamente, mentre Brum-brum ed io siamo andati da A. (alla fine del periodo di isolamento ma che su richiesta della dottoressa vera aveva bisogno di vedere qualcuno... di avere compagnia insomma); ovviamente dopo quella visita noi due ci siamo allontanati definitivamente dal reparto.
Le altre tre ad un'occhiata veloce si sono dimostrate subito all'altezza della situazione, quindi me ne sono andato tranquillo... sono davvero bravi questi tiroclown.
Siamo entrati da A.: era visibilmente stufo di quella situazione, 14 anni e una gran voglia di essere da qualsiasi altra parte... abbiamo riso e scherzato per quasi un'ora... era la serata Quark quindi la mia compagnia si è prodigata nel mostrare cos'è e come si comporta il bradipo... e dopo altre invenzioni ci siamo a malincuore congedati e ci siamo ritirati in spogliatoio dove tra una chiacchiera e l'altra abbiamo aspettato le altre... una pizzata ha concluso il periodo di tirocinio... ora manca il richiamino e il diplomino e anche per loro comincia il cammino con il naso rosso".
Dottor Paolino
mercoledì, luglio 27, 2005
Ho appena ricevuto queste parole dalla dottoressa tiroclown Potaci...
Ve le regalo...
" ... vorrei dire che oggi è mercoledì e me ne vado a Vicenza. Con la Barbarella, che è una bella sicurezza. E il dottor Solletico, anche. Gli altri no, perché le date del tirocinio sono finite, quelle ufficiali. Solo che abbiamo raccolto l'invito per la cena finale prima dell'estate e così eccoci qua, coraggiosa spedizione bellunese nei corridoi vicentini. Ma quanti corridoi hanno questi ospedali? E bambini? Quanti quanti bambini, tutti con i loro pigiami con gli aeroplanini, o i fiorellini... quanti bambini. Che ti guardano per bene per capire se c'è da fidarsi, che sorridono, senza la vergogna e il pudore che si imparano con gli anni. Mi fanno venire in mente quella canzone di Guccini: "Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti e le tue risate pulite nuove senza rimorsi..o pentimenti. e avere ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare.Presto ti accorgerai, quanto è facile farsi un inutile software di scienza."
E poi io. Che li guardo, che non ho la spavalderia del dottor Solletico o la delicatezza di Barbara, che me ne rimango lì a vedere come si fa, a sette anni, a portare la mascherina come un vestito, come una divisa, e a non perdere il sorriso, che non si vede ma c'è, tra le pieghe degli occhi.
E poi, ancora clown che si nascondono negli armadi, che spolverano dappertutto, che trovano la bellezza nascosta e la tirano fuori, con spontaneità".
Doppio post oggi, incredibile.
Bambini e giganti con in testa Squilibrio!
Giovedì scorso, io e il tiroclown dottor "Maurone" (tocca chiamarlo così, perché ancora un nome non se l'è trovato!) ci rechiamo al nido dell'ospedale di Feltre! Un mondo di persone! Tutti a vedere i nuovi nati. E in mezzo a questo turbinio c'erano fratelloni, fratellini, sorelle, cugini, figli di amici, gente che aveva saputo ... tutti a fare festa insieme a noi! Tutti a guardare i bimbi al di là del vetro, e a salutarli, indicarli, emozionarsi ... ah, dev'essere una sensazione incredibile per un papà ... per la mamma forse uguale, ma le vedi tanto stanche e smunte ... Poi arriva il bimbo e ti fa: "Fammi un palloncino". "Va bene, capo!" ... e intanto canti "Saraaaaa" con il dottor Maurone ... e il bimbo. "Fammi un palloncino!" ... "Sì, d'accordo" ... e intanto gonfi ... e "Saraaaaa" ... stonati peggio del bimbo che si sente piangere al di là del vetro ... e l'altro bimbo, quello che mi sta di fianco: "Fammi un palloncino" ... "Sì, arriva, eh ... ecco" ... e poi arriva qualcun altro e lo saluti, e gli vuoi bene ... "Fammi un palloncino" ... e alla fine glielo consegno e se ne va ... "E il grazie?", penso io ... vabbè, alla fine le nostre frasi fatte da adulti nei bambini sono solo un optional, per fortuna ... "Saraaaaa" ...
