Esperienze ed emozioni di un clown in corsia
Se volete scrivere ai clown belluno@dottorclownitalia.org

lunedì, giugno 29, 2009

La dottoressa Carabattola

Non mi spiegherò mai il perché, ma sta di fatto che ogni volta che incontro i gruppi dei tiroclown mi aspetto che prima o poi qualcuno decida di intitolare il proprio clown "dottoressa carabattola" o "dottor peppola", e invece niente, mi tocca tenermi quelli che ho.

Che van bene, eh!

Però a volte vorrei un po' più di coraggio da parte di questi signori dal naso rosso verniciato di fresco.

Incontrati ieri quelli di Belluno.
Che c'hanno questo entusiasmo addosso, che alla fine mi mettono ko anche la Cannuccia, da quanta energia evaporano. Han voglia di cominciare! Son giovani! Beata gioventù clownesca! Ma gli voglio già bene, a 'sto gruppone! E spero che abbiano vita lunga!

Il clown mette sempre le mani avanti, ma mai il cuore indietro.

Riflessione istantanea sull'Abruzzo.
I dottor clown sono tornati giù anche nei giorni scorsi.
Da quello che ho potuto leggere, grazie a mister condivisione dottor Baristo, molte lodi sono state esternate nei confronti del gruppone che ormai periodicamente visita tendopoli e centri di accoglienza post terremoto. In certi momenti, quando leggo e m'immergo in tante emozioni provenienti da tanti nasi rossi partecipi a tale missione un po' sento che mi è mancata questa esperienza. Ma poi arriva l'immagine di questi clown che ti vengono in mente e che fanno e che brigano e che riescono, in mezzo alla gente, ad altri volontari, a chi non se li aspetta e poi finisce per aspettarli ancora. Io non faccio applausi nè dico "bene, bravi, bis!". Dico solo "va' che roba bella che stan facendo!".
Prima o poi magari capiterà che in Abruzzo ci finisca anch'io. In questo momento sto collezionando altri momenti, sempre clowneschi, ma più intimi e formatoriali (perché è tutta formazione amatoriale, la mia). E va bene così, dai. Mica mi posso inventare momenti che in questo momento non è proprio il momento che capitino come momenti. Arriveranno, dai.
Intanto, un appello.
Chiunque sia sceso in Abruzzo, a fare dire brigare cose, perché non mi lascia nello spazio commenti una testimonianza di quanto fatto detto brigato? Ve ne sarei grato.

Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 17:35 | link | commenti
venerdì, giugno 26, 2009

Torno a scrivere di ospedale, perché in ospedale ci sono tornato.

Ieri il filo è stato ben tirato da qui alla finestra, fin oltre il vetro, che uno pensa che le gocce di pioggia ci provino gusto a cadere perché almeno da qualche parte finiscono, mentre noi ce ne stiamo qui a vivere senza sapere realmente fin dove si andrà a finire, e soprattutto se si finirà.

Poi scopri che ci sono i cortili degli alberi parlanti, e ci sono persone che si siedono di fronte a te, ti raccontano una loro storia, che magari è una delle loro storie, e te li ascolti, perché di fatto te il tempo per ascoltare non te lo concedi mai, e quindi quando finalmente dedito all'ascolto, te ne accorgi, indossi questa cosa, un po' come quando sali sulle montagne russe dopo la prima discesa, mica puoi più scendere.

Ieri R. ha detto che nella bolla di sapone ci voleva mettere il suo ritorno in Colombia. Vedi, uno che c'ha 8 anni, ha subito un'operazione mica da ridere, e sa già dove vuole andare. Sta di fatto che io e la Cannuccia avevamo portato con noi un'amica, Lorena, medica senza frontiere (sticazzi), e pensa te, pure Lorena è nata e venuta e tornata e partita e capitata in Colombia. E allora ti ritrovi davanti ad un letto di ospedale in cui c'è uno di 8 anni che parla in spagnolo con una un po' più grande che ha guarito gente in giro per il mondo, entrambi lì per un filo che parte da qui arriva fino alla finestra, evita gocce di pioggia a caduta, e arriva a scoppiare un'altra bolla di sapone in un'altra stanza di ospedale dove c'è un bambino che vorrebbe tornare in Italia a mangiare almeno la pizza ma il cuore non glielo permette.

