Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
Se volete scrivere ai clown belluno@dottorclownitalia.org

giovedì, marzo 31, 2005

Un'iniziativa che ci coinvolgerà presto.
Per chiunque capiti nei paraggi di questo blog, questo è il nostro invito. Grazie.

"Carissimi amici,
Siamo i Dottor Clown dell’Ancis Aureliano del gruppo di Belluno e da oltre 1 anno lavoriamo a livello di volontariato nella Pediatria dell'Ospedale S. Martino di Belluno. Questa iniziativa è nata per una gratitudine al Buon Dio e per una passione all'uomo.
Quest'anno ci è stato chiesto di condividere una missione con i dottor-clown di Vicenza, andando in Palestina alla fine di aprile per portare un sorriso ai bambini ricoverati negli ospedali, negli orfanotrofi e nei campi profughi palestinesi, israeliani, ebrei, mussulmani, cristiani.
Per questo, vi chiediamo, se potete, di aiutarci per questa missione con un contributo economico.
Siamo circa una decina di persone ed ognuna sta muovendosi per questo.
Lo scopo è poter spesarci del viaggio e poter raccogliere il più possibile per comperare caramelle e materiale didattico (è quello che ci hanno detto serve di più ai bambini).
L’Associazione Gruppi “Insieme si può..” Onlus ci sta sostenendo in questa missione e ha messo a disposizione i suoi conti correnti per eventuali donazioni.

Conto Corrente Postale N. 13737325 Oppure
Conto Corrente Bancario N. 17613555
UNICREDIT BANCA
CIN: K; ABI:02008; CAB:11910
Causale: “un sorriso in Palestina”

Indichiamo il numero di cellulare della nostra Associazione per contattarci se avete bisogno di ulteriori informazioni:349-2459404.
Vi ringraziamo sinceramente per quello che potrete fare per aiutare questa “Missione Palestina” certi che un gesto semplice e concreto di solidarietà e condivisione fa bene a chi lo riceve, ma soprattutto a chi lo fa".

Un abbraccio.
postato da cirillo alle 10:57 | link | commenti (1)
sabato, marzo 26, 2005

Ero passato di qua per fare gli auguri.
Gli auguri per una Pasqua serena, sorridente, in qualche modo solare e primaverile.
Ieri in corsia c'era una bimba che di me proprio non voleva saperne. Era dietro ad un vetro, con la nonna credo, ma i miei palloncini gonfiati proprio non le piacevano. Spero che i bacini della dottoressa Camomilla abbiano potuto rimediare.
Rimedierò poi anche ai regali che il dottor Cerotto ci ha portato in questi giorni. Mingherlino com'è, questo cuore così grande proprio non capisco dove riesca a tenerlo. In più mando un abbraccio di buon viaggio a due dottoresse, Aspirina e Cannuccia, che questa Pasqua la passeranno ognuna vicino al cuore dell'altra.
A me invece spero che torni un po' di quello spirito che in questi giorni mi farebbe tanto comodo. Ma evidentemente ho bisogno di tanto riposo anch'io. Ecco il mio augurio per la Pasqua di quest'anno, amici miei: riposiamoci tutti e viviamo la vità più serenamente, ok?
Un abbraccio, fate i bravi e meraviglieti di ogni sorpresa che troverete!
postato da cirillo alle 13:56 | link | commenti (2)
mercoledì, marzo 23, 2005

Io non so cosa giri nella testa delle persone. A volte mi piacerebbe che tutti al mondo avessero il difetto di parlare da soli ad alta voce, come capita a qualcuno, in modo da poter comprendere i pensieri di ognuno. Poi però ripenso alla cosa, e capisco che sono molto più belle le intuizioni, le combinazioni, le complicità, gli sguardi, le sorprese che non ti aspetti.

Io non so cosa giri nella testa del dottor Cerotto. So soltanto che ieri è capitato a fine servizio con un borsone di plastica, tipo supermercato, che lui ha definito "il nostro regalo di Pasqua". Cosa c'era all'interno della borsa? Io ci ho visto tanto affetto, sensibilità e tenerezza.

Io non so cosa giri nella testa di E., una bambina dagli occhi a mandorla che io e il dottor Drin abbiamo visitato ieri sera. Avrà un bel da fare, appena guarita, a ricordarsi i nomi di tutti i suoi parenti.