Venerdì, a Belluno. C'è M. a letto che ha fatto indigestione di salsicce. Viene da Faenza. Che bella Faenza... conoscete? Emilia Romagna, ci sono stato una volta sola, era sera, ma aveva una piazza splendida ... e poi ogni anno ci fanno il Meeting delle Etichette Indipendenti (MEI), ma sono cose mie ... Con M. ci siamo divertiti, io, il dottor Paolino e la dottoressa tiroclown Rotolo ... sa suonare la tromba, M, già da due anni e mezzo ... suo padre fa l'insegnante di musica ... che bello, ancha a me sarebbe piaciuto avrre un parente musicista ... poi M. era proprio musicale, anche in viso, aveva voglia di ridere, ma il pancino non glielo permetteva ...
... e infine un ultimo incontro ho voglia di raccontare, quello con G., all'asilo di Castion ... era il nostro principe Guastalfo, o qualcosa del genere ... gli ho messo Squilibrio in testa, e non se n'è più staccato ... è impazzito ... E' bello raccontare le storie ai bambini. Ci si diverte un mondo. E poi puoi inventarti qualsiasi cosa ... farli galoppare sulle colline più alte, farli volare, incantarli, farli cadere in una tana di un coniglio come "Alice nel paese delle meraviglie" e poi farli mangiare un bue intero ... e loro ti guardano, e magari pensano: "ma questo qui ...!" ... però, se non abituiamo adesso i bambini alla fantasia, quando saranno più grandi come faranno a sognare, a scrivere, a inventare, a raccontare nuove storie a nuovi bambini ... eh?
Un abbraccio, Cirillo
lunedì, luglio 25, 2005
Ci sono fili e fili in questa vita.
C'è il filo che ti tiene appeso, in un angolo del mondo che all'inizio non decidi tu, e che ti fa dondolare ad ogni alito di vento, fino a spezzarsi. Anche se il nodo l'hai fatto e rifatto.
C'è il filo che unisce un bimbo ad una strana apparecchiatura. E questa contiene una serie di numeri, che guarda caso non decide il bimbo, e questi numeri permettono al bimbo di stare meglio.
C'è il filo di un telefono, che ti permette di stare vicino a una persona, senza che questa persona ti sia fisicamente accanto, e questo filo, senza che tu lo decida, puo' essere anche lunghissimo.
C'è il filo di bava che scivola giù dalla bocca di un viaggiatore che, in treno, leggendo un libro di Kafka, si è addormentato, lasciando le labbra semichiuse, ed è strano come anche il sonno... non lo decida tu.
C'è il filo con il quale vorrei attorcigliare ogni persona che incontro, in modo che, legandomi a loro, possa trasportarle ogni qualvolta mi sposto... poi mi accorgo che tutto questo lo posso fare con il cuore, perché in ogni caso ... sia che si tratti della vita, che degli amici, sia che si tratti del telefono, che di un bimbo in ospedale, sia che si tratti di scegliere di leggere un bel libro che di attorcigliare una persona ... a decidere amici miei ... è sempre lui ...
Un abbraccio, dottor Cirillo
PS : nuove vecchie ... martedì scorso io e la dottoressa Cannuccia abbiamo passato una mattinata intera con i bambini della scuola materna di Castion (Grazie a Emilietta e a tutte le educatrici, maestre e tirocinanti!) ... venerdì sera pizza con la Pediatria di Belluno, gnam gnam ... sabato sera 6 spavaldi clown sono andati a far festa a Bes, peccato il diluvio (dottor Stiv, dottor Drin, dottor Cerotto, dottoressa Skizz, dottoressa Aia, dottoressa Cannuccia ... e quasi dottoressa Sottiletta) ... questa mattina la dottoressa Cannuccia è stata intervistata in diretta a RadioBelluno (cosa?!?) e nessuno l'ha sentita, mentre la registrazione dell'intervista televisiva dovrebbe andare in onda tra 2 settimane a TeleBelluno!!! ... questa settimana, ultima di luglio, è anche l'ultima prima della sospensione estiva del servizio in ospedale ... ne approfitto per augurare a tutti voi BUONE VACANZE ... anche se in realtà il blog continuerà a farmi scrivere pure in vacanza ... ciao stelle!
venerdì, luglio 15, 2005
La stanchezza del clown.
