Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
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sabato, luglio 31, 2004

Ieri sera, tornando dall'ospedale, ho guardato per un pò il cielo davanti a me. Dal parabrezza dell'auto mi è apparso un cielo limpido, vicino al tramonto, con qualche nuvola, densa, quasi dipinta ... che ti fa venire in mente quegli affreschi seicenteschi, che in tanti luoghi abbelliscono soffitti e pareti.

I miei compagni se ne sono andati tutti quanti a mangiare la pizza con primario e infermiere del reparto di Pediatria. Non lo nego. Avrei voluto essere lì. Per condividere ancora una volta un momento insieme a persone a cui voglio fondamentalmente bene. E poi, avrei voluto stringere la mano al primario, che non ho mai incontrato di persona e che sinceramente mi ispira un bel pò come persona. E invece no. Ho dovuto andare da tutt'altra parte.

Ma ero contento. Avevo appena incontrato i bambini in reparto. Avevo riso un sacco col dottor Paolino e come al solito avevo chiacchierato con la dottoressa Solfamì. Avevo visto sorrisi in genitori dai volti contratti per la preoccupazione. Avevo visto la lingua di Mauro e le labbra arrossate di Marianna. E poi Luca, Mattia, un bimbo ricciolo di cui non ho saputo il nome ...

E allora ho riguardato il cielo, che bene o male, se ne sta sempre là, e di cose ne deve sapere un bel pò. E mi son detto: "Va bene così, niente pizza. E va bene così". Che bel cielo c'era ieri sera. Spero che qualche bimbo abbia potuto osservarlo dalla finestra. Alla pizza ci andremo tutti la prossima volta.

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domenica, luglio 25, 2004

Sono stato impegnato un bel pò. Sia come dottor che come vita. Ecco il perché di tanto silenzio. A volte mi sono ritrovato a riflettere su ciò che stavo facendo, sulla mia decisione di continuare ad incontrare le persone, chi è più sfortunato di me o chi ha anche solo bisogno di sorridere. Ho capito alcune cose in queste settimane. Ho sentito una volta definire l'essere dottor clown, "lavoro". Che brutta cosa. Non perché il lavoro sia una brutta cosa, quanto perché chi ha abbinato tale termine all'essere dottor clown, deve aver capito assai poco del suo significato. Io invece ho capito che non andrò a nessun corso di giocoleria. Non perché non ne abbia bisogno, anzi, le mie mani sono talmente poco efficenti da non riuscire nemmeno a far girare 2 palline. Ho capito invece che il mio essere dottor clown si trova tutto nel dialogo con chi incontro: parlare, scambiare le proprie sensazioni, abbassarmi a sentirme più forte e chiaro ciò che mi viene detto. E' bello. Ecco perché non ho bisogno di essere giocoliere o mago o teatrante. Certo, ci sono persone a me vicine che riescono attraverso i giochi e le proprie qualità manipolative a comunicare al meglio le proprie sensazioni, facendo felici i bambini e chi sta male. Io faccio girare le parole, loro le palline e le clavette. E' tutto così bello. Ma credo proprio che non andrò a nessun corso di illusionismo, magia o giocoleria. Forse faccio male, ma ripeto, ho voglia di dialogo, d'interagire in altra maniera, come poi ho sempre fatto nella mia vita. Ho capito, ancora, che c'è chi pensa di stare a teatro a volte, di fare uno spettacolo. Vedete, in queste ultime settimane è capitato al gruppo dei dottor Clown di Belluno, di partecipare a feste, a giornate in gelateria, di animare diverse situazioni. Bello. Sempre bello, perché il contatto con la gente e i bambini fa bene a noi e al mondo stesso. Ma poi ti chiedo se tutto ciò si allinei agli obiettivi da cui eri partito: ospedale, malattia, bambini e anziani. Probabilmente tutto va in parallelo, perché comunque con le tue azioni rendi felice qualcuno. E' un pò il discorso del camice: non riesco a toglierlo. Con le sue tasche e la sua abbondanza esso rappresenta per me il vero e proprio senso, significato, della terapia del sorriso. Io non voglio fare il clown. Non voglio, anche perché i clown spesso non parlano. E io invece voglio parlare, voglio comunicare. Non riescvo ancora a percepire l'importanza delle offerte che spesso ci vengono ci vengono fatte come associazioni. Ne abbiamo realmente bisogno? Credo di sì, almeno per l'acquisto di materiale: palloncini, giochi, etc etc. Ma allora? Il mio disagio nell'accettarle? Il mio disagio stesso nel parlare di queste cose? Non lo, amici miei: a volte ascolto i miei compagni, a cui voglio un gran bene, e magari non mi ritrovo. Non mi ritrovo in chi cerca l'offerta di principio, non mi ritrovo in chi pensa di essere al circo, non mi ritrovo in chi indossa la maschera anche quando non è clown. O forse è sempre stato clown?

Faccio bene secondo voi a pensare, riflettere, su ciò che facciamo? Per me è importante, sapete? E' importante questo essere dottor clown. Non me ne vanto, anzi, spesso mi vedo piuttosto imbranato e sciocco in quel faccio, meno sicuro di tanti altri. Ma stare con la gente, portar loro anche un pizzico di sorriso, ecco. Voglio essere un San Francesco, non un clown. E non me ne frega niente se non mi vengono i palloncini o se non mi viene la magia. Seentire un bambino che, dopo alcune lacrime o un silenzio di terrore, pronuncia il suo nome e ti prende persino un pò in giro, beh ... avete mai ascoltato un bimbo parlare? Ecco.

Un abbraccio di cuore, e scusatemi per il ritardo.

postato da cirillo alle 14:46 | link | commenti (3)