Io non so cosa giri nella testa di S., che ci ha rivelato il suo desiderio di fare da grande il giostraio. Ci ha seguito attento per tutta la corsia, curioso di quello che avremmo potuto combinare vestiti com'eravamo. Certi bambini possono sembrare silenziosi all'inizio, un po' introversi, ma appena ti volti li hai lì, dietro le spalle, che spiano ciò che stai facendo. Non è forse affetto questo? Non è attenzione per chi ci sta intorno?

Io non so cosa giri nella testa di M., ma ha deciso di scegliere la dottorezza Skizz come morosa. Contento lui... anzi, contenta lei!

Io non so cosa giri nella testa di G., che ieri se ne stava dietro ad u vetro, in isolamento, con il papà. Avrei voluto sentire più distintamente la sua risata, ma mi sono accontentato di vederne i dentini, che spesso dicono più di quanto vorremmo.

Io non so cosa giri nella testa di L., che oggi dovrebbe tornare a casa, dopo quasi tre settimane di degenza. Sta di fatto che l'ho sempre vista sorridente, scherzosa, curiosa. La mia speranza è che possa continuare ad esserlo anche nel resto della vita.

Io non so infine cosa giri nella testa di una ragazza che abbiamo incontrato ieri, a spasso per la corsia con la mamma, che la teneva stretta. Io spero, come mi ha assicurato lei ieri sera, che in quella testa ci sia un immenso prato. E che in quel prato possa ritornare presto a correre, senza che la mamma la tenga stretta.

Un abbraccio
postato da cirillo alle 09:18 | link | commenti (6)
lunedì, marzo 21, 2005

Corso di formazione a Belluno. Un dipinto.

Stendete sul pavimento un lenzuolo grande quasi quanto la vostra vita. Consegnate ad ogni persona che vi è accanto un grande secchio di vernice, del colore che preferiscono. Invitate ogni persona a fare del secchio di vernice ciò che vorrà: lanciarla, gettarla, spargerla, farla gocciolare lentamente, stenderla, farlo esplodere, farlo girare, riempirsene le mani, etc. E' fondamentale ovviamente che la vernice finisca sul lenzuolo steso in precedenza. Cosa ne otterrete? Il sole di una splendida giornata di metà marzo, una preghiera stupida, una canzone sentita e risentita, una passeggiata al mattino presto con la dottoressa Dada, un folletto più vicino di quanto possiate pensare, un ballo improvvisato, due occhi che hanno voglia di piangere e si nascondono, un computer sempre acceso, i volti truccati di Dino e Sauro, carta crespa e fantasia a volontà, l'ascolto, un abbraccio da condividere in quaranta, Cremì, il dottor Paolino che fa il bambino, un naso rosso alla stazione, infiniti grazie prego scusa viva, l'acqua fredda della doccia, un coniglietto di peluche, don Robert con un cacciavite in mano, il vento di sabato pomeriggio ascoltato all'anfiteatro, le sigle dei cartoni animati, le torte della dottoressa Aia, i sorrisi avuti, le paure iniziali, i timori finali, le voci che che si uniscono e poi si mescolano e poi si fanno ascolto, i palloncini che scoppiano, le danze popolari, i mandarini della sala da pranzo, la voglia di raccontarci, il volo che mi ha regalato Evaristo.

Ho finito il colore ... ora tocca a voi. Grazie, amici miei.
postato da cirillo alle 13:49 | link | commenti (4)
venerdì, marzo 18, 2005

Oggi si comincia.

Dalle 18 di questa sera, a Santa Giustina, presso il centro di Spiritualità Papa Luciani, che gentilmente ci ospita, inizia il corso di formazione per dottor clown organizzato dall'Ancis Aureliano di Vicenza e Belluno. Una tre giorni di full immersion, con una ventina di nuovi adepti, volti da conoscere, nomi da imparare, mani da stringere. Cercherò, in qualche modo, di rendervi partecipi sia domani, che domenica di ciò che abbiamo combinato al corso.