Quando ti si rompe l'elastico del naso rosso che porti in viso. E tutto ti sembra cadere. e il naso pesa, più di un sasso sulle spalle, più di un mal di testa, più di una palla sgonfia che non vuole rotolare.
E' che siamo umani. Ecco cosa ci frega! Ognuno di noi insieme al sorriso si porta dietro problemi, stress, nervoso, stanchezza fisica e mentale ... e non è sempre facile mettere in tasca tutte queste cose, anche solo per due orette, ed entrare in corsia a spron battuto, incuranti della propria vita, ma preoccupati soltanto delle vite che si andrà ad incontrare.
Può succedere. Capita che un dottor clown si prenda una pausa. Oppure che arrivi in servizio visibilmente stanco, e un po' si porti dietro questa stanchezza tra un palloncino colorato e una bolla di sapone. Non ci si deve preoccupare, a mio avviso. L'importante credo sia quello di stare il più vicino possibile a chi si sente stanco. Fargli sentire che un po' di riposo può essere la soluzione giusta, anche se magari si potrebbe pensarla in maniera diversa, dicendo: "Il servizio ti aiuterà per un po' a dimenticare tutti i tuoi patemi e la stanchezza" ...
... ma il clown è sì rumore, ma anche silenzio. E anche il sottoscritto, molte volte, finito il servizio in corsia, si rifugia nell'auto che lo riaccompagnerà a casa e preferisce ascoltarsi un bel disco, oppure Radio Capital, e ripensare a tutto quello che ha combinato e alle vite che ha incontrato. Altre volte invece, magari in compagnia della dottoressa Cannuccia o del dottor Paolino, mi sembra di essere un fiume in piena e di travolgerli con riflessioni, anche ansie, oppure emozioni provate e da descrivere in qualche modo ...
... Anche i dottor clown si stancano. Siamo tutti flessibili, come un filo d'erba in un prato che non viene tagliato da un pezzo. Siamo a volte tirati come l'elastico che ci tiene su il naso, e può succedere che magari si rompa, tirandolo troppo. Ma non vuol dire che con una graffetta o con un nodo il naso non possa ritornare al suo posto!
e infiene c'è la propria vita. Che non ci lascia mai in pace. Neanche quando, truccati da clown, pensiamo di sfuggirle, magari non ci riconosce. Ma è la nostra vita. E dobbiamo tenercela per noi. Condividerla il più possibile, certo, ma non pensare di gettarla a caso, anche quando potremmo farne tranquillamente a meno.
Io queste parole vorrei dedicarle a tutti i dottor clown stanchi. Non so se mi sono spiegato, non so se ho usato i termini giusti. So soltanto che vi sono vicino, consapevole che la vostra stanchezza è prossima a volare via. Lo sento. Un abbraccio.
PS : un saluto al dottor Smile ... amico mio, non darmi del "lei", che a quello ci pensano i prof all'Università ... brr ...
giovedì, luglio 14, 2005
Qualche giorno fa volevo chiacchierare un po' con voi riguardo alla stanchezza... ma lo farò più avanti, perché... perché oggi mi va di parlare del più e del meno, del bianco e del nero, del cielo e della terra, del buio e della luce ... mi va di far rimbalzare una palla colorata su un tavolo di vetro, e salvarla da una possibile caduta ... mi va di fare le vocine, ed incuriosire con una linguaccia un bimbo che passa per strada ... mi va di saltare sul mio tappeto e stendermi sul pavimento per trovare un po' di fresco ... mi va di gettare in aria tutte le brutte cose, anche se poi cadranno di nuovo tutte a terra, rovinosamente ... mi va di telefonare a qualcuno ... mi va d'indossare il mio camice colorato e andare di corsa da un mio vicino e dirgli "hai finito di lavorare? stiamo un po' insieme" ... mi va di correre in corsia strisciando le scarpe ... mi va di dipingere un muro di una stanza da letto in cui è ricoverato un non vedente ... mi va di scrivere ciò che mi capita in testa, in questo momento, perché mi piace ... è bello scrivere i propri pensieri, improvvisi, come saltassero fuori da un cilindro in preda ad una voglia matta di gelato alla fragola ... qualcuno di voi potrà dire "ma il dottor Cirillo è preda del caldo invece!" ... e invece no ... c'è un po' di serenità in questo momento che mi rincorre, e so benissimo che mi acciufferà ... ma il propblema è che io e la mia serenità giochiamo sempre a "prendilo e dagliela", e così, anche se mi prende, poi mi molla subito, e a rincorrerla sono poi io ... so che tanti di voi fanno la stessa cosa ... per vedere, ovviamente, chi dei due prima o poi si stancherà!