Te pensi te che vivere sia tutt'uno con la tua vita.
In realtà no.

Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 15:38 | link | commenti
sabato, giugno 20, 2009

Tra le tante cose fatte nelle ultime settimane, un corso a Rovigo importante in cui ho incontrato persone importanti, in cui ho sentito delle cose importanti. Tra i tanti messaggi arrivati, vi giro e rigiro tra le mani questo, che possa farvi da lenzuolo steso al sole in questo weekend in cui avrei voluto in effetti che un po' di mare ci fosse.

Ah, questa sera siamo a Pedavena per presentare il libro Dottor Clown. Chi fosse lì in giro, faccia un salto, anche due, portate la morosa, il cugino e quello che è un po' indifferente, che tanto poi si va a bersi qualcosa insieme in birreria.

A voi.

"... se uno fosse davvero capace gli basterebbero poche parole... Magari inizierebbe da tante pagine ma poi, poco a poco,troverebbe le parole giuste, quelle che dicono in una volta sola tutte le altre, e da 1000 pagine arriverebbe a 100, e poi a 10, e poi le lascerebbe li, ad aspettare, finchè le parole di troppo, scivolerebberi via dai fogli, e allora ci sarebbero solo da raccogliere quelle che restano, e stringerle in poche parole, 10, 5, così poche che a furia di guardarle da vicino, e di ascoltarle, alla fine te ne resta in mano solo una.
E se la dici, dici il mare."

io non sono così brava con le parole come baricco, ma GRAZIE è giusto scriverlo... per quello che voi avete condiviso con noi nei tre giorni di corso a Rovigo...

Enrica
postato da cirillo alle 12:04 | link | commenti (1)
martedì, giugno 09, 2009

L'uomo dalle mille parole.

Quante definizioni ho beccato negli ultimi giorni?
Ho schifato qualcuno, ho rallegrato qualcun altro.
Mi hanno detto che non sono un mediano.
Altri mi hanno detto grazie per l'umiltà dimostrata.
Altri ancora non ne possono più.
Qualcuno mi ha detto persino che cucino bene.
Qualcun altro avrebbe voluto strangolarmi.

Verrebbe da dire, "mettetevi d'accordo".

E invece no. Va bene così.

Mi sono ritrovato in un letto domenica sera, con diversi tagli alle dita.
Tagli che avrei potuto evitare, se fossi stato più attento.
Ma così non è.
Attento non lo sono mai, in certi frangenti.
Qua di sicuro occorre ancora crescere, e non poco.
Da dimostrare invece, non c'è nulla che non si sappia già.
So di aver deluso, in queste ultime settimane.
So che non è facile a volte avermi addosso. O per qualcuno, avermi distante. So anche che certi tagli si rimarginano, sebbene anche stamane siano lì a ricordarmi che ogni tanto succede di provar bruciore e fastidio.

In queste situazioni parrebbe ovvio dire "non esistono giustificazioni, avete ragione, ho sbagliato". A questo però non vorrei aggiungere sensi di colpa gratuiti o grandi discorsi del tipo "comprendimi, dammi la possibilità di spiegare".

Sto cercando di crescere ancora.
Imparare è un termine che non s'ha da usare in questo contesto.
Crescere lo sento più mio, più addosso.