Un po' mi tremano le gambe, ma farò finta di essere pronto ad entrare in doccia. Un abbraccio a Stiv, che come sempre mi ha fatto diventare rosso. Ah, grazie a tutti quelli (visto che un sms mi è già arrivato) che si sono ricordati dell'onomastico di oggi. Un abbraccio, dottor Cirillo
postato da cirillo alle 09:35 | link | commenti
giovedì, marzo 17, 2005

Girare la testa e guardare fuori da una finestra è una delle cose più belle che il buon Dio ci abbia permesso di fare. Per chi è chiuso in una camera d'ospedale la finestra è un buco in cui passare l'ago della fantasia e ricamarci un po' di emozioni.

In questi giorni ho guardato spesso dalla mia finestra.

Venerdì ho visto una bimba, S., uscire e rientrare dall'ospedale, perché voleva salutarci a tutti i costi.

Domenica ho tardato ad abbassare le persiane, alla sera, perché in chiacchiere e riflessioni con le dottoresse Aia e Aspirina, che mi hanno raccontato dell'ultima riunione.

Martedì ho sorriso al sole di Venezia, cercandolo dalla finestra della facoltà, in cui Stefania si è laureata, e alla fine, a stringerci in un abbraccio, ha fatto capolino anche lui, tra tutta quella foschia.

Ora sto guardando proprio dalla finestra di camera mia.
Non è ancora totalmente buio.
Lo vorrei poter dire ad un'amica.
Ma non ne ho la forza.
E' come se mi fossi arreso. Arreso davanti a un problema, a una situazione, a una vita, in fondo, che mai ho conosciuto.
E allora con quale faccia tosta potrei mai abbracciarla, e dirle che in fondo bisogna sempre rimanere forti, e non lasciarsi trascinare via...
quando a farsi trascinare via sono sempre gli altri, quelli che meno te lo aspetti?

Ogni finestra ha il suo modo di affacciarsi al mondo.
Pulita o sporca, in alto on in basso, difficile da aprire magari.
E quei fiori che devi bagnare da settimane, e ormai te nesi dimenticato.
Perché ci si dimentica dei fiori?
Perché ti senti un tappettino d'auto, da un giorno all'altro.
E poi avanti, Cirillo, col tuo solito discorso dell'inutilità.
Vi dirò, a volte quell'inutilità me la sento proprio addosso, come un cappotto pesante in pieno agosto.
Perché è vero, è facile guardare il mondo da una finestra.
Prima o poi dovrai però uscire da quella stanza. E per uscire dovrai decidere quale abito indossare. Ed è qui che, la finestra, quel buco, si fa sempre più piccolo, e non ti sembra vero, che il mondo non è proprio come lo avevi visto.

Vorrei trovare una soluzione, adesso, guardando dalla mia finestra.
Purtroppo il buio è arrivato.
A domani mattina.
postato da cirillo alle 18:45 | link | commenti (2)
sabato, marzo 12, 2005

Ringrazio di cuore il dottor Stiv, che mi ha inviato un resoconto a dir poco dettagliato, nonché meravigliosamente splendido, del corso di formazione svoltosi a Montecchio, in quel di Vicenza lo scorso weekend. A causa della sua lunghezza ho dovuto tagliarlo qua e là, lasciando, spero, le parti più significative. Mi aggiungo poi anch'io agli auguri di buon compleanno: vi ricordate? Era il "lontano" 9 marzo 2004!



FINE SETTIMANA A MONTECCHIO MAGGIORE:

05/03/2005 – 06/03/2005.

Eccomi “reduce” da un fine settimana a Santa Trinità di Montecchio Maggiore per un corso tenuto per noi Clown dell’Ancis Aureliano, da Enrico Caruso, così ufficialmente presentatosi e non con il più famoso nome di Dottor Kerido.

Non ho avuto molto tempo per chiedere ad Enrico il suo “curriculum vitae” dettagliato quindi cercherò di riassumere quanto da lui raccontato; è nato 38 anni fa e dall’età di 14 anni è Clown. Fa parte della Fondazione Aldo Garavaglia Dottor Sorriso di Milano, come professionista e come volontario; sui pannelli che ha portato ci sono diverse foto da ieri ad oggi della Sua vita da Clown: da manifestazioni di vario tipo, incontri con diversi illustri personaggi, ai viaggi in Afganistan (vedi Clown in Kabul), India ecc., ai quali tiene molto.