Un abbraccio forte agli amici della Comunità Dumia che ci hanno accolto e ascoltato pazientemente una settimana fa. In fondo anche loro la serenità l'hnno rincorsa per un pò ... poi hanno capito che correre serviva a poco, si sono fermati, appoggiati ad un muro, e lì l'hanno aspettata ... e forse la stanno ancora aspettando ...
Correte! Vi prego, correte!
venerdì, luglio 08, 2005
Una penna, quella del dottor Solletico.
Alcune emozioni, quelle delle persone che lui ha incontrato.
Un abbraccio, quello che gli mando io per ciò che mi ha inviato.
Buona lettura.
"Clacson silenziosi e garofani solitari"
Clacson.[...] Pieno di buoni propositi, mi dirigo in quel di Limana per un pomeriggio in compagnia di una comunità di disabili ospitati a Villa Anna. In preda all’affanno del mio solito ritardo congenito, sfreccio lungo le strade del paese quando la fretta non mi impedisce di fermarmi in prossimità delle strisce pedonali per far passare una ragazza non proprio “calamita di sguardi”. Un lieve mal di testa da abuso d’aria condizionata non mi impedisce però di fare una battuta feroce, anzi forse ne acuisce la perfidia. “La galanteria in auto la concedo indiscriminatamente a tutte le donne, ma i colpi di clacson d’apprezzamento li riservo solo a quelle gnocche…”, penso sarcasticamente tra me e me. Il clacson rimane quindi rigorosamente afono. Di tutta risposta, la pedona sorride e mi fa un gesto per ringraziarmi: ne deduco che la telepatia non è il suo forte. Lo so, una presunta sensibilità da Dottor Clown dovrebbe impedirmi simili vergognose considerazioni, ma a forza di stare con i miei due cani di razza indefinita ho imparato anch’io ad essere bastardo. E poi il sottoscritto, Adone ai soli occhi di sua madre, dovrebbe proprio starsene zitto… Amen! Ai pensieri non si comanda. Sgommo e raggiungo i vari Cannuccia, Sofficino, Schiz, Tabata, Cirillo e Paolino, per poi andare insieme verso Villa Anna. [...] Dopo la metamorfosi di rito, entriamo con qualche sano tentennamento nella sala in cui ci accolgono oltre una ventina di persone, tra ospiti, familiari, amici ed operatrici. Questa è la mia prima volta da clown al di fuori delle strutture ospedaliere e, come ogni prima volta che si rispetti, l’imbarazzo e la paura di sbagliare qualcosa (cosa poi non si sa) fanno perdere la possibilità di guardare con sguardo lucido ed obiettivo ciò che accade intorno: quante espressioni di sorpresa e di stupore intravedo senza sapermele gustare, quanti atteggiamenti e quanti gesti di meraviglia si susseguono senza che io sappia fermarmi ad assaporarli! Pazienza, la prossima volta andrà meglio: per oggi mi limiterò ad assaporare solo le torte che vedo sui tavoli imbanditi… Facciamo conoscenza ed entriamo subito in sintonia con tutti i “diversamente abili” ospitati nella struttura, tra