Ieri ho incontrato una persona che ho tenuto addosso per un po' e lei ha fatto lo stesso con me. E di volta in volta ho questa sensazione, questa consapevolezza che aumenta quando me la ritrovo davanti: "Madonna, quanto siamo stati male in certi momenti! Però, guardaci adesso: siam più belli, siam più grandi". O almeno, mi arriva questa cosa qua, addosso.
Possiamo considerarci cavie di qualche esperimento?
Credo che semplicemente si sia vissuto. Si siano fatti i conti con il non essere sempre maturi, l'aver ancora da crescere, il fatto di non aver ancora finito di conoscere se stessi e poi gli altri. Osho insegna, direbbe un'altra persona che tengo addosso da un po'.
Sto crescendo.
E siccome nella mia vita, grazie a Dio, esiste anche l'altro, il diverso da me, l'altrui, il mio crescere a volte finisce per sbattere contro questi altri, che stanno crescendo anch'essi magari. E allora ecco la stronza delusione, lo scazzo incomprensione, il bastardo prendere le distanze, la rabbia figlia di puttana.

A volte capita di guardarle con supponenza queste cose qua.
Altre volte, cosa volete che vi dica, vincono loro.

Io non so a che punto sono.
Ve la dico tutta. In questo momento sto bene.
Sebbene ogni tanto le dita si assumano la responsabilità di ricevere i giusti tagli, io comunque mi riservo di stare anche bene.
Posso dare fastidio. Posso aver esagerato. Posso sembrare inopportuno, certo. Tutto quello che volete. Ognuno decide alla fine quanti tagli infliggere, e in realtà anche quanti tagli farsi infliggere.
Però non posso andare bene a tutti.
Non è che posso sempre prestare la massima attenzione.
Non posso essere perfetto.
Mi arrogo il diritto di fare anche schifo.
Perché non ho ancora finito di crescere. Oh, a volte sono proprio un coglione, mi comporto da coglione, faccio cose da coglione.
La prossima volta vengo da voi, così mi date un po' voi il decalogo di come si vive, di come si fa, di come si deve fare, e non si può fare.
Non ho mica finito con me. Ho ancora tante cose da aggiustare. E se non le aggiusterò, vorrà dire che "la foto della scuola non mi rassomiglia più, ma i miei difetti sono tutti intatti".
Poi ognuno faccia pure di me il ritratto che vuole.
Io per fortuna a casa c'ho uno specchio, e a fare i conti con la mia faccia da coglione, il primo, ogni giorno, sono io.

Sarò anche l'uomo dalle mille parole. Però qualche certezza, quelle poche che ho, lasciatemela.

Cirillo


Ligabue - Sulla mia strada
c'è chi mi vuole come vuole
un po' più santo
più criminale
e un po' più nuovo
un po' più uguale
mi vuole come vuole
c'è chi mi vuole per cliente
chi non mi vuole
mai per niente
e c'è chi vuole le mie scuse
che ciò che sono l'ha offeso
di un po': te come ti vogliono?
di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada
c'è chi mi vuole più me stesso
e più profondo, più maledetto
e bravo padre e bravo a letto
c'è chi mi vuole perfetto
di un po': te come ti vogliono?
di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada
di un po': te come ti vogliono?
di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada
di un po': te come ti vogliono?
di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada

postato da cirillo alle 11:49 | link | commenti (1)
sabato, maggio 30, 2009

Lo so.

Lo so che c'è un gruppo di clown in Abruzzo, in questo momento.
E un altrettanto gruppo di clown a Seren, tra sedie e gambe con cui fare i conti.

Lo so che c'è chi sta pensando già all'India estiva, e alle feste di laurea tano attese.

So pure che domani saremo a Cirvoi, per La festa dei cortivi, e a Santa Giustina, per i giovani calciatori del memorial Da Lan.

E ancora, che in queste settimane stiamo presentando un libro importante, dal baso rosso anch'esso. E che a Feltre l'altro giorno è tornato un caro amico, piccolo così, ma con un coraggio grande colà.

E che domenica scorsa ho rivisto con piacere ed affetto tre amiche sarde, importanti. Mica bruscolini.

So che i giri d'aria nei polmoni son tanti da fare ogni giorno.
E ultimamente ne ho parecchi anch'io.

Sta di fatto, che niente, stasera a Feltre presento una serata. Con Fabio Volo. Tipo che lo intervisto, come la Bignardi o la Dandini, ma meno professionale e più di cuore. Niente, sono emozionato. E ogni tanto mi va di dirvelo all'ultimo momento.