Ma cominciamo da sabato mattino…. (...) Tra chiacchiere e sonnellini anche delle dottoresse Aspirina e Skizz, arriviamo a Montecchio e con molto stupore ed ammirazione delle donzelle, dottor Drin ed io diamo dimostrazione di ottima memoria nel trovare la strada per S. Trinità: ci sentiamo quasi degli eroi anche se siamo riusciti ad entrare nel sagrato di una Chiesa. Finalmente arriviamo a destinazione: la stessa grande casa che ci aveva accolto nel novembre del 2003 per il corso di dr. Clown. Siamo tra i primi ad arrivare e lì troviamo Dino e Sauro, Federica, Nadia, Anna, Andrea che fa S. Francesco, qualcun altro che non ricordo ed Enrico Caruso (Kerido). Ci sistemiamo in una camera con due bagni e siamo felici in quanto dormiremo (??) tutti e cinque insieme. Nel frattempo sono arrivati altri dr. Clown delle varie sezioni qualcuno già conosciuto e qualcuno nuovo: siamo circa una trentina.

Alle 10 inizia il corso e dopo le presentazioni di rito (dove Enrico ha già fatto la radiografia ad ognuno di noi) iniziamo con una ginnastica sciogli muscoli e sciogli tensione; camminate lente, veloci e corse con improvvisi arresti o cambi di direzione ti fanno scontrare con gli altri creando dei contatti fisici che servono a rompere il ghiaccio. Questo esercizio sarà ripetuto, durante i due giorni, ad ogni ripresa del corso aggiungendoci la camminata in coppia, in trio e di seguito con sempre più persone e verrà eseguito più facilmente e con più scioltezza, vista la “confidenza” acquisita. Bello è anche il “lancio di energia” che una persona fa ad un'altra e quest’ultima la trasmette ad un’altra ancora e via di seguito.

A questo punto siamo pronti a ricevere le prime nozioni di mimo: non sembra, ma il solo tenere le mani parallele al tuo corpo ci costa parecchia fatica! Impariamo, o almeno ci proviamo, a muovere le mani come fossero appoggiate ad un muro; a creare, tenere e passare un scatola fatta di aria, a trasformarla in palla. Proprio con questa palla d’aria giochiamo ad specie di palla avvelenata. (...) Arriva il momento di picchiarci. Proprio così: dobbiamo prenderci a sberle; ovviamente non sono sberle vere. (...)

Siamo pronti per le prime scene. Ci dividiamo in piccoli gruppetti in base al cartoncino colorato che ognuno di noi ha ricevuto all’inizio del corso; i gruppetti sono composti da due o tre persone e, dopo breve consultazione, devono inventare una scena e rappresentarla usando le tecniche apprese fino a quel momento.

Quanta agitazione! D’altronde ci stiamo esponendo, mettendo in gioco ed ognuno di noi pensa di essere il meno esperto, ma ci accorgiamo ben presto che tutti siamo inesperti: le critiche “negative” cominciano a piovere e ce ne sono per ogni gruppo, anche per gli ultimi, che hanno già fatto tesoro di quanto insegnato agli altri.

Nel frattempo facciamo anche la pausa per il pranzo squisitamente preparato da Tea. (...)

Dopo pranzo arrivano anche Andrea e Fausto da Padova, i colleghi del nostro Primario. Anche dottor 'Baristo arriva e prende in mano la questione cucina, immedesimandosi perfettamente in quanto indossa un grazioso grembiulino a falda con fru-fru alle spalle.

Riprendiamo il corso cominciando con ginnastica sciogli tensione; prima di finire le rappresentazioni dei gruppi che mancavano (2), facciamo altri esercizi.

Per esempio quello del “bugiardo”: siamo tutti in cerchio tranne uno che è il bugiardo e si trova all’interno del cerchio camminando e facendo un movimento a sua scelta. (...) Anche questo è un bel gioco di conoscenza, di fantasia e di allenamento per l’espressione mimica.