cui, sprofondo sotto le mie stesse suole, la Pedona del Clacson Afono vista poco fa sulle strisce pedonali. Come ho notato per strada, i canoni estetici della sua bellezza non rientrano tra quelli che fanno di una donna un gran pezzo di qualcosa, ma mi accorgo solo ora che all’origine di tutto c’è qualche gene distratto. La nostra presenza tra i Down si traduce in balli di gruppo, gag, magie, buffonate, trenini, coinvolgimenti vari, abbracci elargiti ed abbracci “subiti”, baci dati e baci ricevuti… Il timore di non saper cosa fare svanisce nel piacere di fare ogni cosa che passa per la mente: mi avvicino ad una donna dall’età imprecisata, mi presento, le chiedo come si chiama, non faccio neanche a tempo di chiederle se mi dà un bacio che uno schiocco mi si stampa prepotentemente sulla guancia… “I baci sono la sua specialità” mi dice l’operatrice tutta-splendida che ci sta osservando a nostra insaputa. Mi giro, la guardo, vorrei dirle con sguardo ammiccante alla George Clooney “E’ anche la mia specialità…”, ma un clown non può dire nulla di serio senza apparire come caricatura di sé stesso. Rigiro subito la battuta alla dispensatrice di baci e le sciorino una mitragliata di baci su fronte, guance, naso, mento, qualsiasi cosa mi capiti a tiro… Le sue risate esplodono straripanti. L’allegria dei Down, come quella dei bambini e degli innamorati, è contagiosa, coinvolgente, assoluta ed incondizionata, è una medicina per l’anima. E per il mio mal di testa, che nel frattempo è svanito. La ciliegina sulla torta: poco prima della nostra uscita di scena, la Pedona del Clacson Afono si avvicina timidamente a noi con un foglio in mano. “Vi ho scritto una poesia”, dice timidamente. Cirillo richiama l’attenzione di tutti. L’incontenibile baldoria della sala lascia il posto al silenzio più assoluto. Dinnanzi a tutti i presenti, la ragazza inizia la lettura: “Ciao Clown, amici miei, fate sorridere la gente anche quando non ha voglia, grazie per la vita autentica, date un sorriso perché fa vivere. Vi voglio bene. Andate avanti così. Giò”. Ammetto che le nostre gote erano già solcate da copiosi rivoli di sudore, ma la diga delle nostre lacrime a queste parole ha ceduto clamorosamente, cogliendoci totalmente impreparati ad una siffatta ondata di sensibilità, proveniente per giunta da un torrente che pensavamo essere in secca. Un raggio di sole in una vita nuvolosa…
Sul parcheggio saluto con la consueta complicità gli altri clown. Salgo in macchina. Temperatura interna da forno a microonde. Condizionatore a palla. Mal di testa, ti aspetto. Ripasso sulle strisce pedonali dove ho incrociato Giò del Clacson Afono. Se la dovessi incontrare nuovamente, non solo darei sfogo a tutti i decibel delle trombe poste sotto il cofano, ma le farei un sorriso a trentadue denti. Otturazioni comprese.