Cirillo
postato da cirillo alle 13:31 | link | commenti (2)
venerdì, maggio 15, 2009

Sapete, se capitate qui spesso, che in questo mondo vi sono sparse persone che stimo e che spesso hanno la possibilità, loro che ce l'hanno fatta, di esprimere anche quanto in testa c'ho anch'io.

Tra questi il miglior comico italiano, Paolo Rossi.

Un mese fa, da Fazio, ha interpretato un monologo che sento qua, proprio qua. Finalmente ne ho trovato il testo scritto. E ve lo dono, col cuore.

"Mi offende il fatto che quando non sono d'accordo su una cosa, mi dicono che remo contro. Mi offendono le nocche dei giornalisti che battono sul vetro delle macchine dei terremotati e chiedono: "Come va? Avete passato la notte in macchina per la paura?", Cosa deve rispondere? No, perchè volevamo vedere l'alba!
Mi offendono quelli che si mettono il casco da pompiere, ma si vede che è per la prima volta. Mi offendono quelli che consolano le vecchiette e ci tengono a farcelo sapere. Mi offendono gli ospedali costruiti come si costruiscono i castelli di sabbia sulla spiaggia. Mi offendono certe parole, tipo "terremotati andate tutti al mare, tanto paga lo stato, fate finta di fare una bella vacanza, e quelli del Belice: "ci sarebbe un posticino anche per noi che stiamo nei container da anni". Mi offende l'entusiasmo nazionale per un cane randagio salvato dalle macerie, quando due giorni prima tutti volevano sterminarli in Sicilia. Mi offendono le tette delle inviate che stanno troppo su, davanti alle case che vanno troppo giù. Mi offendono gli ingegnieri che dicono che le case che son crollate erano in regola, è il terremoto che non è a norma. E' dalla preistoria che arriva quando cazzo gli pare e non avverte mai!
Mi offendono i gadgets dei quotidiani, la social card, i bambini che urlano a ristorante, ma soprattutto mi offende l'impossibilità di non poter picchiare i genitori di questi bambini. Mi offendono quelli che dicono che l'aids si combatte solo con la castità. Sarebbe come dire che la miopia si sconfigge al buio chiudendo gli occhi. Mi offendono i farmacisti che quando gli chiedi la pillola del giorno dopo, ti rispondono: "E passi domani". Mi offende il silenzio che ci sarà sugli appalti per la ricostruzione. Mi offende il fatto che si accusi Roberto Saviano per aver detto che ci sarà il silenzio sugli appalti per la ricostruzione. Mi offende che chi invoca silenzio è quello che parla di più. Mi offende e mi danna stare qui a parlare ancora della satira.
Qualcuno ha detto che la vera libertà di espressione è dire quello che la gente non vorrebbe sentirsi dire. Orwell l'ha detto".

Grazie Paolo.

Cirillo
postato da cirillo alle 09:47 | link | commenti (1)
lunedì, maggio 11, 2009

Ringrazio quanti ieri sera hanno ascoltato il rumore dei piedi su un palco, il suono delle mani per aria, le parole lanciate giù dalla finestra, alla presentazione del libro "Dottor Clown" a Santa Giustina.

Quelli sopra, quelli sotto.

Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 16:55 | link | commenti
venerdì, maggio 08, 2009