E’ il momento della caduta. Sembra strano, ma ragionandoci anche logico, che per cadere ci sia una tecnica precisa. Ci spaventiamo infatti quando vediamo la dimostrazione a sorpresa di Enrico e subito uno alla volta proviamo anche noi: non è così facile come sembra nel raccontarlo o nel vederlo fare. (...) Un altro esercizio lo avevamo già “incontrato” nel 2003, e che qui chiamerò “La Sedia”; si tratta di voler/poter dare una funzione diversa ad una sedia, che diventerà di volta in volta, cuccia per cane, televisore, zaino da montagna, macchina fotografica, ecc. ecc.. Troviamo parecchie varianti alla sedia, ma naturalmente Enrico ce ne fa vedere altre che ancora non abbiamo pensato. Impariamo anche altre cose come, ad esempio, a sbattere contro la porta uscendo oppure entrando in una stanza: con i giusti movimenti l’effetto è bellissimo e la botta sul naso apparentemente molto dolorosa, è solo una finta. (...) Durante tutta questa giornata, Enrico ci parla spiegando il motivo di alcuni esercizi e racconta le sue esperienze. Gioca e scherza con noi, fa innervosire qualcuna, diventa serio, ad un certo punto mi sembra che stiamo pendendo dalle sue labbra; d’altronde è una persona che sa come attirare l’attenzione e farsi seguire da più di 20 persone; d’altronde non possiamo che apprendere da una persona che ha ventiquattro anni di esperienza sulle spalle. E’ vero però che noi siamo lì per apprendere e non per dipendere.

Finalmente si cena!(...) Il bello di queste grandi tavolate è che nessuno tiene il posto che aveva la volta prima e quindi si ha la possibilità di mangiare, bere e comunicare con persone diverse. (...)

Dalla grande tavolata alla chitarra in mano, mentre qualcuno sbarazza, qualcuno lava piatti, chi fa il caffè, chi porta la grappa, chi fa fuoco e chi canta. (...) Sebbene la giornata sia stata intensa, o forse proprio per questo motivo, si comincia a cantare accompagnati alla chitarra da Enrico, alla marmitta Evaristo, al pentolino Anna, al pentolino con frusta Narla, Sole al tamburello. Ogni tanto per far riposare le povere dita di Enrico, parte qualche C.D. con canzoni un po’ datate ma sempre splendide. Per fortuna i ragazzi hanno portato, oltre alle grappe, anche un barattolone di birra, finito comunque subito! Alle 23.00 qualcuno comincia ad andare a letto mentre l’aria nello stanzone si fa sempre più pesante: non per l’armonia, ma per il fatto che qualcuno ha mangiato ancora zuppa di cipolle avanzata a mezzogiorno. (... )Sale anche il dottor Drin e subito si appropria del bagno. Io aspetto ancora qualche minuto, le canzoni stanno scemando in strani versi quindi è il tempo di andare a dormire; raggiungo i miei camerati e le due donne stanno ridendo dell’effetto sonoro che sta producendo il dottor Drin, il quale finalmente esce dal bagno e, molto diligentemente, mi avverte di aspettare qualche minuto prima di entrare. Così faccio, però non vi ho detto che il bagno non ha finestre e che il dottor Drin non ha acceso il ventilatore: non svengo solo per pronta reazione nel richiudere la porta del bagno. (...) Finalmente a letto, più o meno alle 1.30/2.00. Dottor Paolino a parte, nessuno di noi crede di dormire, ma nessuno parla e forse l’unica che dorme meno è la dottoressa skizz (a suo dire): effettivamente è l’unica che prontamente interviene, verso le 4 del mattino, a spegnere quel macchinario chiamato dottor Paolino – Motosega. Non abbiamo ancora imparato a dar le finte pedate (lo faremo più tardi) e quindi con energico slancio il piede destro della dottoressa Skizz colpisce la branda del dottor Paolino (e forse anche lui) smorzandolo all’istante: con grande auto-soddisfazione, la dottoressa Skizz si nomina eroina vincente, ed il fatto viene confermato dall’entusiasmo che noialtri tre le dimostriamo ridendo sonoramente. (...) Quando tutti e quattro siamo pronti, scendiamo per la colazione: non ho sbagliato, tutti e quattro perché il quinto, primo ad addormentarsi, è anche l’ultimo ad alzarsi e grazie allo scossone del dottor Drin. Siamo tra i primi: troviamo Anna e Federica, Nadia, Enrico e facciamo colazione; un po’ per volta si alzano tutti, persino il dottor Paolino del quale non riesco a descrivere la faccia.