Garofani. Per scaricare i pensieri e le tensioni della giornata, verso sera metto da parte il naso da pagliaccio e decido di andare ad arrampicare con un amico in una palestra di roccia vicino Belluno: non c’è nulla di meglio per liberare completamente la mente dagli stress quotidiani di uno stress ancor più forte. [...] Salire “da primo” mi mette addosso sempre un certo nervosismo, come un certo nervosismo ti si appiccica addosso quando affronti una qualsiasi sfida con le tue sole forze. Negli ultimi metri prima della cima, si delinea gradualmente davanti ai miei occhi un cielo color zolfo foriero di tempesta e lì, qualche decina di centimetri sotto la cima, trovo ciò che non mi sarei mai aspettato di trovare in quel punto: un piccolo e solitario garofano di montagna abbarbicato in una impercettibile fessura della roccia con la sola forza delle sue minuscole radici, quasi irridendo la presunzione della forza di muscoli e tendini grazie alla quale io sono arrivato fin quassù. Certo è che siamo entrambi in una condizione di equilibrio precario: volontaria la mia, imposta dal destino la sua. Il color viola acceso dei suoi petali contrasta non poco con la situazione d’insieme: ai suoi piedi una brulla roccia verticale, sopra di sé un ventaglio di nuvole cariche di cattiveria, davanti alla sua corolla un piccolo uomo ansimante che l’osserva con sguardo curioso. Come uno di quei lampi che si stanno per scatenare, mi balena per la mente la paciosa e trasognante espressione di Giò del Clacson Afono, conosciuta casualmente appena qualche ora fa, metafora umana di questo fiore incontrato altrettanto casualmente. Entrambi nati e cresciuti in condizioni difficili, l’una frutto dell’amore di un uomo e di una donna, l’altro dell’istinto alla vita di un piccolo seme. Trovati in circostanze inaspettate, l’una portata lì da qualche cromosoma stravagante, l’altro da un colpo di vento bizzarro. L’una inserita in un contesto solo apparentemente estraneo alla sensibilità dell’animo, l’altro in un ambiente solo apparentemente sterile a qualsiasi bellezza. Contornate l’una da una società che le può proporre solo modelli perfetti per lei inavvicinabili, l’altro da fertili prati in fiore mirabili solo in lontananza. L’una messaggera di poesia naif con le sue parole pastello, l’altro rima colorata nei versi lirici della natura. L’una testimone consapevole della propria diversità, l’altro rassegnato ma dignitoso interprete del proprio isolamento. Entrambi anonimi ed insignificanti al di fuori della loro infelice condizione, ma unici ed inimitabili nel loro modo di essere diversi. Un piccolo uomo, prima con il naso rosso da clown poi con le gote rosse dalla fatica, vi osserva e vi ringrazia per quello che siete riusciti a trasmettergli, esattamente così come siete. Due raggi di sole in due vite nuvolose…"
Dr. Solletico, 25 giugno ‘05
giovedì, luglio 07, 2005
Non va.
Ogni giorno scoppia una bomba da qualche parte.
Spesso in luoghi talmente lontani da noi che mentre qualcuno in tv o alla radio ci racconta dell'ennesima strage, o stiamo infilando gli spaghetti al ragù in bocca, o stiamo tranquillamente in pantofole col telecomando in mano.
Oggi un'altra strage.
Una strage non certo annunciata, ma che fa uscire tutte quelle teste infilate sotto la sabbia, da mesi ormai, se non da anni.
Una strage lontana da quel tavolo dove a partire da ieri i cosiddetti Grandi della Terra stanno decidendo il destino di tutti ... non soltanto loro ... e poco importa se l'Italia rappresentata da sir Silvio Berlusconi è all'ultimo posto di questi "giganti", e vale quanto una mosca su un parabrezza di un camion ... e poco importa se questi Grandi della Terra siano la netta minoranza in questo mondo che arranca, che continua a girare male ... e poco importa se dal palco di tante capitali, sabato scorso, è stato chiesto per l'ennesima volta di aiutare l'Africa e i paesi più poveri, e intanto tra Parigi e Londra scoppia quasi una guerra per avere, a suon di milioni e milioni di euro, le Olimpiadi in casa propria...
Ma non vi sentite presi continuamente per il culo?
Non vi sembra di avere continuamente torto?
Che siano loro ad aver capito come gira, e noi, utopisti, sognatori, ormai preda delle illusioni e delle speranze, non abbiamo più neanche la forza d'incazzarci, perché tanto "è così che deve andare" ... ?
Non va.
Non va che a LOndra siano scoppiate una serie di bombe.
Non va che a Madrid l'anno scorso abbiano ucciso decine di persone.
Non va nemmeno che abbiano buttato giù due grattaceli come fossero pastafrolla.
Ma non va neppure che si stia combattendo una guerra contro il terrorismo in un paese, l'Irak, in cui il terrorismo all'inizio della guerra non c'era. C'era una feroce dittatura, ma non c'era terrorismo.
Non va che abbiano bombardato per mesi un paese simbolo della povertà come l'Afghanistan, con la scusa di prendere un certo Bin Laden, che se ne sta ancora in giro, e intanto quel paese è stato distrutto sotto la promessa di una democrazia.
Quale democrazia?
La stessa che permette che in America Latina ci siano più dittature che governi?