Ho una notte in tasca, anche se certe stelle rischiano di bucarmela.
Confido in questa tasca, in cui ci infilo un po' di tutto.
Tasca piena, gambe in corsa.
Io mica ce l'ho una canzone in cui mi ci hanno messo dentro.
A volte mi ci metto dentro io, questo è vero.
Da qualche giorno racconto a pizzichi la Palestina.
e' un raccontare appassionato, mi han detto.
Sarà che di questa terra mi sono innamorato.
Che di solito gli amori li racconto così.
Con le mani che vanno per conto loro, con un ritmo ben piantato in testa, con le frasi che scapitano, che non riescono a stare una dietro all'altra, e allora si accavallano, come una corsa di un palio.
Io mica ce l'ho il modo di far piovere, in certi giorni.
Stanotte ho cambiato le lenzuola col gatto che chiedeva di me.
Mi andrebbe in questo momento di uscire, andarmene in libreria, scegliere il solito libro, e poi infilarmi in un baretto, sotto i portici, a bersi un birrino, non so.
Stamattina ho comprato l'ultimo di Ascanio Celestini.
E ieri Amos Oz, "La vita fa rima con la morte", soltanto perché in biblioteca a Limana, una mezz'ora prima, ero rimasto incantato dalla prima pagina.
Funziona così, in questi giorni.
Racconto con passione, ma vivo con passione.
Come se io stesso facessi parte di un racconto.
Io mica ce l'ho una storia che mi racconti.
Eppure dentro ci starei bene.
Come una notte in una tasca, con le stelle che pungolano, e la luna che si stropiccia come un fazzoletto usato.
E uno scontrino di qualche giorno prima che mi dice che certe cose le compri, ma in tasca non ci staranno mai, e ti devi accontentare di portarne in giro il valore.

Cirillo
postato da cirillo alle 17:58 | link | commenti
mercoledì, maggio 06, 2009

Situazione Abruzzo.
Siccome che a me i collage mi han sempre affascinato.
E siccome che ho trovato qualche giorno fa una bella testimonianza della dottoressa Graffetta che mentre il sottoscritto se ne stava in Palestina, se n'è andata in terra abruzzese.
E siccome che c'ho la vinavil ha portata di mano, o forse dovevo dire colla vinilica, non so.
...attacco qua sotto un po' di pezzi di clown in Abruzzo.

"Alla fine siamo partiti, in 3 prodi, su questa Ambulaclown che fa ridere al solo passaggio. Quanto conta il mezzo con cui si parte! Un'ambulanza tutta colorata semina sorrisi ovunque vada, soprattutto in una terra in cui si vedono solo mezzi di soccorso o dell'esercito".

"Paesini fantasma, regno ormai solo di qualche cane abbandonato lassù. Abbiamo attraversato Fossa con la macchina della Forestale, l'unica che ha il permesso di entrare in questo paesino arroccato sulla montagna. Qui al terremoto e ai suoi danni si è aggiunta una frana, con massi enormi che continuano a cadere, come un'infinita sparatoria. Ti si chiude lo stomaco a passarci. E quasi vorresti coprire gli occhi, quando passi davanti a case sventrate, dove puoi scorgere resti di una vita domestica ormai perduta. Ti sembra quasi di violare qualcosa di sacro, o di violare la privacy di chissà chi, la cui esistenza è come in vetrina, tra le macerie. Cosa può fare un naso rosso in tutto questo? Può fare davvero tantissimo. Con qualcuno ho parlato di "miracolo" del naso rosso, ed è vero. Un naso rosso porta a sorridere qualsiasi bimbo. Un naso rosso invita alla confidenza gli adulti. Un naso rosso trasforma una fila di terremotati in un gruppo in cui si ride, si chiacchiera, ci si prende in giro. Tutta la mattina di domenica alla fila per i viveri e il vestiario al Campo Base CRI (ah, la Croce Rossa ha tutta, e anche di più, la mia ammirazione!), anche noi in fila, anche noi a lamentarci bonariamente per i tempi lunghi, noi a scompigliare le carte, noi a fare confusione, a regalare palloncini e creare artistiche composizioni, a distribuire caramelle, ad ascoltare... Questo e molto altro... E si sono create amicizie, è nata la fiducia, sono sfociati i racconti...".

Dottoressa Graffetta
postato da cirillo alle 17:17 | link | commenti
domenica, maggio 03, 2009

Per chi desiderasse vedere alcuni nostri incontri alla Saint Vincent in Kerem, visiti il link http://stvincenteinkerem.blogspot.com/

Dottor Cirillo
postato da cirillo alle 18:22 | link | commenti