Alle 9, ben rifocillati, cominciamo la seconda giornata di corso. Cominciamo con la solita ginnastica sciogli muscoli e poi impariamo a darci le pedate con tanto di effetto sonoro e sbilanciamento, anche questo carino da fare un volta imparato bene. A questo punto Enrico ci manda a cambiarci: dobbiamo indossare il nostro abbigliamento clownesco e camice; ci trucchiamo come di solito facciamo e quindi passiamo alla sua analisi. Manda diversi del gruppo a lavarsi il viso, mentre per molti altri accentua o smorza il trucco già fatto, critica o risalta l’abbigliamento di ognuno, dando qualche consiglio sull’uso di disegni, colori, accessori vari. Rifatti o rivisti i trucchi inizia l’ultima prova; divisi in gruppi di due o tre persone che normalmente “lavorano” insieme. Per la sezione di Belluno, la dottoressa Skizz e il dottor Drin formano una coppia mentre l’altro gruppo è composto dalla dottoressa Aspirina, dal dottor Paolino ed io. L’esercizio si svolge così: ogni gruppo pesca una situazione, che per assurdo o veramente potrebbe capitare in una stanza di ospedale (per esempio: bimbo a letto con genitore al fianco); pesca anche ciò che farà (per esempio: lettura di storia, palloncini ecc.). Il gruppo esce dalla stanza, si organizza e prepara la simulazione. All’interno si prepara la scena con un imprevisto (per esempio: arrivo di parenti, arrivo dei medici ecc.). Il gruppo sottoposto ad esame (è il caso di dirlo) entra nella stanza e si comporta come farebbe in ospedale: PANICO!!!

Noi di Belluno siamo tra i primi ad essere esaminati in quanto partiremo subito dopo pranzo. La dottoressa Skizz e il dottor Drin devono entrare in una stanza dove c’è un bimbo che dorme e l’altro che vuole sentire una canzone; l’imprevisto è l’arrivo del primario e degli altri dottori per visitare i bambini. (...) La dottoressa Aspirina, il dottor Paolino ed io troviamo invece nella stanza bimba di 12 anni con mamma musulmana, dobbiamo raccontare una fiaba, ma l’imprevisto consiste nell’arrivo del papà della bimba. (...)

Terminato il pranzo, scambiamo due parole con Enrico, salutiamo tutti e partiamo per Belluno. Indovinate: chi si addormenta subito? Si, proprio Paolino; come fate a saperlo? Scommetto che anche l’argomento di discussione lo indovinate subito. Mi rendo conto che chi legge queste righe potrebbe pensare ad un fine settimana da non ripetere, da cancellare. Non è così: anzi. Secondo me la tecnica di Enrico è stata proprio quella di evidenziare il negativo proprio per farcelo entrare in testa, infatti non ha mai elogiato qualcuno; credo abbia voluto evidenziare il “cosa non fare” piuttosto che il “che fare”. Entrando in ospedale, in un luogo dove qualcuno soffre, il rispetto deve essere al massimo, non solo per l’ammalato ma anche per chi vi lavora, per chi assiste, per chi va trovare qualcuno. Lo schiamazzo (vedi trombetta), la canzone o risata chiassosa possono far divertire in certi luoghi, ma in certi momenti e situazioni possono dare molto fastidio; il trucco non serve per evidenziare la bellezza, ma piuttosto il contrario; l’abito non dovrebbe disturbare e, come sempre sostenuto da Cirillo, il camice è SACRO! Per questo motivo, sebbene clown, il camice deve essere in ordine, pulito e stirato e va indossato in ospedale.

Va bene la spontaneità ma dobbiamo essere preparati, studiare e provare; dobbiamo imparare ad agire in gruppo, ad ascoltarci a guardarci; a sorridere, ridere ed anche piangere insieme. Questo è quanto ho “assorbito” io da questo corso. Non sono d’accordo su tutto quello che diceva Enrico, ma mi ha molto colpito ed anche affascinato su molte cose e altre cose forse le guarderò in maniera diversa.