La stessa che finanzia Sharon e il suo muro del cazzo?
La stessa che permette nella maggior parte dei suoi stati la pena di morte?
La stessa che di fronte a dittature quali la Cina e lo Zimbabwe non muove un dito?
La stessa che del protocollo di Kyoto per la salvaguardia dell'ambiente se ne frega, perché tanto sono le aziende e le multinazionali ormai a fare e disfare la politica?
La stessa che ha la sua principale fonte di guadagno nell'industria delle armi?
Non va.
E non mi stupisco che la gente sia stanca. Non mi stupisco più.
Non mi stupisco più delle bombe, degli attentati, dei kamikaze.
Non mi stupisco perchè in realtà tutti fanno il proprio gioco.
E più uno s'impunta e pensa di avere ragione, più il mondo girerà sempre peggio. E a rimetterci saranno sempre quelli che non c'entrano niente, come oggi, quelli che magari Blair non l'avevano neanche votato.
Neppure il voto, ci è rimasto come difesa, che a vincere sono sempre i più stronzi.
Non va.
E continuerò a dirlo, che questa guerra, come tutte quelle che l'hanno preceduta e che ancora continuano è sbagliata. Fondamentalmente sbagliata. E quello che è successo oggi non è la conseguenza, ma la prova.
Un abbraccio. Dottor Cirillo.
martedì, luglio 05, 2005
Ci sono persone che inconteresti soltanto in qualche romanzo di fine '800.
Persone che dall'altezza di una sedia a rotelle, ti sorridono sdentate da sotto l'ampio cappello, di paglia, giallo, che portano in capo quasi si trovassero in qualche giardino Vittoriano. E invece si trovano protetti da un unico scialle in lana, sulle spalle, in un grande spiazzo, quello della casa di riposo di Ponte nelle Alpi. E c'è un pò di sole. E c'è un po' di vento. E gli aberi dietro fanno più ombra di quanto si pensi.
E la nipotina, accanto a quelle ampie ruote, mi dice di avere 5 anni e mezzo. E come la bisnonna Adelina porta anch'essa un bel cappello di paglia, con il nastro blu che lo circonda e scende lungo una delle due parti. Capelli a caschetto, un vestito a fiori, azzurro e bianco, che non vedevo dai tempi dell'asilo, e un sorriso anch'esso sdentato, quasi a voler far compagnia alla dolce vecchina che tanto avrebbe da ridire su quei clown, tanto oltraggiosi e confusionari.
E vorrei per un attimo essere Peter Pan per prendere per mano quella piccola Alice nel paese delle meraviglie, e la nonna fatata, e far loro vedere che i giardini non esistono soltanto nelle case di riposo ... ma su su, tra le nuvole, e poi giù giù, tra gli alberi, e i prati, e le montagne ... le colline ...
Ci sono persone che potresti incontrare soltanto in qualche romanzo di fine '800. Persino i clown, se ci pensate, hanno il profumo di Fellini, di una sera d'estate a far teatro coi bambini di un paesino in mezzo alle colline toscane ... i clown sanno di strada, di qualcosa di antico, semplice e non artificioso ... di giullare di corte, di commedia shakesperiana, di Dario Fo ... ma hanno in sè anche la malinconia delle fate, la dolcezza in viso di Wendy, la spensieratezza di un Peter Pan mai stanco, la vivacità di una brughiera d'estate, quando sboccia l'amore in Cime Tempestose ...
... la realtà non è un romanzo, non è un semplice racconto ... ma quando ti accorgi che in essa esistono le persone che vorresti e sogni prima o poi d'incontrare, allora capisci che tutto ciò che è stato scritto, va in qualche modo anche vissuto ...