Baci e sorrisi da Stiv.
postato da cirillo alle 09:30 | link | commenti (3)
mercoledì, marzo 09, 2005

Che dire?
Grazie a tutti per ciò che mi avete detto in questi giorni.
Vi voglio un gran bene.
Ma proprio perché la mia timidezza m'impedisce di dire qualcosa di logico in questo momento, vi lascio a chi qualcosa da dire ce l'ha. Il dottor Paolino mi ha infatti inviato le sue sensazioni sul corso a cui lui ed altri amici dottor clown (da cui aspetto numerosi e numerosi contributi) hanno partecipato lo scorso weekend:

"Ta ta ta ta, ed ecco a voi l'angolo del dottor Paolino:
Corso clown avanzato a Montecchio Maggiore.
Del viaggio posso dire ben poco, all'andata ho dormito da Bassano fino alla porta della sede dove si teneva il corso, al ritorno invece ho dormito fino a Feltre quindi ero inesistente. Il mio parere sul corso? Ho ritrovato vecchi amici clown del corso che avevamo fatto, e nuovi amici clown dei corsi successivi; è stato bello ritrovarsi. Dopo esserci acclimatati siamo passati ai fatti cominciando con la ginnastica per sciogliere e scaldare i muscoli.
Abbiamo conosciuto il famoso Kerido che ci ha spiegato le basi del mimo,la caduta dopo aver ricevuto uno schiaffo, il gioco dei quattro cantoni con una palla invisibile, andare a sbattere contro la porta senza farsi un occhio nero, ma la cosa che più mi ha colpito è l'insistenza sul "sentire e vedere" il proprio partner e la situazione che si presenta nella stanza in cui si entra; i vari giochi che abbiamo fatto erano incentrati su quello, per lo meno questa è la cosa su cui eravamo ripresi con più insistenza da Kerido nelle sue spiegazioni degli errori che abbiamo commesso.
Per ciò che è successo la notte devi fartelo raccontare dagli altri, è troppo forte".

Un abbraccio al dottor Paolino che ha rotto gli indugi. Alla prossima.
postato da cirillo alle 10:08 | link | commenti (3)
lunedì, marzo 07, 2005

A volte il blog può fungere anche da vero e proprio diario. Vorrei allora, per una volta, sperando che possiate perdonarmi, uscire per un attimo dall'amobito 2dottpr clown" e raccontarvi una serie di emozioni che ho provato tra venerdì e sabato scorsi.

Gioia, un calore intenso. Questo è quello che ho provato di fronte al sorriso di Grazia, che insieme ai suoi genitori, ha accolto me e il dottor Paolino nella sua stanza, venerdì. Un fiore. Ed ho guardato con ammirazione i suoi genitori. Li ho osservati, mentre la tenevano in braccio, e le toglievano i capelli dalla fronte. Gesti semplici, meravigliosi, in cui sono sicuro non c'era soltanto dell'affetto. Non mi va di andare oltre. So soltanto che Grazia ci ha sorriso. E i suoi genitori sorridevano con lei.

Sensi di colpa, rabbia, delusione. Questo invece quello che ho provato sabato pomeriggio. L'ho provato di fronte a un gruppo di ragazzi, tutti di 14-15 anni, che sto seguendo insieme ad un amico, nel cammino della cresima. Non so cosa sia successo sabato. Sta di fatto che per un attimo non mi sono più sentito, ed ho cominciato ad urlare. Li ho ripresi pesantemente, perché in quel momento mi sembrava avessero esagerato. Ho puntato il dito contro di loro, e sebbene vedessi nei loro volti un certo stupore, non riuscivo a frenarmi. Insomma, alla fine, dopo 10 minuti ero stanco. Mi veniva da piangere. E non avevo ottenuto nulla. O almeno, così mi è sembrato. Credo fermamente di avere sbagliato. Credo che non tutti si meritassero uno sfogo di tal genere. E mi sembrava di averne combinata una delle mie. Purtroppo non mi arrabbio facilmente, e quando succede, beh... esagero! Perchè vi ho raccontato tutto questo? Perché per tutta la domenica ho pensato ad una ragazza, più o meno dell'età dei cresimandi, che proprio venerdì è uscita, dopo tre mesi di "cure", dall'ospedale. E ho pensato che lei avrebbe tanto da insegnare a un po' di quei ragazzi, che sembrano tanto grandi, ma che in realtà hanno capito assai poco di questo benedetto mondo. Avranno il tempo di capirlo, logico. Ma vorrei a volte che usassero un po' di più la testa, che avessero quel pizzico di rispetto per gli altri che non guasta mai, che capissero quando è ora di starne zitti e quando invece ci si può scatenare.

Mi dispiace. Avrei potuto essere più cauto. Avrei potuto andare al corso con Cherido a Vicenza, come i miei compagni dottor Clown (a proposito, aspetto resoconto, via mail, che poi lo condividiamo) avrei potuto essere ancora più paziente di quanto lo sono di solito. Mi dispiace. Avevo bisogno di condividere per una volta questo "fardello" che da un paio di giorni mi pesa sul groppone. Un abbraccio. Alla prossima.
postato da cirillo alle 17:26 | link | commenti (6)
giovedì, marzo 03, 2005

Ho sentito una bambina ridere.

Mi sono cullato tra quelle risate, mi sono disteso ad assaporarne l'odore, come si fa con i fiori in un prato. Perché la risata è un fiore. Perché la risata ci chiude gli occhi e ci fa sognare per un attimo da svegli. Perché la risata ci fa respirare, ci gonfia il pancino, ci allarga le braccia. Perché la risata te la porti sempre con te.

Ho sentito una bambina ridere, martedì. E cantare.

E allora io mi immagino il cuore di quella bambina.
Così come immagino il cuore di quel genitore che ogni sera, da lontano, scende in pediatria a trovare il suo bimbo, troppo piccolo ancora per tornare a casa e dormire nel suo lettino. Mi immagino il cuore di un genitore spaventato, nell'altra camera, perché la sua bimba ha appena smesso di piangere, e ha gli occhi grandi. E anche il cuore di quel papà dev'essere grande.

E allora sento le risate, e in alcuni momenti vorrei per un attimo sentire anche il battito dei cuori. Per sentire se vanno a ritmo, a ritmo con la vita. Grazie "mattedì", vi voglio bene. Un abbraccio.
postato da cirillo alle 10:13 | link | commenti (1)
martedì, marzo 01, 2005

Sabato, una giornata che definire ricca e sudata è alquanto riduttivo. Al mattino, una testimonianza all'istirtuto delle Canossiane a Feltre, che ha coinvolto il sottoscritto, la dottoressa Cannuccia, i dottori Paolino, Stiv e Drin. Di fronte a una sessantina di ragazzi, di classe terza, per lo più intimiditi (o forse ronfanti visto che era sabato, visto che ormai era la quarta ora di lezione), ci siamo confessati, confrontati, aperti. Ci siamo raccontati. Abbiamo cercato di illustrare in modo semplici come operiamo, e in quali situazioni spesso ci troviamo. Abbiamo mostrato una parte del documentario "Clowin' Kabul", di cui prossimamente vi parlerò più a fondo. Un'ora e mezza di chiacchiere, battute e riflessioni. Alla fine, ed è questo ciò che ci ha dato più soddisfazine, il fatto che nessuno dei presenti avesse sentito la campanella finale.

Alla sera, l'incontro informativo dal titolo "Il valore di un sorriso", nella sala della biblioteca di Santa Giustina. Tutti e dodici schierati, di fronte a tante e tante persone. Non credevamo di poter suscitare tanto interesse. Anche qui ci siamo aperti, abbiamo raccontato la nostra esperienza nel modo più semplice possibile. Abbiamo voluto ricordare a tutti l'importanza di un sorriso, di un abbraccio, di uno spirito sereno. La scaletta? Un balletto sulle note di "The lion sleeps tonight" per iniziare,. Le presentazioni di rito del dottor Stiv. La visione di una parte di "Clowin' Kabul". La nostra filosofia di vita a carico del dottor Cirillo. Testimonianze e ricordi. La parte scientifica curata dalla dottoressa Cannuccia. Uno splendido e colorato power point dinale curato dalla dottoressa Camomilla. Regia della dottoressa Aspirina. Un grazie di cuore alla bibliteca che ci ha prestato la sala, piccola ma accogliente. Un grazie a tutti quelli che han volut partecipare, e condividere le nostre emozioni. Un abbraccio, che stasera mi aspetta il servizio del venerdì.

postato da cirillo alle 09:45 | link | commenti (2)