Ci sono persone che potresti incontrare soltanto in qualche romanzo di fine '800. Ma nessuna pagina potrà mai raccontare quel sorriso sdentato e il "grazie, mi sono proprio divertita" della piccola Alice nel paese delle meraviglie, che ho incontrato accanto alla vera Wendy di Peter Pan ...
sabato, luglio 02, 2005
Se non ci fosse il dottor Paolino, come potrei mai portare alla vostra conoscenza quel che è accaduto mercoledì all'asilo di Castion (BL) e giovedì a Feltre?!? Senza contare che sabato mattina scorso abbiamo partecipato come dottor Clown all'inaugurazione dell'ostello dell'Altanon a Santa Giustina, e al pomeriggio siamo andati a trovare i simpaticissimi e dolcissimi ospiti di Villa Anna a Limana. Per quest'ultimo incontro ringraziamo di cuore Lucia. Ma ora, tadan tadan tadan, ecco per voi "il riassunto del dottor Paolino!!!" ...
Mercoledì 29 giugno 2005
Asilo di Castion, festa di fine anno per i bimbi della materna e per i bimbi che l'anno prossimo passeranno alle elementari.
Il dottor Drin ed io siamo convinti di andare e fare lo spettacolino solito che facciamo in queste occasioni, la dottoressa Cannuccia ci avvisa che ci dobbiamo trovare lassù alle 7,15 perché la signora Emilietta ci deve spiegare un paio di cose... arriviamo e siamo tranquilli, sappiamo bene ciò che dobbiamo fare..
Ci portano nel teatro dove si svolgerà la festa... e lì ci spiegano che dovremo interagire con i bimbi, ma il tema centrale è l'attività che hanno portato avanti durante l'anno, quindi tutto ciò che ci eravamo preparati non valeva più... panico per ben tre secondi e poi ci diciamo: ok improvvisiamo.
In pratica siamo gli assistenti di Tobia, un vigile di cartapesta che ha fatto compagnia ai bambini durante l'anno. C'è una traccia da seguire fatta di biglietti trovati casualmente sul palco... riusciamo a provare un paio di minuti prima che arrivino gli ospiti e poi andiamo a cambiarci... giusto in tempo.
Comincia lo spettacolo, saliamo sul palco tra la sorpresa di tutti e dopo aver fatto qualche gioco di magia cominciamo a fare ciò che dovevamo...
Il dr Drin con la sua parlantina svelta faceva le domande ed io la spalla un pò stupidina, divertendoci tanto e divertendo gli altri, facendo recitare le poesie dedicate a Tobia dai bambini e coinvolgendoli in un ultimo balletto sulle note di "mani avanti". Una bella serata.
Giovedì 30 giugno 2005
Serata in ospedale a Feltre
Siamo in quattro: dr Drin, dr Paolino e due tiro-clown la dottoressa Tabata e il dr Booo (non sa ancora come si chiama). Arriviamo in corsia e troviamo alcuni bimbi con i genitori al Pronto Soccorso; nelle stanze invece non c'è nessuno, non che la cosa mi dispiaccia, l'ospedale non è proprio un bel posto per passarci il tempo. Andiamo a cambiarci e arriva la sorpresa: la cara maestra che tanto ci vuole bene entra, con grande sorpresa del dottor Drin per salutarci e vedere se è tutto a posto.
Ci fermiamo solo in corridoio, dove ci aspettano i bambini con i genitori: mentre Drin e Tabata intrattengono un primo gruppo Booo ed io ci spostiamo più in fondo dove la piccola G. da prova di essere magica e quando scopre che anche il suo papà e un pò magico si illumina; il suo fratellino invece va matto per le bolle che gli corrono incontro... S. vuole vedere, toccare con mano se il libro è veramente magico o la magia parte proprio da lei... il dr Booo da prova di essere un grande giocoliere facendo girare i piatti che poi ha lasciato in mano al papà di G. con il risultato che finivano sempre sullo stesso piede della moglie... ad un certo punto ha fatto vedere il suo amico topino che dorme nella sua casetta però ogni tanto anche il topino và a fare un giro (sono rimasto sbalordito a sentirgli fare la voce del topino, è troppo forte), nel frattempo gli altri erano impegnatissimi al punto che ho visto perfino fazzoletti che volavano in aria... e la serata è finita con una partita a pallavolo (con palla invisibile che G. prendeva e rispediva con destrezza) e la setata è giunta al termine, ci siamo cambiati e tornati alla calura estiva che ci attendeva al esterno...
Un plauso più abbraccio simplificato al dottor Paolino ... tadan tadan tadan!
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